Crime Scene, tutti i colori del noir/13 Scozia sanguinante

Violento, irriverente, estremo, uno scrittore da non mancare. Ecco chi è Stuart MacBride

14 settembre 2012

Di Massimo Rota

Nel 2010 il Sunday Times ha iniziato un’accesa polemica contro Stuart MacBride perché il suo Sawbones era finito per errore in un catalogo per bambini. Il romanzo, violentissimo, è inedito da noi ed è incentrato su un serial-killer che se ne va in giro in Usa a rapire ragazze e fa un passo falso quando preleva la figlia di un gangster di New York.
Il banale sbaglio di un compilatore un po’ distratto è stata l’occasione che alcuni giornali attendevano da tempo per denunciare che MacBride si crogiola “nel sesso, nella violenza, nelle imprecazioni” (in Sawbones c’è chi ha contato 89 fuck e derivati). Infilato per comodità nel Tartan noir, al fianco dei vari Ian Rankin, Christopher Brookmyre, Allan Guthrie, Lin Anderson, Denis Mina, in realtà MacBride se ne distacca per ferocia, umorismo e scelta degli argomenti più scomodi (la presenza di pedofili in molti suoi romanzi ne è sicura testimonianza).
Da noi Newton Compton ha pubblicato Il collezionista di bambini (Premio Barry come miglior romanzo d’esordio, in originale più sobriamente intitolato Cold Granite), Il cacciatore di ossa, Il collezionista di occhi, La porta dell’inferno, La casa delle anime morte, Sangue nero, La stanza delle torture. Tutti questi romanzi fanno parte della serie dedicata al sergente (ora ispettore) Logan McRae. Un tipo tranquillo che vive con la fidanzata-poliziotta Jackie e lavora in una grigia e piovosa Aberdeen dove abbondano maniaci, serial-killer e delinquenti di ogni genere.
Gran parte della narrazione si svolge fra la centrale della Grampian Police, l’obitorio (le autopsie abbondano), le notti trascorse in strada a caccia di colpevoli o prove, i luoghi dei delitti, il pub dove discutere i casi. Circondato da un coro di colleghi irresistibile, con la cinica ispettrice Steel e il pachidermico e irascibile Insch su tutti, McRae attraversa un universo sanguinante, dove perversioni, sadismo e follia omicida sono la norma. Eppure ne riemerge pulito, magari un po’ impressionato, ma subito pronto a ripartire. E dire che gliene capitano davvero di tutti i colori: dal pazzo che cava gli occhi agli immigrati al piromane che inchioda le porte delle case che brucia. Di solito i poliziotti lavorano su parecchi casi, perciò nello stesso romanzo (ad esempio La porta dell’inferno) devono scovare uno stupratore, trovare un bambino che ha accoltellato un vecchio e dare un volto al killer di un pornoattore. Il tutto non perdendo mai di vista un umorismo che alleggerisce la grevità, l’angoscia dei temi trattati. Ecco come Logan e la Steel iniziano ad occuparsi del pornoattore:
“È stato trovato ieri notte davanti al pronto soccorso, è morto dissanguato. Nessun testimone. Ed è successo qualcosa di orribile al suo fondoschiena“.
“Ah sì?” disse l’ispettrice sollevando un sopracciglio. “Orribile in senso medico o della serie passavo l’aspirapolvere nudo e sono caduto sulla statua della Regina Vittoria?”.
In originale si può apprezzare (ma non comprendere, a meno che non conosciate lo slang scozzese) il grande lavoro sul linguaggio. A questo proposito mi è capitato di leggere recensioni di giornali americani che avvertivano i lettori che teoricamente i romanzi sono scritti in inglese ma in realtà “utilizzano una lingua a noi completamente estranea”. Comunque per chi voglia affrontare i libri in lingua ci sono ottimi siti che aiutano a tradurre in inglese lo scozzese.

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