Boris Becker: una vita al massimo
RS incontra a Montecarlo l'ex asso del tennis ora mito del poker... Perché la fortuna ci vede benissimo
Boris Becker durante una partita, Foto Stampa
Di Fabio Schiavo
Sfatiamo un mito. Boris Becker non è antipatico. Anzi, tutt’altro. E sorpresa! gli piace il rock, “quello degli anni Settanta, Led Zeppelin, Who e i primi Rolling Stones”, ma anche l’hard&heavy;, “quello degli “Scorpions e dei Mötley Crüe”. E ha orecchi pure per Paolo Conte, Alice e Lucio Battisti, “un grande poeta e un musicista eccezionale”. Non disdegna l’hip-hop: “quello degli inizi, come Grand Master Flash, Dj Tex e Africa Bambaataa. Poi c’è il mio preferito 2Pac”. In più, è un fan di Rolling Stone: “L’edizione americana”, precisa. “Quella italiana l’ho solo sfogliata, ma non conoscendo bene la vostra lingua non posso dire di più”. Tutto depone a nostro favore. E quindi…
Per incontrarlo siamo andati a Montecarlo, dove si svolgeva il PokerStars and Monte-Carlo® Casino European Poker Tour Grand Final, tappa conclusiva dell’European Poker Tour di PokerStars. Lui non è solo un giocatore di poker, ma anche una delle “facce” del torneo. Potrebbe essere altrimenti? Boris Bum Bum, soprannominato così per la devastante potenza del suo servizio, è, infatti, il testimonial perfetto (lo è stato, tra l’altro, anche per una nota marca d’auto tedesca e per una pubblicità televisiva che invitava all’uso dei preservativi): attira giocatori in cerca di sfide e voglia di provare il brivido: almeno una volta, con due carte in mano, ci si può scontrare ad armi pari, con un grande.
Spiega: “Poker e tennis hanno molto in comune: in entrambi devi ‘leggere’ il tuo avversario, senza mai mostrare quello che vuoi fare. Il primo set, o la prima mano, non conta. Quelli che seguono sono veramente importanti. È tutta una questione di strategia, di sangue freddo e di grande pazienza”.
Una passione, quella per il poker, iniziata quando era ancora il Mozart del tennis capace di vincere, a 17 anni, il torneo di Wimbledon.
“Ho cominciato a giocare tra un match e l’altro. Mi aiutava a trovare la concentrazione. Adesso gioco per allenarmi a raggiungere grandi risultati sia nei tornei ‘reali’ sia in quelli ‘virtuali’”. Cioè il poker on line. Il tutto detto con molta nonchalance e un grande sorriso. La sua filosofia? “La vita come una sfida continua. Dove ci misura, ogni giorno con e contro se stessi”.
A scuola gli piaceva la matematica, “materia che mi è servita nel tennis quando ho iniziato a essere un professionista. La usavo per analizzare rapidamente le percentuali di possibilità di successo o meno di un tiro e per ‘vedere’ gli angoli migliori dove inviare la pallina. Magari tutto ciò non ti garantiva la sicurezza della vittoria, ma aumentava le tue possibilità”.
Questo non vuol dire che lui sia uno che gioca solo per il risultato positivo.
“Il bello non sta nel vincere, ma nella soddisfazione del giocare, mettendoci il massimo dell’impegno. La competizione, per me, a ogni livello, è più importante del risultato”, garantisce. E al Il Giocatore di Dostoevskij, “con il classico giocatore del 1800 che si distrugge di gioco”, preferisce The Big Empty, di Norman Mailer, “un saggio che analizza più elementi, più divertente”.
A lui piace vivere intensamente. Che poi è quello che ha sempre fatto da quando ha iniziato, da ragazzino, a buttare palline al di là della rete e che continua a fare ora, a 45 anni.
“Ho la fortuna di poter fare ciò che mi piace ogni giorno senza essere legato a una scrivania e a un orario. E se guardo indietro, posso dire di essere completamente soddisfatto”. A differenza di altri, “che a un certo punto, è come se andassero in pensione, si fermano e muoiono lentamente dentro. Io non ci riesco, sono troppo innamorato della vita. Ci vuole tanto amore per viverla. Non voglio assolutamente ritirarmi dalla vita. E troppo bello starci dentro…”.
In questa visione non poteva mancare il capitolo auto.
“Mi piacciono le macchine veloci. Guidarle è mettersi alla prova. Cercare di dominare il mezzo è una grande esperienza. E poi (ridacchia, N.d.R.) c’è sempre la giusta dose di rischio; quando vai forte diventi, ancora una volta, un giocatore e ti trovi a calcolare le varie dosi di rischio che comprendono la possibilità di essere preso dalla polizia o essere individuato dall’autovelox”.
Quattro volte padre e sposato dal 2009 con Sharley Kerssenberg, una sua ex fiamma, è un classico genitore attento a non invadere la privacy dei suoi ragazzi.
“Sono orgoglioso dei miei figli. E anche adesso che sono grandi mi piace seguire quello che fanno e i successi che ottengono negli studi e nella vita. Senza intromettermi, però. Dò consigli, solo se me li chiedono”.
