Autori sul lettino/ John Brandon
Non potevo pensare di scrivere un intero romanzo su un adolescente che compie buone azioni...
John Brandon, Foto Stampa
Di Franco Capacchione
La Florida dei centri commerciali, di nuclei abitativi (chiamarli città è troppo) con quello strano potere di attrarre vite non perfettamente risolte. Nessun paesaggio di spiagge, piuttosto una natura non addomesticata, senza luce. Niente di particolarmente diverso da una qualsiasi realtà provinciale a più o meno qualsiasi latitudine. John Brandon, l’autore di Dark Florida, edito da Giano, racconta una strana terra abbandonata, che non corrisponde ai cliché che ci portiamo dietro quando pensiamo, da qua, alla Florida. Protagonista è Toby, quattordici anni: vive con uno zio facendogli quasi da padre, a scuola vivacchia, classico nerd poco comunicativo, isolato per scelta, senza affinità con i suoi coetanei. Ma con un’allure da piccola teppa che attira l’attenzione di Shelby, sua compagna di classe arrivata in città con sorella e padre. E poi c’è il professor Hibma che aveva grandi ambizioni e non le ha realizzate. C’è un rapimento di mezzo e ci sono sogni e sensibilità tipiche dell’adolescenza. Viene in mente Il corpo, il racconto di Stephen King da cui fu tratto il magnifico film Stand By me. Dark Florida è un gran libro per scrittura, costruzione, dialoghi. Inevitabile mettere John sul lettino…
La cover di Dark Florida, Foto Stampa
L’idea per il libro è nata da un personaggio, da un fatto, da un gesto?
“Qualche anno fa ho scritto una storia su un ragazzo ingegnoso che usava i suoi talenti per aiutare le persone, per fare del bene. Mi piaceva molto quel personaggio, ma non potevo pensare di scrivere un intero romanzo su un adolescente che compie buone azioni. Allora ho cominciato a immaginare un giovane con un talento nell’essere cattivo ben superiore alla sua età, un personaggio che non si accontentava di essere un delinquente qualsiasi, un vandalo comune. Toby è nato così, una sorta di prodigio del male. E la sua precoce cattiveria porta a altrettanto precoci rimorsi e inquietudini. L’idea per Dark Florida è nata in questo modo”.
Hai avuto una musica che ha accompagnato la lavorazione?
“Quando scrivo, ascolto ogni tipo di musica, ma solo strumentale. Non mi piace, mentre sto cercando le parole giuste e l’esatta costruzione della frase, avere altre parole nelle mie orecchie. Dunque, ascolto jazz e ritmi hip-hop. Non posso mettere techno perché è troppo veloce, mentre un bel beat hip-hop lento mi ipnotizza e mi permette di calarmi nel mondo del romanzo che sto scrivendo”.
Una città che ti ispira una storia? E quale?
“L’area nella quale è ambientato il romanzo è un posto interessante perché è piazzata in mezzo a centri turistici. Citrus County (dov’è ambientato Dark Florida, N.d.R.) fa parte della Gulf Coast (un’area geografica dell’America del Nord nella quale sono compresi gli Stati che si affacciano sul Golfo del Messico, N.d.R.) ma non ha spiagge. Dunque non ci sono resort o condomini di lusso. E non può essere definita una periferia perché non c’è una città vicino. Non è una zona agricola. E non ha niente di pittoresco o attività industriali. Citrus County è a metà strada tra la mia città e quella dove andavo al college. Quando frequentavo l’università, ci passavo due volte la settimana. E mi sono sempre chiesto che cosa faceva la gente che viveva lì, dove lavoravano e come trascorrevano il loro tempo libero. Dieci anni dopo ho deciso di usare proprio Citrus County come ambientazione per il romanzo. Preferisco raccontare posti che non capisco fino in fondo piuttosto che descrivere luoghi che conosco bene”.
Dove scrivi?
“Mi sposto frequentemente, non ho una postazione fissa. Ora ho un bambino piccolo, dunque scrivere a casa può essere una vera e propria sfida. Lavoro ovunque posso: in un bar, in una biblioteca o in una stanza d’albergo. Mi porto sempre dietro i tappi per le orecchie”.
Hai un oggetto feticcio?
“Ho un mucchio di cartoline appese al muro davanti alla mia scrivania. Ma, come ti ho detto, raramente scrivo a casa. Non credo mi abbiano mai ispirato, mi sono troppo abituato a loro. Se lo avessero fatto le avrei dovute cambiare ogni due settimane. Diciamo che ormai funzionano come una semplice decorazione”.
Libro della vita?
“In realtà dipende dai giorni. Oggi ti dico The SharpShooter Blues di Lewis Nordan. Credo abbia i più bei dialoghi mai scritti in un romanzo statunitense”.
Video musicale preferito?
“MTV negli Stati Uniti non trasmette praticamente più video, oggi si dedica soprattutto ai reality, tipo Jersey Shore. Hanno mandato i ragazzi anche a girare a Firenze, ma forse lo sai già. A ripensare all’epoca d’oro dei video, mi viene in mente una qualsiasi cosa girata dai Red Hot Chili Peppers. E mi ricordo quel video di Björk sistemata su un lungo camion che gira per la città. Anche i Nine Inch Nails avevano video interessanti”.
Film preferito?
“Mi piacciono tutti i film. Mi diverto a guardare quelli brutti quasi quanto quelli belli. Penso che se dovessi sceglierne uno sarebbe Fargo o Lo squalo.
Personaggio storico che vorresti conoscere?
“Direi, Modigliani”.
Canzone preferita in questo periodo?
“Ho ascoltato molto Walk in the Park dei Beach House…
Momento della giornata che preferisci?
“Il mattino presto. È l’unico momento della giornata in cui mi sento riposato. Mi alzo prima di tutti. C’è una calma assoluta. Mi godo quella pausa e insieme non vedo l’ora che si svegli il mio ragazzino per far partire il caos quotidiano”.
