Sfiorisce la primavera araba?
Un anno fa la speranza di cambiare. Invece, tutto sembra tornato come prima. Parola dei rapper arabi...
El Haqed, screenshot video
Di Fabio Schiavo
Arresti arbitrari, torture e incarcerazioni. In molti paesi arabi del bacino del Mediterraneo, dove l’anno scorso è scoppiato il movimento della Primavera che sembrava avesse portato a una grande trasformazione politica, certe abitudini non sono state abbandonate. Anzi proseguono… come prima. Versione araba della famosa frase Gattopardesca di Tancredi Falconeri sulla necessità di cambiamenti perché tutto rimanga come prima. Vittime, di questa repressione, sono, principalmente i giovani. Se poi anche tra questi ci sono cantanti, beh, il nervosismo dello stato aumenta in modo esponenziale al volume delle canzoni. E al contenuto dei testi.
Ne sa qualcosa Mouad Belghouat, meglio conosciuto come El Haked, o El Haqed, o anche 7a9ed traslitterazione in caratteri latini di quelli arabi, pluriarrestato a causa di canzoni come Kilaab Addawla (Cani dello stato) in cui parla del N.A.S. National Security Agency, o Baraka Men Skat (Non più in silenzio) dove recita: “ci hanno derubato delle nostre ricchezze lasciandoci solo le briciole/E intanto troppi combattenti della libertà continuano a morire”. Il 29 marzo scorso il rapper è stato prelevato da agenti delle forze di sicurezza e di lui, fino a oggi, non si sa più nulla. In suo favore si sono mossi media occidentali, il popolo di twitter (@freel7a9ed) e il social network Mamfakinch. Si dice che il musicista stia per iniziare uno sciopero della fame.
Ecco il rapper El Haqed
Non che da altre parti stiano andando più leggeri. Anzi. Ne sa qualcosa l’egiziano Rami Essam, arrestato e torturato. E Hamado Bin Omar, il tunisino El Gèneral che di incontri con la polizia ne ha avuti parecchi e continui. E sempre a causa dei testi che sono considerati “rivoluzionari” e “incendiari”. Per esempio, in Tounes bladna (La Tunisia è il nostro paese), dice: “La Tunisia è il nostro paese, con la politica o con il sangue, la Tunisia è il nostro paese, e i suoi uomini non si arrendono mai, la Tunisia è il nostro paese, mano nella mano, tutta la gente, la Tunisia è il nostro paese, oggi non abbiamo ancora trovato pace”. Insomma la verità sembra continuai a far paura….
Guardate Rami Essam…
…E qui El Gèneral…
In Libano, invece, c’è Zeid & the Wings, interessante esperimento di underground music che dà calci in bocca al potere con ironia e meno rabbia, mischando generi e ritmi diversi. Nel reggae, General Suleiman, ad esempio, satireggia un militare, politico corrotto e mazzettiere. Zeid Hadman, tra l’altro, nel 2011 venne in Italia (e a Milano girò un video) con il suo Beirut Attack Tour. Proprio in quei giorni, il governo Libanese cadde e lui si trovò a essere un esponente della dissidenza all’estero che cantava di rivolta e cambiamento. Very Strange e fortunato.
Ecco Zeid & the Wings…