Tre bombe che ci colpiscono tutti
Una strage preparata, con l'intenzione di creare terrore. Ma l'Italia sta reagendo. In queste ore raduni, sit in, cortei per ribadire la legalità
La scena dell’attentato, Foto Internet
Alle 7.50 di questa mattina l’Italia è ripiombata nella paura. Le bombe sono tornate. Le avevamo viste al cinema con Romanzo di una Strage di Marco Tullio Giordana, solo un mese fa, ricordando un capitolo duro della nostra storia italiana. Ma quelle vere, quelle che portano morte come l’hanno portata questa mattina a Brindisi, tutti speravano di non viverle più.
Davanti a una scuola, un istituto tecnico intitolato a Morvillo e Falcone, entrambi morti per bomba il 23 maggio del 1992, giusto vent’anni fa, è ritornato il terrore. E sono tornate, inevitabili, in mente le altre stragi, quella di Brescia, il 28 maggio 1974 (8 morti), quella di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti), quella nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993 in via dei Georgofili a Firenze, dove persero la vita cinque persone e, due mesi dopo, l’altra di via Palestro a Milano, altre cinque vittime e, quella stessa notte a Roma alle chiese del Laterano e del Velabro…
Al di là della cronaca, della morte di una ragazza di 16 anni, Melissa Bassi (RS tutto sta vivendo tutto il dolore e lo stupore di una giovane vita stroncata), del grave ferimento di Veronica Capodieci che sta lottando per la vita, degli altri ragazzi coinvolti, stiamo assistendo a un fatto nuovo, proprompente: spontaneamente in tutta la Penisola si stanno organizzando fiaccolate, manifestazioni, raduni sit in. Sui social non si parla d’altro. Di riunirsi, di non cedere alla violenza, di combatterla con atti di pace e di fermezza (a Brindisi, a Milano ne sono previsti addirittura tre, ma anche a Torino a Belluno a Roma, a Palermo, a Verona, a Firenze, Catania, Genova, Brescia…). Mario Monti, dagli States ha telefonato a Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, per incitare a restare insieme, a non avere reazioni scomposte davanti a questo orrore. La barra dritta, insomma, quella che stanno prediando tutti i politici e gli uomini di governo. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ribadito “l’appello alla vigilanza e al fermo e concorde contrasto nei confronti di ogni focolaio di violenza eversiva”.
Intanto, in rete sta circolando un appello lanciato dagli studenti brindisini e rilanciato da numerose associazioni. E, già da un paio d’ore, in tutto il Paese, si stanno svolgendo mobilitazioni “contro la violenza cieca e criminale del terrorismo”.
Contro la violenza e il terrorismo gli studenti invitano a reagire.
La violenza cieca e criminale del terrorismo ha colpito ancora. Colpisce vittime innocenti, ragazzi, studenti nella loro scuola, presidio di legalità e spazio di giustizie e libertà, luogo in cui dovrebbe nascere la speranza di un futuro migliore, e che invece oggi è stato teatro di una orribile tragedia.
Il fatto che si possa morire a scuola è per noi inconcepibile da sempre, ma il fatto che questo accada in una dinamica folle ed omicida è un dato preoccupante che non può lasciarci in silenzio. Proprio in una scuola, che ha il nome della moglie del Giudice Falcone, vittima di una violenza mafiosa, proprio in contemporanea al passaggio in città della carovana antimafia. Poco importa quale sia la pista, certo è che la violenza in questi territori, nel Sud Italia, è figlia di una cultura che deve essere distrutta e cancellata.
Indipendentemente dall’esito delle prime indagini, quello che oggi è successo è un atto gravissimo, senza precedenti. La risposta delle studentesse e degli studenti deve essere immediata, come quella di tutta la cittadinanza italiana, colpita ancora una volta al cuore, aggredendo al futuro del Paese, agli studenti. Per chi oggi è morto, per chi è ferito, senza motivo, solo perchè era uno studente con dei sogni, con delle passioni, con dei desideri, con un futuro di libertà per cui lottare.
Per chi aveva dei sogni che oggi sono stati spezzati dalla follia della cieca violenza. Perché non si può morire così, entrando a scuola. Non ci faremo terrorizzare, non possiamo darla vinta a chi vuole, attraverso la violenza e il terrorismo, mettere in scacco la democrazia nel nostro Paese e mettere a rischio la vita di innocenti. Non abbiamo paura di urlare, di opporre la conoscenza e la voglia di libertà alla vile azione violenta.
Come studenti non possiamo restare fermi. La solidarietà attiva, umana è una necessità senza la quale si rimane soli, senza la quale si perde il senso collettivo di una tragedia come questa. Chiediamo quindi di mobilitarci sin da subito, nelle piazze, davanti ai Comuni. A Brindisi saremo in piazza alle 18.00. Vi chiediamo di fare lo stesso in tutta Italia. Lo chiediamo, come studenti a tutta la cittadinanza italiana. Non restiamo fermi, bisogna reagire a questa violenza.
Contro la violenza e il terrorismo, scendiamo subito in piazza, insieme, uniti da un solo spirito e da quella voglia di libertà e democrazia che ancora una volta hanno provato a scalfire, ma che non potranno mai soffocare.
Ecco le dichiarazioni di Nichi Vendola
E quelle di Don Ciotti:
