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Crime Scene, tutti i colori del noir/8 Il killer di evasori

Il commissario Charitos alle prese con un assassino fan delle tasse

9 agosto 2012

Il commissario Charitos alle prese con un assassino fan delle tasse in “L’esattore” di Petros Markaris

Di Massimo Rota

“Calcolo che lei deve all’amministrazione statale imposte per almeno mezzo milione di euro. Se sottraiamo circa duecentomila euro che probabilmente spende in bustarelle e che, dato che pagherà le tasse, dobbiamo calcolare come spese di produzione reddito, deve all’erario trecentomila euro. Le chiedo quindi di pagare l’importo di cui sopra all’ufficio competente entro cinque giorni. In caso contrario, sarà soggetto a un condono tombale.” L’Esattore nazionale.

(Tratto da L’Esattore)

Petros Markaris, a metà strada della sua trilogia dedicata alla crisi greca (il primo della serie è stato Prestiti scaduti dove si decapitavano direttori di banca), porta alla ribalta un assassino etico. Infatti in questo L’Esattore (Bompiani) il commissario Charitos si deve impegnare per fermare un killer che scrive a noti evasori fiscali invitandoli a saldare quanto devono allo Stato. Se entro cinque giorni non si ottempera alla sua richiesta si ottiene un condono tombale, nel senso che grazie a un’iniezione di cicuta si finisce sottoterra. Il medesimo veleno che ha ucciso Socrate, il quale scelse di rispettare le leggi e morire piuttosto di andare in esilio. Con i suoi metodi un po’ spicci l’omicida fa affluire in pochi giorni otto milioni di euro nelle casse dell’erario, divenendo una star, una sorta di eroe popolare che mette una pezza ai disastri dell’amministrazione statale. Un perplesso Charitos -”In tanti anni alla omicidi ho visto tanta gente uccisa per i motivi più incredibili, ma quello dell’evasione fiscale è la prima volta che mi capita.” – deve tentare di venire a capo della vicenda affrontando un’opinione pubblica tutta schierata al fianco del giustiziere, colleghi riottosi e pesanti interferenze politiche. Sullo sfondo c’è una Grecia con uno scontro sociale che si inasprisce sempre di più, dove sua figlia Caterina vuole andarsene accettando un lavoro offertole dall’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati. In questo contesto il poliziotto si trova a interrogarsi sull’ingiustizia fiscale e sull’austerità che opprime sempre i soliti noti. Per dare un’idea della tensione che attraversa la società ellenica basta dire che il libro è uscito ad Atene con una stupefacente raccomandazione in quarta di copertina:”Attenzione: questo romanzo è finzione e non deve essere imitato”. Con ammirevole lucidità Markaris centra il vero nodo della questione: ciò che rende intollerabile l’austerità imposta ai greci è che dipendenti e pensionati si trovano a dovere tirare la cinghia, a rischiare il soffocamento per errori non loro. Milioni di persone hanno avuto la vita sconvolta mentre i numerosissimi evasori (la Grecia in questo campo vanta un poco invidiabile record europeo) se la spassano. Detto che da noi questo Robin Hood fiscale dovrebbe fare gli straordinari, si deve riconoscere che il romanzo non teme di confrontarsi con una attualità bruciante, con la rabbia e il risentimento che nutrono vastissimi strati della popolazione. Il tutto affrontato con uno sguardo scettico, che fa aprire L’Esattore con una citazione “programmatica” di Konstantinos Karamanlis:”La Grecia è uno sconfinato manicomio.”

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