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Pussy Riot, giusta protesta… ma la musica…

Le avete mai ascoltate? Pessime! Però hanno centrato l'obiettivo in perfetto punk style: creare un movimento opposto e contrario. Allo zaretto incazzoso...

7 agosto 2012


Le Pussy Riot in tribunale, Foto Internet

Di Paolo Madeddu

Le Pussy Riot sono il gruppo del momento. Tutti ne parlano, tutti solidarizzano, da Pete Townshend ai Pet Shop Boys, dai Franz Ferdinand ai Pistulino Riot (gli Artisti Precedentemente Noti Come Elio & le Storie Tese). Ma qualcuno ha provato ad ascoltarle? Sono tremende. Se non l’avete fatto, sentite qui un paio di pezzi…

La tecnica è quella che possono sfoggiare degli undicenni al terzo giorno di pratica con lo strumento regalato dalla nonna, il canto è del tutto sgangherato. E dal punto di vista melodico, al confronto, Iggy Pop pare Chopin. Putin sta tentando di metterle in galera, ma Ciajkovskij e Mussorgskij avrebbero fatto la stessa cosa (…Stravinskij no, ma forse non solo per inclinazione musicale: per undici donne si sarebbe fatto arrestare lui). In effetti si sente, come racconta Sergej Chernov del St Petersburg Times in uno dei pochi articoli su di loro in cui si parla di musica, che sono insieme da meno di un anno, e che sono più preparate sulla teoria che sulla pratica: rimarcano le differenze tra loro e le Bikini Kill e anche gli stessi Sex Pistols: “Quando attaccarono la regina, lo fecero da una barca che si erano pagati. È un atto più vicino a una performance commerciale che a una protesta: noi non compriamo gli spazi per suonare, ce ne appropriamo”.

A questo punto, è utile porsi un interrogativo. Ovvero: se sono inascoltabili, è giusto parlarne come di una band, e non come di semplici attiviste che hanno scelto la musica? Meritano più di un articolo, di una segnalazione di cronaca? Magari al posto loro dovremmo mettere gente che non fa sensazione, ma perlomeno ha imparato tre accordi? Ha un senso considerarle dal punto di vista critico?
La chiave è proprio la scelta della musica. Che non è casuale. Perché il miracolo del punk, a quasi 40 anni dai Sex Pistols (che erano venti volte più strutturati musicalmente delle devotchke russe) è che in nessun’altra forma d’arte un’incompetenza disarmante è a suo modo un valore prezioso. Perché, di norma, un’analfabeta non fa lo scrittore e chi non sa far stare in piedi una casa non fa l’architetto – ma nella musica rock, la tecnica di base non è strettamente necessaria: la capacità comunicativa ha un valore altrettanto pronunciato. La questione non esplode col punk – che Bob Dylan e Lou Reed cantassero (e cantino) in modo terribile è evidente, ma sull’altro piatto della bilancia sapevano cosa mettere.

Però il punk ha portato come suo fiore all’occhiello l’attacco a una presunta dittatura della tecnica, in nome della necessità di comunicare. E quindi, nulla di più coerente, come forma di comunicazione, per attaccare un presunto (ehm) dittatore come Putin. Quale altro genere musicale era possibile? L’hip-hop? Il metal? Difficile. Sono generi apparentemente immediati, ma in realtà molto rigorosi, persino più del pop: basta guardare le discussioni tra fan sulle basi usate o sugli assoli. Il punk ha di notevole che se fai schifo, non ti chiude le porte in faccia, e se la situazione lo richiede permette di agire subito, anche solo mettersi lì a scegliere il miglior campionamento o riff ti porta via tempo prezioso.

Certo, un altro modo di attirare l’attenzione del mondo sui problemi del proprio paese poteva essere quello di buttare fuori le tette come le cretine ucraine adorate dalla stampa italiana: 57 gallerie su Repubblica.it, 18 su Corriere.it (…strano che siano così poche, vero?). Che incidentalmente, in anni di proteste, non hanno mai rischiato veramente la galera. Invece, le fracassone russe stanno rischiando davvero. Però, a differenza delle deliranti starlette di Kiev, stanno inducendo altra gente a formare band per emularle. Il che va a dimostrare che il messaggio è stato ricevuto. Quindi, è stato trasmesso come doveva. Un punto per le Pussy Riot. Le recensioni, come la filosofia, si possono fare quando si ha la pancia piena.

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