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Election 2012/ Quant’è importante la convention!

Signori, si parte! Inizia la grande, eroica cavalcata che si chiuderà il 6 novembre con l'elezione del nuovo presidente americano. Noi di RS siamo già in sella...

6 ottobre 2012


La sfida si fa sempre più vicina…

Di Martino Mazzonis

Repubblicani
- Repubblicani, si parte: occhio ad Isaac!
- Tampa, quanti dissensi nel GOP!
- Tiriamo le somme su Tampa
- Clint Eastwood, il repubblicano
- Contro Obama arriva anche… Chuck Norris!
- La prima gaffe di Mitt Romney…
- Combattete contro Romeny…
- Bush e Romeny? Due gocce d’acqua!
- Repubblicani: evvai con gli scivoloni…

Democratici
- È la volta dei democratici!
- Lo storico discorso di Bill Clinton…
- Convention democratica, l’importanza dei latinos.
- Uno sceriffo chiamato Elisabeth Warren!
- Dave Grohl suona per Obama…
- Il discorso di Obama.
- Obama al David Letterman Show
- Jay Z e Beyoncè fan di Obama
- Madonna su Obama…
- Il testa a testa fra i vice…
- Iay Z per Obama…
- Secondo faccia a faccia, vince Obama!
- Bruce dalla parte di Obama…
- In gioco anche i referendum…
- Anche Bloomberg voterà Obama…
- Vittoria anche sui referendum
- Barack Obama continua a essere il Presidente degli Stati Uniti…

Una volta ogni quattro anni, a fine estate, le telecamere di tutto il mondo si spostano in qualche città più o meno nota degli Stati Uniti per raccontare lo spettacolo politico delle convention dei partiti, il momento in cui i candidati accettano la nomination. Quest’anno i luoghi prescelti sono Tampa, in Florida, per i repubblicani e Charlotte, North Carolina, per i democratici. Ma cosa sono le convention? L’ennesimo rituale grandioso e kitsch all’americana affogato in un mare di palloncini rossi e blu? Quasi.
Sono il momento in cui si lancia l’ultima fase della campagna per le presidenziali. I discorsi dei candidati e quelli di alcune figure chiave servono a far capire di cosa si parlerà nei prossimi mesi e a testare il messaggio della campagna. E poi sono un momento per i militanti che possono scambiarsi idee e votare il programma del partito. Gozzovigliare, bere e partecipare a feste sponsorizzate da qualche gruppo industriale – che non fa mai niente per niente. Di party ce ne sono decine: tra i delegati dello Stato, esclusive o accessibili. Appuntamenti dove fare lobby, conoscere gente, distribuire più biglietti da visita possibile. O, più semplicemente, abbuffarsi a qualche enorme e ipercalorico buffet. Ma in passato le cose erano diverse.

Le prime convention
Ai tempi d’oro, alle convention si litigava e contrattava in stanze piene di fumo. Fino agli anni ’20 dell’800 erano le assemblee degli eletti al Congresso che nominavano il candidato. Poi la base cominciò a chiedere di essere ascoltata. Il primo partito che optò per la convention fu l’Anti Masonic Party. All’epoca i delegati potevano decidere di votare chi volevano. E quindi si provava a convincerli o a comprarne il voto. La forza dei capi del partito restava intatta anche con il nuovo sistema. La differenza erano le trattative: in diversi casi il candidato entrato con più delegati non riusciva a convincere i due terzi necessari a farsi nominare e perdeva a scapito di una figura minore, lo sconosciuto che metteva d’accordo i potenti del partito mentre i candidati forti si scannavano tra loro.

La voce dai tombini
Un episodio in cui fu il pezzo grosso a vincere con uno stratagemma è la convention democratica del ’40 a Chicago. Roosevelt sarebbe stato al terzo mandato e non c’era un candidato alternativo che unisse. A risolvere la situazione ci pensò la “Chicago political machine”, l’organizzazione, non esattamente trasparente e pulita del partito di Chicago. Quando il presidente del New Deal mandò un messaggio annunciando di non volersi ricandidare, un dirigente locale spedito dal sindaco nei sotterranei cominciò a scandire in un microfono collegato agli altoparlanti “We want Roosevelt”, Vogliamo Roosevelt. A questa voce misteriosa si unirono le truppe spedite allo stadio dalla “macchina di Chicago”. Grazie a quella che passò alla storia come “la voce dai tombini”, FDR venne nominato a furor di popolo e rieletto.

Il Vietnam, Nixon e l’inizio dell’era moderna
Con gli anni il potere dei pezzi grossi del partito diminuisce progressivamente. Una prima vittoria della base fu quella di Kennedy, disprezzato dai capi del partito perché JFK da senatore spesso non si presentava in aula nemmeno per votare. Ma era popolare tra la gente e vinse le primarie del 1960. Anche grazie al potere di famiglia, come ha raccontato bene una serie Tv del 2011 che negli Usa non hanno mandato in onda perché troppo cattiva con il mito. Un altro momento decisivo è il Vietnam. Era il ‘68, l’America ribolliva e i democratici si scannavano tra pacifisti e interventisti alla convention di Chicago mentre fuori la polizia bastonava i primi in diretta Tv. Gli americani sceglieranno la campagna “legge, ordine e tagliatevi i capelli” di Richard Nixon. Quella del ’68 fu l’ultima convention in cui successe qualcosa dentro. Dopo di allora questi appuntamenti diventano una macchina mediatica studiata nei particolari.

La notte di Obama
Così saranno certamente quelle di quest’anno. Gli speaker più efficaci vengono piazzati nelle ore di prime-time televisivo. Ci sono i rappresentanti delle minoranze, le donne, dei brevi film che ripercorrono la storia dei candidati. Le famiglie salutano dal palco. Quattro anni fa Obama comparse a inizio convention per un saluto. Poi parlò davanti a 70mila persone nello stadio di Denver. Un modo per dire “partecipate tutti”, populista ma efficace. Fu un grande comizio, cantarono John Legend, Will I Am e sua eminenza Stevie Wonder. A Minneapolis i repubblicani provavano a rispondere con i fuochi d’artificio di Sarah Palin. La figlia incinta nonostante non fosse sposata – per un repubblicano proprio non va bene – un bambino con la sindrome di down appena nato sul palco e lo slogan con doppio senso “trivella, baby, trivella”, riferito al petrolio. E poi un film epico su McCain eroe di guerra. Non funzionò granché. Anche quest’anno Obama parlerà allo stadio a Charlotte, ma non sappiamo ancora chi canterà.

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