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Tutti a casa! RS intervista Marco Travaglio

'I lettori possono darti un grande credito, se lo meriti, ma sono sempre pronti a revocartelo'

26 aprile 2012

Marco Travaglio, Foto (cc) International Journalism Festival

Di Niccolò de Mojana

Marco Travaglio non è un semplice giornalista.

Marco Travaglio è una sigla, un concetto, un modo d’essere.

Comunque la pensiate, di sicuro negli ultimi anni non avete ragionato sui disastri della politica italiana senza aver fatto i conti con lui.

Infatti, chi più del 48enne giornalista torinese è diventato il simbolo di un’opposizione dura e pura a Silvio Berlusconi e al berlusconismo, amato da quelli di sinistra, pur non essendo mai stato di sinistra, fustigatore (e terrore)
dei politici di entrambi gli schieramenti che se lo trovano davanti durante i talk show?
Risposta ovvia: lui e sempre lui, Marco Travaglio.
Per questo lo abbiamo intervistato. Perché vogliamo sentire il suo parere sull’attuale situazione politica. Sì, oggi, senza più Berlusconi, né Gasparri né tantomeno la Carfagna al governo del paese… che, altrimenti, sarebbe stato troppo facile…

È caduto Silvio, è caduto Bossi, la Lega è sotto attacco, traballa Rutelli e parte del centro sinistra… possiamo dire che sia finita, o stia finendo, la Seconda Repubblica? Oppure siamo troppo ottimisti?

“In effetti i sintomi di un “tutti a casa” ci sono, non c’è dubbio. Purtroppo, però, questi cadaveri ambulanti che chiamiamo partiti riescono a mantenersi forti proprio dove i cittadini non hanno alcuna voce in capitolo, e cioè in Parlamento. Continuano a seminare sfiducia, malcontento, rabbia, e a moltiplicare l’astensionismo. Continuano a dividersi i pochi voti e a fare i calcoli su un totale sempre più esiguo. Adesso hanno trovato come ultima spiaggia l’idea di allearsi tutti insieme in una maggioranza-ammucchiata intorno al Governo Monti. Vediamo Casini, Alfano e Bersani andare d’amore e d’accordo, anche se fino a poco tempo fa se ne dicevano di tutti i colori.
Certo, sembrano manovre abbastanza disperate, a dir la verità. Il problema è che ancora non si è capito chi riempirà questo vuoto creatosi nella politica italiana, chi prenderà il posto dei vecchi leader. E finchè non si vede un’alternativa, tutto il malcontento continua a confluire in un serbatoio sempre più ampio di gente che non sa per chi votare. C’è la lista Movimento Cinque Stelle, unica vera novità di questi ultimi anni. E Di Pietro che, nonostante tutti i suoi difetti ed errori, si dimostra il più sensibile e reattivo a questo clima, cercando per esempio di proporre un referendum per l’abolizione dei finanziamenti ai partiti. Però, se nel 1992, con la fine della Prima Repubblica, s’intravedevano delle alternative sia a destra sia a sinistra e c’erano partiti che non avevano mai governato e non erano mai stati messi alla prova (a destra: la Lega e il Msi; a sinistra: il Pds e i Verdi), oggi invece i partiti presenti sulla scena hanno già governato tutti per molti anni. È difficile che in questa situazione il malcontento trovi un canale di sbocco”.

Non vedi quindi un’alternativa? Anche volendo fare una previsione, non c’è nessuno secondo te in grado di proporne una?

“Ci sono molti soggetti esterni che, per quanto compromessi, si candidano a questo ruolo e che ronzano intorno alla politica. Da Montezemolo, che però mi sembra già superato, ad alcuni ministri di questo governo, come Passera ad esempio. O lo stesso Monti, che non ha ancora chiarito che cosa farà quando finirà la Legislatura.
Il tentativo dei partiti sarà di certo quello di fare una legge elettorale che non li impegni a dichiarare la propria coalizione agli elettori, prima che si voti, in modo così da avere ampia libertà di manovra il giorno dopo le elezioni. Una legge elettorale proporzionale. Dato che poi nessuno riuscirà ad avere più del 25 per cento, quando per governare ci vorrebbe il 50 per cento, credo diranno ai loro elettori “pazienza, dobbiamo rimetterci insieme come prima e richiamare Monti”. Credo che questa sia la loro ultima speranza. A meno che nel frattempo non emerga una figura con grande appeal, come fece Berlusconi nel 1994, quando vinse con la solita operazione “gattopardesca” a cui noi italiani siamo da sempre abituati”.

Ma si può ancora parlare di “destra” e di “sinistra”?

“Assolutamente no. Solo nella finzione della politica e forse ormai neanche più lì. Di sicuro nella testa di molte persone, o almeno in quelle persone che hanno ancora una testa, esistono valori che possono essere liberali, conservatori, progressisti… che, però, difficilmente trovano un corrispettivo credibile nei partiti che conosciamo. I partiti di oggi sono ormai dei comitati d’affari, perlopiù di proprietà personale dei loro leader e dei loro tesorieri, i quali amministrano la cassa al solo scopo di perpetuare la stessa classe dirigente”.

Ok, cambiamo discorso: che cosa ne pensi del giornalismo sul web? Credi che la carta sia vecchia o che presto comincerà a diventarlo?

“I massa media non sono buoni o cattivi di per sé, lo sono semmai in base ai contenuti con i quali li si riempie. Ho fondato un giornale di carta due anni e mezzo fa insieme a un gruppo di colleghi, il Fatto Quotidiano, e sta andando molto bene. La gente lo compra e lo legge in parte in versione cartacea, in parte in versione online. È un giornale che aiuta la gente a conoscere i fatti e poi ad analizzarli, capirli. Penso che se i giornali fanno questo, e cioè non solo cronaca ma anche approfondimento, allora svolgono un servizio tipico della carta stampata che non può essere sostituito né dalla televisione, né dalla radio, né dal web. Se, invece, si limitano a dare alla gente quello che la gente già sa perché lo ha visto al telegiornale la sera prima, allora non hanno alcun motivo per essere comprati.
Il sito de il Fatto Quotidiano è diventato, dopo poco più di un anno di vita, il terzo sito di quotidiani online e ha, ogni giorno, circa 500mila contatti unici. Credo molto nel web, anche se non nel web in generale: così come in televisione e sui giornali, ci sono anche tante puttanate. È solo che è più difficile distinguerle perché, spesso, i contenuti non hanno né una firma né un volto. Indispensabili, invece, perché così il lettore riconosce la fonte e può verificare la sua attendibilità, diffondendo, così, l’informazione”.

Tre consigli a un giovane che vuole diventare giornalista…

“Leggere i giornali, documentarsi molto ed essere chiari e comprensibili, senza dare nulla per scontato. Se uno vuole fare il giornalista deve pensare 24 ore su 24 al pubblico che lo legge e mettersi solo ed esclusivamente al suo servizio. Deve verificare le notizie e non ingannare mai i propri lettori. Questi ultimi possono darti un grande credito, se lo meriti, ma sono sempre pronti a revocartelo”.

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