1 febbraio 2012

L'erba cattiva di Agostino Panini
di Niccolò de Mojana
Milano, anni Ottanta: un ragazzino educato allo studio della musica classica e cresciuto in una normale famiglia borghese, scopre il rock. E per la precisione, resta folgorato dai Clash. In quelle canzoni, trova finalmente le risposte che cercava. S’innamora di una chitarra elettrica e la sua vita cambia improvvisamente.
L’erba cattiva è l’affresco ritmato di una generazione ancora lontana dall’iPod e dai social network: racconta di anni in cui la musica era un sogno da vivere insieme, fisicamente, contro ogni ostacolo.
RS ha intervistato Agostino (Ago) Panini, l'autore del libro.
Raccontaci perchè hai scritto “L’erba cattiva”. Da che tipo di esigenza nasce?
“Il libro nasce dalla voglia di raccontare la storia di un decennio incredibile, quello degli anni ’80, che è capitato di vivere a me e a tante altre persone, e di raccontarlo attraverso un’avventura di tipo “musicale”. Non so con esattezza come sia adesso la situazione tra i ragazzini delle scuole superiori, ma all’epoca, diciamo tra l’85 e il ’95, suonare insieme era una cosa diffusissima, ogni classe a scuola aveva come minimo due o tre gruppetti… E poi avevo anche la voglia di guardarmi dentro e di scoprire che, in fondo, quell’ansia di cambiare il mondo, di scrivere canzoni in sintonia con il momento storico, di sentirsi come i Clash che infiammavano le coscienze, c’è ancora un po’ oggi”.
La storia si svolge nella Milano degli anni ’80…
“La Milano degli anni ’80 che racconto io è per così dire “il lato b” della Milano degli anni ’80 che tutti conoscono e ricordano. Lontana mille miglia dalla “Milano da bere” e stronzate simili. È la Milano di quelli che andavano al Leoncavallo (quando ancora era in via Leoncavallo!), la Milano di quelli che andavano al Virus, al Conchetta, ecc… posti che da fuori incutevano un po’ di paura, ma che invece visti da dentro erano pieni di fantasia, di colore, di voglia di essere protagonisti. Una Milano fertile, alla testa di un’Italia ancora non del tutto frammentata. Oggi invece, ogni volta che vengo a Milano, ho un po’ la sensazione che sia sempre più “televisionizzata”, un po’ simile a qualche trasmissione di Mediaset…”
“L’erba cattiva” è edito da Indiana Editore, una realtà nuova nel panorama dell’editoria.
“Il libro nasce grazie a Indiana Editore e a Bernardino Sassoli De’ Bianchi, a capo di Indiana Editore, che ha lavorato da subito con grande entusiasmo al progetto di “L’erba cattiva”. Lavorare con loro è stato molto piacevole. Hanno capito subito che io ero uno scrittore esordiente, che aveva intenzione di scrivere un libro allegro e vivace, non un saggio sugli anni ‘80. E mi hanno aiutato in tutto e per tutto.
Che cos'è il rock, secondo te? E poi, può ancora cambiare il mondo?
“Il rock, in senso lato, è la cellula impazzita. E non dobbiamo mai scordarcelo. Non dobbiamo mai, mai e poi mai adagiarci sul “così si fa” e “così si deve fare”. Con il passare degli anni, ovviamente, la maniera di gestire questo concetto può anche cambiare, però la voglia rimane. Insomma, è il tentativo di provare a fare anche in maniera diversa, nella musica, nell’arte e in tutto il resto. È la voglia di liberarsi il più possibile dalle sovrastrutture. Se poi il rock può cambiare il mondo? Questo non lo so, ma di certo può cambiare le persone. E siccome l’unica cosa che può cambiare il mondo, nel bene e nel male, sono le persone, allora forse sì, il rock può ancora cambiare il mondo”.


