Giancarlo Giannini doppia ‘Call of Duty’
L'attore darà la sua voce al cattivo Raul Menendez
Un’immagine da Call of Duty: Black Ops II (photo courtesy ufficio stampa Activision)
di Ilaria Ravarino
«È che sono perito elettronico». Risponde così, Giancarlo Giannini, a chi gli chiede cosa c’entri lui con i videogiochi. «Mi interessano – dice candido – Sarà che io con la tecnologia ho sempre avuto un buon rapporto». Talmente buono che a partire dal 13 novembre, data di lancio del nono capitolo della saga sparatutto di Call of Duty, Black Ops II, sarà sua la voce italiana di Raul Menendez, personaggio chiave e “cattivo” del franchise videoludico. «Ho sempre voluto fare il cattivo, è il desiderio nascosto in ogni bambino», sospira Giannini alla conferenza romana del videogioco. A settant’anni compiuti l’attore rivendica il diritto di togliersi lo sfizio, sia pure davanti a un pc.
L’entusiasmo, da parte degli sviluppatori dell’Activision, è palpabile. Fin dal primo capitolo della saga il cinema è stato il riferimento dichiarato dei creativi di Santa Monica, che hanno arricchito l’epopea di Call of Duty – quattro capitoli ambientati nella Seconda Guerra Mondiale, altri nella guerra fredda, il nuovo a cavallo tra gli anni ’80 e il prossimo futuro – di citazioni cinematografiche, da Il nemico alle porte a Black Hawk Down fino ad Apocalypse Now. E se lo scorso episodio aveva già catturato le voci eccellenti di Gary Oldman, Sam Worthington ed Ed Harris, Black Ops II mette a segno almeno tre furti cinematografici di tutto rispetto: la sceneggiatura di David Goyer, fresco del Batman di Christopher Nolan, le musiche del premio Oscar Trent Reznor e il doppiaggio di Giannini per la versione italiana. Correre contro il cinema, ovviamente, costa: «Il nostro budget è come quello di un blockbuster hollywoodiano», dice il senior manager di Activision Carlo Baroni. Che rivendica, con giustificato orgoglio, un primato: «Con Black Ops abbiamo battuto Avatar negli incassi. Loro ci hanno messo 17 giorni a raggiungere il miliardo di dollari. Noi uno in meno».
Perfettamente a suo agio in sala di doppiaggio, dove ha registrato la voce di Menendez «intuitivamente, basandomi solo sulla curva di un diagramma sonoro», Giannini gestisce con disinvoltura il suo ingresso nel mondo dei pixel. «Non è che ci sia poi tutta questa differenza con i film – dice – in fondo anche il cinema è nato da una macchina, anche il cinema è un dispositivo per truccare la realtà. Ed è destinato a mutare: un giorno, come diceva Fellini, entreremo nelle sale cinematografiche come in un museo». Il suo primo approccio con il joystick risale alla fine degli anni ’80, quando la sua carriera lo portò a lavorare in America: «Compravo i videogiochi ai miei figli e poi passavo le ore in aereo cercando di farli funzionare. Ma non c’era verso: i bambini erano sempre più bravi di me. La tecnologia funziona così, le nuove generazioni sono le più allenate. Lo accetto. Non sono uno che si mette a fare l’elogio del vinile contro il cd: credo nell’uomo e nel suo futuro».
A preoccuparlo, semmai, è il futuro del cinema. «L’unica controindicazione del vivere in un mondo in cui le immagini sono così pervasive, su ogni schermo, è il rischio di venirne soffocati. Il cinema sta perdendo la voglia di creare immagini nuove. I produttori hanno poco interesse a rischiare. Gli sceneggiatori hanno smesso di scrivere. Io, nel mio piccolo, sto provando a cambiare le cose». Da attore («In un videogioco ci reciterei, mi piacerebbe, sarebbe pura recitazione del corpo») ma anche con un film da regista, Ti ho cercata in tutti i necrologi, «pronto per il 2013» e con una trama che potrebbe girare benissimo anche su pc: «Il film nasce da una storia che mi hanno raccontato quarant’anni fa, su certe persone che si divertono a fare safari umani in Africa, gente che mette in palio un milione di dollari per sparare a un uomo. Poi, se la preda sopravvive, i soldi se li tiene lei».
Quanto alla possibilità di ripetere l’esperienza, in un futuro (e non ancora confermato) Black Ops III, Giannini non mette le mani avanti. «Finché mi diverto – dice – faccio di tutto. E il mio segreto per divertirmi è lo stesso di Marlon Brando. Anzi, confesso che me l’ha insegnato lui: mai, per nessun motivo al mondo, leggere il copione di quello che stai per fare».
Qui sotto il video del backstage con Giancarlo Giannini.
