23 febbraio 2012

Damien Hirst, Foto Anton Corbijn
Se hai le pupille dilatate non è detto che ti sei drogato: magari hai semplicemente usato un agente chimico per sostanze farmaceutiche come l'Eucatropine...che dà il titolo a uno dei tanti (più di mille) "Spot Paintings" firmati Damien Hirst. Si tratta di dipinti che raffigurano pallini di colori, sempre diversi e con dimensioni variabili, che, a gennaio, sono stati raccolti in una mostra, The Complete Spot Paintings 1986-2011, inaugurata in contemporanea in tutto il mondo, nelle undici sedi delle Gallerie Gagosian, da New York a Roma (dove è in corso fino al 10 marzo) passando per Los Angeles, Londra, Parigi, Atene, Ginevra, Hong Kong.
L'ultimo spot firmato nel 2011 contiene quasi 30mila pallini di 1 millimetro di diametro: firmato e non "dipinto" perchè "che palle" deve averlo pensato e detto lui in tempi non sospetti, prima dei suoi tanti detrattori (troppi, visto che non riescono ad addurre altri argomenti oltre il fatto che le opere non le fa lui e che è provocatorio). Il primo "dipinto spot" Damien lo ha fatto su tavola nel 1986 con le sue mani, i suoi compassi e le sue vernici industriali. Poi, al posto suo, hanno continuato a lavorare sugli spot paintings altre persone (250, non troppe se si considera che quella serie è nata per essere infinita), tutte pagate per eseguire manualmente quello che Damien ha ideato concettualmente.
A Hirst interessa impiegare il tempo in altri modi, più volte lo abbiamo visto mettersi alla prova con opere ormai passate alla storia come The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living, ossia lo squalo di 4 metri immerso in una vasca di formaldeide. Non solo mostre grandiose (ricordiamo Cornucopia al museo oceanografico di Monaco) e aste imbattibili, ma anche gadget improbabili che ha firmato con la sua longa manus, dagli skateboards a jeans e magliette. La scorsa settimana ha annunciato alla stampa anche un progetto di ville a schiera nel Devon, roba seria.
Per capire veramente chi è Damien Hirst bisogna fare un salto indietro nel tempo. Per essere precisi, nel 1988, in una mostra, Freeze, che, per l'anonimato degli artisti coinvolti e per il luogo periferico (all'interno dei Dock Offices, ex uffici portuali ormai abbandonati nella zona delle Docklands di Londra), poteva benissimo apparire come uno dei tanti eventi alternativi - e anche un po' punkabbestia - dell'arte contemporanea inglese, se non fosse per il catalogo patinato e per la perfezione dell'allestimento, curato dagli stessi giovani studenti usciti dal college, pieni di voglia di mostrare quello che facevano. Quella collettiva la organizzò proprio lui, Damien Hirst, insieme ad altri studenti del Goldsmiths Art College. In quel momento nacque il gruppo di talenti che raggiunse la fama in seguito col nome di Young British Artists (YBAs).

Il basso di Hirst, Foto Internet
Ma il quarantaseienne di Bristol non si è fermato ai Blur in fatto di collaborazioni con la musica: è sua anche la cover dell'ultimo lavoro dei Red Hot Chili Peppers: un'immagine minimale, quasi iconica sintetizzata in una foto con una mosca e una pillola (immagine cara a Hirst, dalla serie farmaceutica in poi) su cui è scritto il titolo dell'album, I'm with you. Con il bassista dei Red Hot Chili Pepper, poi, il rapporto va oltre la cover: con Flea, infatti, Hirst ha lanciato la linea di bassi elettrici Spun Guitar in tiratura limitata di cinquanta pezzi, firmati e dipinti a mano, acquistabili nei negozi londinesi del marchio Other Criteria, ma anche on line, con un prezzo che va dalle diecimila alle cinquantamila sterline (il basso arriva a casa con astuccio, disegno e plettri personalizzati). Troppi? Si ma non più di tanto, considerato che i soldi vanno tutti in beneficenza alla Los Angeles Silverlake Conservatory of Music, un'organizzazione no-profit nata per insegnare musica gratis alle persone meno agiate. Una sorta di conservatorio particolare, in cui ogni anno si tiene una performance - Hullabaloo - in cui suonano insieme Red Hot Chili Peppers, Eddie Vedder e Charlie Haden.
Tra l'altro Hirst ha ricoperto di spot anche una Fender Stratocaster degli anni Settanta (ovviamente battuta all'asta in poco tempo e per molti dollari), uno strumento mitico a cui non hanno resistito in molti, da Buddy Holly a George Harrison e John Lennon passando per Jimi Hendrix, Eric Clapton e John Mayer. Il fascino della Strato non poteva non coinvolgere un artista come Damien, uno che tra arte contemporanea e musica non ha mai messo troppi confini.


