Now On Air:

I Subsonica contro Grillo: ‘Sull’anti-movida sei superficiale’

Max Casacci ribatte punto per punto all'ex comico genovese dopo la sua uscita sui locali notturni in Italia

2 agosto 2012

Max Casacci con i Subsonica, Foto EMI

La polemica è di quelle che in Italia è salita piano piano, non con un’unica fiammata come succede di solito. Però registriamo che c’è, e ve la raccontiamo. Una settimana fa il sindaco di Parma Federico Pizzarotti ha iniziato il suo mandato con un’ordinanza con la quale ha vietato la vendita e la somministrazione di alcoolici dalle 21 alle 7 del mattino di ogni giorno fino al 30 settembre. Niente di nuovo sotto il sole italico: Pizzarotti, che così si merita davvero l’appellativo di sceriffo, non è il primo primo cittadino che ha messo in piedi un provvedimento del genere (ricorderete l’analoga decisione di Gianni Alemanno a Roma, con risultati non proprio felici). Quello che in questo caso costituisce una novità sono stati i mugugni e le proteste nate anche in seno allo stesso Movimento 5 Stelle.

Forse per questo motivo Beppe Grillo in persona ha commentato sulla decisione: voleva richiamare all’ordine i suoi? Chi lo sa. Fatto sta che il suo commento sulla movida in Italia, cinque giorni fa (“è diventata un fenomeno delinquenziale”, ha scritto Grillo nel suo post) nella giornata di ieri ha invece stimolato a un commento qualcuno che la vita notturna in Italia la conosce bene, Max Casacci.

Il quale sul sito ufficiale dei Subsonica ha scritto in risposta all’ex comico genovese, smontando punto per punto il suo intervento, sottolineando che “credo che i ragazzi del tuo movimento per primi saranno in grado di indicarti le leggerezze contenute nella tua riflessione” e che la parola movida è “termine pruriginoso che da queste parti ha francamente fatto il suo tempo”. Una serie di riflessioni puntuali da parte di Max, che mette le mani avanti: è un papà “ex nottambulo”, come dice lui, e se qualcuno fa casino sotto la sua finestra “tiro giù uova, senza problemi. E ci sta, è nella natura delle cose”. E porta come esempi casi specifici di politiche sia buone sia cattive, in materia di vita notturna, a Torino, Milano, Bologna. Ecco qualche passaggio interessante della sua lunga lettera. Davvero da leggere con attenzione:

“Dovresti venire qui e imparare come è stato riqualificato San Salvario, un luogo (classico quartiere multi-etnico vicino alla stazione) che dieci anni fa, secondo TG e quotidiani nazionali, appariva un girone infernale di spaccio, delinquenza e degrado, in confronto al quale lo Zen di Palermo o le vele di Scampia parevano il Principato di Monaco. Ovviamente i giornalisti esageravano, ma gli abitanti del quartiere, alcuni dei quali ora protestano per il vociare dei ragazzi per strada, invocavano l’esercito. Le armi. Nella versione 2.0, le Ronde. In cambio sono stati proposte licenze per locali, luci accese nella notte, associazioni interculturali. E ha funzionato”.

“Ti potrei anche raccontare che i ragazzi di mezza Italia, quelli che una volta vedevano Bologna (e qui apro una parentesi che chiuderò proprio sulla necropoli Emilia), come città ideale qualità degli per studi, qualità e costo della vita, stimoli, relazioni, opportunità, oggi vengono a studiare e a vivere Torino. Anche perché nella città notturna ci si incontra, ci si sfoga, ci si diverte, e contrariamente a quanto afferma qualsiasi benpensante, si cresce”.

“Parliamo dell’Emilia? Ok parliamo di Bologna.
Noi a Torino, e quando dico noi, parlo di associazioni studentesche, di organizzazioni di locali, musicali, artistiche, di realtà giovanili antimafia, etc… abbiamo suggerito in modo piuttosto deciso al candidato sindaco di non intraprendere il percorso oscurantista dell’ex sindaco bolognese Cofferati. Quello che per intenderci, con una serie di ordinanze, ha distrutto il cuore pulsante della città. Una città nella quale di notte, anche in centro, oggi, non ci si muove sicuri. Perché i locali, pensaci bene, sono anche presidi naturali, di vita, di vigilanza attiva.
Bologna è la città nella quale gli ex frikkettoni anni’70, affascinati dal quartiere così vivo e radicalmente chick delle osterie di Via del Pratello dell’era Guccini, hanno comprato casa. E sono gli stessi che oggi telefonano le proprie lamentele direttamente in consiglio comunale, protestano per il volume della musica nei locali. Che suona ormai fragoroso come il livello della filodiffusione dal dentista.
Prima di esprimere le tue opinioni sulla qualità o sulla opportunità di una vita notturna nelle città, forse dovresti interpellare i ragazzi che in quelle città vivono”.

“Ovviamente, capirai come sulla frontiera movida sì movida no, il tuo intervento, da queste parti suoni come un pre-stampato, adatto per un proselitismo elettorale, presso le persone sbagliate. E rispetto ai tuoi presupposti, tutto questo appare davvero deludente.
Per quanto riguarda l’abuso del termine “mafia”. In Italia lo si utilizza spesso, in genere funziona anche per gettare discredito su questa o qyella categoria… purtroppo nessuno lo utilizza davvero mai tranne quando serve davvero a identificare il problema.
A tal proposito ti lascio il link per un video, ‘mafia spa’. È stato progettato e finanziato proprio da questo mondo notturno (movida?) torinese, per insegnare qualche cosa ai più giovani riguardo al legame tra mafia e consumo di cocaina.
Capisci perché tra la altre superficialità, non possiamo accettare la tua equazione locali notturni = mafia.
Per come conosco il mio mondo, credo che i ragazzi del tuo movimento per primi saranno in grado di indicarti le leggerezze contenute nella tua riflessione. Francamente speriamo di non dover annoverare i cinquestelle tra le schiere dei benpensanti, che ci rivorrebbero tutti a casa, dopo mezzanotte davanti a tv e social network.
Qui comunque la luce non ce la faremo spegnere da nessuno”.

Che dite, Beppe Grillo recepirà?

Commenta la notizia

Abbonati a Rolling Stone