Pussy Riot in sciopero della fame
Due ragazze della band rischiano fino a sette anni di carcere per "vilipendio". Partita una raccolta firme
Pussy Riot in una foto d’archivio – CC
Ve ne avevamo già parlato qui. Due componenti della punk band femminile Pussy Riot si trovano in prigione con l’accusa di vilipendio, in attesa di processo, per aver messo in scena una breve performance giudicata “blasfema” sull’altare della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. La band protestava per il sostegno della Chiesa ortodossa alla campagna elettorale di Vladimir Putin, e infatti le parole della canzone attaccavano esplicitamente Putin e la corruzione nella Chiesa. Un “reato d’opinione”, spiegano i loro difensori. Per il quale le due ragazze adesso rischiano quasi sette anni di carcere a testa. Le Pussy Riot che attendono il processo ritengono però il comportamento della corte russa illegale e hanno iniziato uno sciopero della fame. Fuori dal tribunale diversi attivisti in loro supporto si sono chiusi dentro piccole gabbie in segno di solidarietà. Anche Amnesty International sta facendo di tutto per impedire la loro condanna, così come molti intellettuali e cittadini comuni si sono schierati a loro sostegno, raccogliendo firme in loro sostegno. Tenete duro, ragazze!