26 gennaio 2012
La libreria di Achille Castiglioni (foto di Alberto Motta)
di Alberto Motta
twitter @albertomotta
Riprendiamo il discorso su qualità e ragion d’essere della cultura iniziato qui il mese scorso recitando un mea culpa. Dopo aver segnalato a inizio articolo il significato didascalico del lemma – che riproponiamo: “[cul-tù-ra] s.f. 1 Arricchimento delle facoltà intellettuali individuali, perseguito attraverso l'acquisizione critica di cognizioni ricavate dallo studio e dall'esperienza” – passavamo a elencare campi di applicazione, scorciatoie, storielle, aneddoti aderenti alla conoscenza. L’obiettivo sottinteso era quello di mostrare quanto vasto fosse il ventaglio di declinazioni del sapere. L’errore è stato ridurre il tema trattato, comprimerlo in formato mp3. Come fosse una canzonetta dei Vaccines. Come se suonare punk hardcore a massimo volume con i tuoi amici e ascoltare muzak che esce dalle casse dell’Esselunga fosse lo stesso campo da gioco.
Rimediamo al passo falso condividendo qui di seguito i trucioli della conoscenza, la sua parte residuale, quotidiana. L’abbiamo raccolta in un vasetto nel corso dell’ultimo mese. Quella segatura che ogni sera ritroviamo attaccata ai vestiti appena chiuso l’uscio di casa. Un giorno via l’altro.
A qualcosa servirà. Se non altro a far esclamare: “sì, anch’io”. Che poi vuol dire sentirsi meno soli.
A voi.
Amerai oltre la decenza solo le canzoni che scoprirai di persona. Avrai il coraggio di chiamare la biblioteca per avvisare che nella newsletter che ti hanno inviato c’era un link sbagliato. Ti rassegnerai a non poter comunicare le tue emozioni più pure. Sentirai freddo. Imparerai che urlare le risposte non è una sconfitta dell’intelletto. Argomenterai che nella musica classica non c’è niente di trascendentale. Sarai biasimato per questo. Vacillerai sull’opinione da tenere riguardo alla valenza delle droghe nell’atto creativo. Sospenderai il giudizio. In una sala affollata ti guarderai attorno e riceverai l’illuminazione: nessuno è speciale. Resterai taciturno per il resto della serata. Dalla mattina successiva sarai una persona più integra. Ti fidanzerai perché non ce la farai più a star solo, una persona soffrirà perché sei più debole di quanto avresti voluto. Di fronte alla morte di una persona cara, be’ la morte non ti insegnerà nulla se non che tutto è – sempre – stato – così – e – sempre – sarà. In questo troverai una dolcezza avvolgente. Girerai il tuo mondo con una saccoccia piena di frasi giuste per il momento giusto, raccolte lungo il cammino. Realizzerai la loro importanza quando, usandole, avrai alleggerito il cuore di un amico. Perderai l’amore per eccesso di convinzione o perché in quel momento eri assente a te stesso. Ma di questo prenderai coscienza solo un paio d’anni dopo. Svaluterai la volubilità, riconoscerai il valore dell’universo che hai partorito con dolore, criticherai chi calpesta gli altri, chi sgomita. Vorrai essere tu, quella forza della natura che non si cura dei cadaveri sul proprio cammino. Malato di esprit de l’escalier ci arriverai sempre dopo, in tutto, pochi secondi troppo tardi. La tua vita sarà l’accumulo di esperienze tra una consapevolezza e la successiva. Ti venderai sopravvalutandoti e magicamente acquisirai quel valore di mercato. Eppure ogni passo più lungo della gamba ti allontanerà dalla vetta. Ogni volta che una nave da crociera si incaglierà avrai il buonsenso di non spendere più parole del dovuto, consapevole della differenza tra una tragedia e un disaster movie. Ci metterai anni, ma inizierai a percepire dei pensieri pre verbali, senza concetto. Guarderai il sacchetto della plastica per la raccolta differenziata e te ne compiacerai. Ti innamorerai di una persona e la sua mente sarà arredata proprio come l’avevi sempre immaginata. Venderai cara la pelle fregandotene delle leggi di mercato. Cambierai una persona esponendo le tue idee. Passeggerai per un cimitero e non ti verranno pensieri sull’infinito.
E per concludere tornando con i piedi per terra abbiamo chiamato in causa Luca De Vito, 27 anni, giornalista di Repubblica Milano, blogger a corrente alternata, boxeur ultra dilettante, chiedendogli di rispondere a un poker di domande. Ci ha risposto.
La cultura è uno strumento il cui fine è…
“Più che uno strumento in sé, direi che la cultura è uno smalto che lucida i nostri strumenti: con un po' di cultura fai meglio qualsiasi lavoro, vivi meglio qualsiasi rapporto personale, affronti meglio qualsiasi problema”.
Cultura, effetti collaterali?
“Quando c'è, ma è troppo poca, genera presuntosi. E se non è opportunamente condita d'esperienza, puzza”.
Il tuo rapporto con la cultura?
“È come l'asino con la carota: non ci arrivo mai”.
Definisci la cultura.
“La cultura è ovunque, anche nello stura lavandino. Almeno finché c'è qualcuno in grado di capire come funziona”.
Il blog di Luca De Vito è: www.giambellinotolstoi.it


