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Dal rock on the stage

In bianco e nero: ecco le rockstar di Gilberti

Nelle sue tavole ci sono i Cure, Lady Gaga, Deep Purple e Sepultura: la musica disegnata in monocromo

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3 febbraio 2012

Fausto Gilberti, Foto Kensuke Koike

Di Valentina Bernabei

Sei una rockstar se... hai i capelli lunghi/usi antidepressivi/ti vesti male/sei magro. Inizia così Rockstars, il libro "disegnato" da Fausto Gilberti (Corraini edizioni), una carrellata (200 pagine) di ironici, scuri e sottili, quasi gotici disegni, da Chuck Berry agli Interpol non tralasciando i Blur, con lo squalo di Damien Hirst come sfondo.

Non è un caso se il primo volto legato alla musica che ha ritratto, in assoluto, è stato un capellone grunge che di nome fa Kurt Cobain, immortalato su una t-shirt. Poi, spostare le rockstar dalle t-shirt alla carta, è stato un gioco da ragazzi per per uno come Gilberti che, il suo primo lavoro, lo ha fatto nel lontanto 1988: La suora, indian ink on paper, centimetri 20x40. Rigorosamente in nero, come tutti i musicisti e come tutto quello che ritrae. Mai caduto nel fascino dell'arte decorativa il ragazzo, anzi, al contrario: il sospetto è che, con le sue mani, si sia volutamente incollato al nero, proprio per non correre il rischio di diventare ruffianamente troppo estetico. E di piacere troppo.

Per questo i suoi lavori, che siamo abituati a vedere nelle gallerie d'arte contemporanea (molte, tra cui Ronchini di Terni che ha portato le sue opere anche all'ultima edizione di ArteFiera 2012 di Bologna, appena conclusa), sono tutti molto simili a se stessi: stilizzati, simbolici, secchi. Anche dalle gallerie d'arte contemporanea ai libri il passo è stato breve. È iniziato nel 2009 con lo scrittore Paolo Nori, con cui Fausto scrisse - anzi lui disegnò - Esattamente il contrario (Drago edizioni); poi, nel 2010, uscì Just a little bit dark (Gli Ori Edizioni), con testi di Luca Beatrice e Omar Pedrini che, del Giliberti, è anche grande amico oltre che conterraneo (sono nati a Brescia a pochi anni di distanza, del '67 l'ex Timoria, del 1970 -netto così- Gilberti) e, a volte, anche committente come racconta in questa intervista.

Quale è stato il primo musicista rock che hai disegnato? E perché?

"Credo, i Cure. Non è semplice ricordare: finora ne ho disegnati circa 600 e i primi risalgono a due anni fa. I miei omini sono sempre stati uguali a loro stessi, universali e fisiognomicamente ridotti ai tratti essenziali. Quando m’è venuta l’idea di fare questa serie di musicisti rock, da cui poi è scaturito il progetto del libro Rockstars, ho pensato a come caratterizzarli. Ho riflettuto e ho provato ad aggiungere folti capelli; i Cure sono serviti da “cavie” per via delle loro capigliature dark gothic che li rendono riconoscibili. Il pensiero dei capelli è stato per me un’illuminazione...Ho iniziato a chiedermi come mai quasi tutte le rockstar li conservino sino alla morte. Perché nessuno diventa mai calvo a parte le eccezioni di Stipe e Corgan?".

Fissazione tricologica a parte, più o meno comprensibile guardandoti, il libro è una personale storia del rock, pubblicata in ordine cronologico dagli anni '50/'60 ad oggi, ma ci sono alcune sfasature: ad esempio Johnny Cash si trova negli anni '00 e vicino a Trent Reznor...

"Johnny Cash non sarebbe rientrato nella mia selezione se non avesse reinterpretato nel 2002 Hurt di Trent Reznor; cover soffertissima e bellissima, forse migliore dell’originale dei Nine Inch Nails. Per questo meritava d’essere disegnato e l’ho fatto nel capitolo dedicato al rock della prima decade del XXI secolo, accanto a Trent Reznor che appare anche negli anni '90 con i suoi NIN".

Ti ha cercato Marty Willson-Piper, uno tra i chitarristi più importanti della psichedelia anni '80, dopo aver visto un tuo disegno sui Church, che tu avevi ritratto ma inserito nel libro. Cosa voleva?

"Mi ha detto che il disegno dei Church era “Thin...!”, ma che non capiva come mai non ci fosse il batterista Tim Powels. Gli ho risposto che ero onorato dal suo commento perché i Church li avevo molto ascoltati e amati e che doveva guardare bene al centro del disegno: tra i piatti della batteria c’è un omino piccolo, piccolo... Poi ho ordinato l’unico loro cd che mi mancava: The Blurred Crusade. Per placare il mio senso di colpa per non aver pubblicato i Church tra le mie Rockstars".

Mentre tu continuavi notte e giorno a disegnare (con i pennarelli neri) sul tavolo della cucina (invece colorata come il resto della casa), ti hanno contattato altri musicisti che non conoscevi personalmente? Qualcuno di loro ha comprato i tuoi disegni?

"Boosta mi ha chiesto di fare il ritratto dei Subsonica mentre era in visita con il curatore Luca Beatrice alla mostra L’Arte incontra il Rock al Museo Pecci di Prato (dove esponevo una serie di rockstars inedite). Per il resto molti fan e amici di musicisti, più o meno famosi, hanno acquistato il libro per regalarglielo. Mi viene in mente Ligabue. Due disegni, Jethro Tull e Beatles, invece, so per certo che sono stati regalati a Ivano Fossati per il suo compleanno. Il mio amico Omar Pedrini vuole che gli faccia Neil Young, ma non gliel’ho ancora preparato".

Di gruppi italiani ne hai ritratti parecchi, tra cui Verdena, Subsonica, ma nel libro a rappresentare la musica rock italiana hai inserito solo Morricone!

"Mi dispiace che la musica Rock italiana riesca solo raramente a valicare i confini nazionali. Ho disegnato tanti gruppi e cantanti italiani, ma nel libro ho fatto una selezione ferrea e ho deciso di inserire solo l'unica nostra “vera Rockstar”, cioè Ennio Morricone, il solo musicista italiano davvero internazionale, conosciuto dalla Siberia a New York. Inoltre, è l’unico che non solo è apprezzato dal pubblico ma soprattutto è amato e suonato da molti suoi colleghi di altri generi musicali come John Zorn, Mike Patton, Muse, Ramones, Springsteen, Metallica... ed è questo che conta veramente e ci dà il polso del valore e della fama del Maestro che ho disegnato accanto a Clint Eastwood mentre gli consegna l’Oscar".

A pagina 164 c'è lei: Amy Winehouse, ritratta in versione un po' mortifera, con la gonna lunga... Ma se portava sempre minigonne?

"Sai che non lo so...m’è venuta così... Mi sono stupito anch’io, ma mi piaceva quell’atmosfera dark e ho preferito quel disegno rispetto a un altro che avevo realizzato più soft e delicato, con lo sfondo immacolato e Amy col vestito attillato e corto… Sarò preveggente?".

Che ne è stato delle casse che hai rubato nella macchina abbandonata davanti a un cimitero da piccolo, con il tuo amico Simone, episodio che hai descritto anche nell'introduzione dei ritratti anni '70? All'epoca pensavi che la musica hi-fi fosse quella. Ora invece come e dove la ascolti?

"E chi se lo ricorda più? Spero solo quelle vecchie casse siano state smaltite correttamente! Amo i concerti dal vivo quando ci sono gli “animali da palcoscenico” e lo spettacolo visivo e sonoro ne vale la pena. Per esempio, mi piace andare ai festival metal anche se non sono un seguace del genere. Radio (sempre amata) in macchina e a casa; i-Pod non più (uno l’ho perso e uno me l’hanno rubato), c’ho rinunciato; cd: adoro sfogliare i booklets soprattutto quando sono ricchi di artworks come quelli di Stanley Donwood per i Radiohead. Ho preso un giradischi (non vintage però), ma non sono più abituato a sentire suonare la polvere".

"Abbassa la musica!" te lo dice ancora qualcuno?

"I miei bimbi quando pretendo di fargli ascoltare i Nirvana. Però, con Lonely boy dei Black Keys balliamo come matti e con il volume al massimo!".

E ora, godetevi alcune delle tavole dell'artista: in una Gallery in bianco e nero...as usually!


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