Su internet questo disco ha già molte recensioni. Quasi tutte durano più dell'ascolto. Nulla contro la blogosfera, ma si rivela funzionale al grande tritacarne dell'hype, che trangugia e divora giovani band in modo sempre più rapido e convulso: è buffo, ma alla fine le major un pregio ce l'hanno, quello di tentare – per interesse – di preservare i loro investimenti dalla Grande Entropia Musicale. Mentre quando leggerete queste righe i No Age, duo di Los Angeles attivo dal 2005, saranno già consumati, passé: il tempo (facciamo un mese) li avrà rubricati ad altro gruppuscolo da citare agli amici per mostrarsi avanti. Eppure ci sono idee, in questo disco. Dietro la vocalità incertissima e l'atmosfera incasinata da grosso ampli in piccola cantina ci sono spunti, c'è qualcuno che pensa e si concede un po' di ispirazione. Ma poi arrivano le definizioni: la più acrobatica è shoegaze-punk-noise (ma troverete anche avant-punk, post-skate, medium-fi). E quel piacere che si prova ascoltandoli svanisce come lacrime nella pioggia.