15 dicembre 2011
Foto (cc) di jmtimagesSalve gente e una mediocre vigilia di Natale anche a voi.
Scusate se il vostro Jimmy Bazooka è giù di tono, ma è un periodo da schifo. Buon per voi se amate il Natale, perché io lo detesto più di un buco al radiatore in tangenziale, o di scoprire che la mia ragazza è fan dei Tokyo Hotel, o della mia vecchia che mi sequestra le chiavi dell'auto e mi costringe a pulire casa mentre lei canta un'intera compilation di Gianni Morandi. Ho reso?
Sapete com'è il Natale. Tutta quella pesantata sull'essere gentili e altruisti, mentre fuori nevica e i bambini cantano e a me si cariano i denti. Per di più non puoi farci niente, puoi solo scegliere se imboscarti con una tipa o fuggire con gli amici o lasciarti incastrare dai tuoi. Il Natale è ovunque. Roba da panico.
Così io quest'anno ho deciso che me ne fotto. Proprio così. Provo a far finta che non sia vero niente. Niente auguri, pacchetti con biglietti, niente vestiti rossi e bianchi, niente zampogne, renne e campanelli. Altrimenti ci esco matto, cazzo! Sarà dura, chiaro. Ma con un po' d'impegno e una spintarella posso farcela. Tutto quello che mi serve è una boccia di caldo, morbido e amichevole Giacomo-Daniele. Purtroppo il Marshall sfondato in cui nascondo il mio bar personale è vuoto, così non mi resta che uscire in missione a fare provviste.
Per strada ci sono un sacco di coppiette che lasciano orme fra la neve e si voltano a guardarle con la stessa faccia di Wolfgang Van Halen quando suo zio Eddie gli ha detto che entrava nella band. E poi i bambini che giocano a palle di neve e le bancarelle con il vin brulé e le vetrine coperte di gente e i cani che scondinzolano e le luci che lampeggiano e tutti che gridano di gioia!
Per fortuna il supermercato è vicino, ma una volta dentro è subito chiaro che l'operazione “Forgetting Christmas” non sarà una passeggiata. Sono entrato in una succursale di Natalandia, piena di palle che pendono dal soffitto e nastri d'oro e moquette verde e neve spray dappertutto e certi mentecatti vestiti come il nonno di Superpippo che vanno in giro a molestare i mocciosi.
Così mi tuffo fra i salmoni che risalgono le corsie, riempiendo i carrelli e facendosi un sacco di finte cortesie. Se solo il direttore del supermercato si decidesse a mettere il reparto alcolici all'ingresso farebbe un grandissimo favore a tutti.
Tanto chi viene per quelli non è che poi va a vedere se la passata sta al cinquanta per cento, no?
Sto camminando con gli occhi piantati a terra quando un ranocchio mi si infila fra le gambe strillando che c'è Babbo Natale.Accampato in cima alla corsia giocattoli vedo un ciccione con la faccia piena di ovatta, circondato di marmocchi che gli strillano attorno: mi porti questo? mi porti quello? E lui, sì, va bene, prometto e così via. Ma ad una condizione.
"Quale?", chiede un coro.
Il panzone stende l'indice verso di me e dice: "Non dovete fare i cattivi".
Qualcuno prema pausa sul telecomando. Ho detto che me ne sarei fottuto, ma una provocazione è tutta un'altra storia. "Scusa", gli bisbiglio all'orecchio, "ce l'hai con me?".
Il panzone strabuzza: "No, ti sbagli".
"Quindi sei pure un bugiardo".
"Ma no, io sono Babbo Natale, non dico mai bugie. Oh-oh-oh". Oh-oh-oh non lo dovevi dire, idiota.
"Venite qui bimbi", dico mulinando le braccia alla Pete Townshend. "Babbo Natale farà un regalo in più al primo che gli tirerà la barba!".
Avete presente il Gods of Metal un attimo dopo l'apertura dei cancelli? I mocciosi si scagliano sul ciccione come se fosse un palco e loro volessero conquistarne le transenne. Decine di manine assatanate gli polverizzano la barba d'ovatta, che fiocca come neve.
"Ma che cavolo ti è saltato in mente?", fa il panzone, raccogliendo batuffoli da terra.
"Tu hai detto che sono uno cattivo, io mi sono adeguato".
Gli smorfiosi iniziano a piangere più forte di un Peavy Butcher a fondo scala e i genitori si radunano come lupi a leccare le ferite dei cuccioli. Io me la batto verso destinazione, sfilo rapidamente dallo scaffale il bottino e me ne vado allegro verso la cassa, con le bottiglie che mi ballonzolano dentro il chiodo.
Mentre pago, noto che i genitori parlottano con un damerino leccato e inamidato e quello continua a indicarmi. Mi sa che hanno sete di giustizia. Sai che paura. Ficco le bocce nel sacchetto e punto l'uscita. Il manichino mi precede, sbarrandomi la strada.
"Buongiorno, signore. Può venire con me, cortesemente?".
Sembra il riassunto di Rain Man: lo sguardo tradito di Dustin Hoffman, montato sulla faccia da schiaffi di Tom Cruise.
"No" dico io, rimettendomi a camminare.
Il tizio ha la pessima idea di prendermi un braccio.
"Glielo ripeto: può venire con me?".
"Quale parte di 'no' non ti è chiara?", gli rispondo scrollandomelo di dosso.
"In questo caso deve andarsene...".
"È quello che farò, appena ti leverai dai piedi".
"...e non si faccia più vedere!".
"Ehi, frena! Io abito qui dietro. Ho il diritto di rifornirmi da voi".
"Non se il suo comportamento danneggia il sereno svolgimento degli acquisti dei nostri clienti".
"Il mio cosa fa cosa a chi? Senti eroe, io sono entrato per comprare del Giacomo-Daniele che voi mi avete regolarmente venduto. Se prima degli alcolici volete mettere un pomodoro panzuto e peloso che racconta cazzate ai bambini, la cosa non mi riguarda. Ma se quello mi tira dentro il suo gioco, be', non lamentatevi con me delle conseguenze".
"Sono bambini, credono a Babbo Natale, è Natale, se ne è accorto o cosa?".
"Sì, cazzo, mi avete gonfiato i coglioni così tanto che potrei appenderli sotto l'albero! Raccontatevi pure quanto sia magico il Natale, sai che mi frega. Tanto lo so che sotto sotto pensate solo a cosa mangerete e quanto spenderete per i regali. Fra due giorni sarà tutto finito e trascinerete di nuovo le voste chiappe frustrate dentro un ufficio. Siete una pena".
Gli scorrevoli del supermarket si richiudono alle mie spalle. La sagoma di Babbo Natale appesa sopra ciondola il braccio. Sbuffo di nervosismo e ho come l'impressione che la nuvoletta del fiato mi osservi con due orbite cave. Che voglia di tornare dentro e spaccare la faccia a quello sfigato!
Poi però succede qualcosa. Una musica nell'aria, morbida e al tempo stesso graffiante, mi inchioda. Quasi mi scivola di mano il sacchetto. Conosco quella voce; è di Spino, un cinquantenne che dorme dove capita, così ogni notte potrebbe essere quella che se lo porta via.
Spino si crede il sosia di John Lennon e con quei capelli lunghi e gli occhialini tondi un po' ti chiedi dove abbia ficcato Yoko Ono. Fatto sta che s'è imparato tutti i pezzi dei Beatles, pure quelli che cantava Paul McCartney, e se ne va in giro con una chitarra di compensato, cercando di alzare qualche spicciolo.
"Jimmy, fratello, come stai?".
"Male, questi ipocriti mi sciolgono il cervello. Tu?".
"Io me la cavo alla grande".
"Sì, be', non si direbbe. Giorno e notte al freddo, senza un quattrino...".
"Ma io sono felice così. Faccio quello che voglio e sono quello che sono. Il resto non conta".
"È la prima cosa sincera che sento da settimane. Hai vinto un hamburger con birra. Ti va?".
"Se mi va? Certo che sì! Grazie Jimmy. Sei un ragazzo d'oro. Non so davvero come ringraziarti".
"Poche smancerie e muovi il culo, prima che cambi idea. Oh, senti un po', cos'è che stavi cantando prima?".
"È una canzone di Lennon".
"Ma non mi dire. E come fa?".
And so this is Christmas,
And what have you done?
Another year over,
And a new one just begun.
And so this is Christmas
I hope you have fun,
the near and the dear ones
the old and the young


