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69 Année Erotique

RS Salute/ - Un prof. ragiona sul '69. Inteso come atto sessuale

14 agosto 2009

Nel mondo si celebrava la liberazione sessuale. Che
a casa nostra fu goffamente onorata con fumettoni trash e cinefotoromanzi scollacciati. L’importante era crederci. Magari ascoltando (di nascosto) Serge & Jane…

gainsbourg

Testo Guido Guerzoni

Foto Odile Montserrat

Cronologia parzialissima. Yasser Arafat diventa presidente dell’OLP, Golda Meyer primo ministro d’Israele; prende il potere il colonnello Gheddafi, lo lascia il generale De Gaulle; i carri M-551 tengono sotto tiro gli studenti USA, i T-55 quelli cecoslovacchi; nasce il Concorde, muore Ho Chi Min; salgono coriandoli di Lsd, cadono stelle filanti di napalm; allunano gli Apolli 11 e 12, marzianano le sonde Mariners 6 e 7.

Anno sottosopra, di capovolgimenti e testacoda, il sixtynine del peace and love statunitense (più love che peace) e il soixante-neuf dei moti transalpini (avanti-indrè) segnò svolte epocali, soprattutto nei costumi sessuali dei giovani. Ma le ammucchiate nei prati di Bethel e i liberi amori dei 500mila di Hyde Park furono il cumshot di un movimento che aveva incominciato a montare anni prima (Summer of Love ’67 i.e.), per godersi i lati intimi della nuova sociabilità groupie: scioperi e cortei, occupazioni e assemblee, veglie e sit-in, comuni e campeggi, viaggi antologici e campi di lavoro lasciavano assaporare piaceri a lungo vietati da perbenismi, fobie borghesi e morali cattoliche o puritane.

Anche da noi, nell’anno dell’autunno caldo, il calore fu più fisiologico che meteorologico, azzeccando le previsioni dello scandaloso Rapporto sul comportamento sessuale dei giovani in Italia, edito da Sugar nel 1966, cui fecero seguito nel ’67 la pubblicazione su Men del primo seno ignudo e nel ’68 l’esibizione del primo pube femminile. Il tutto mentre la RAI negava la messa in onda di Je t’aime, moi non plus, l’orgasmo song di Serge Gainsbourg e Brigitte Bardot, preferendole Belinda di Gianni Morandi, Zingara di Bobby Solo o Lisa dagli occhi blu di Mario Tessuto, polpettoni sentimentali in cui l’accoppiata Love & Peace si appisolava russando in salotto, sognando bomboniere e prime notti di nozze.

Eppure, tra le sortite del Manifesto e di Lotta Continua e lo spaccio dei ciclostilati, mensili anticonformisti come Playmen e King tiravano 500 e 300mila copie, contro le 520 e 500mila dei settimanali Men e ABC , mentre l’industria cinematografica sfornava 74 titoli erotici contro i 58 dei 12 mesi precedenti. E se le testate cartacee rimanevano mummificate da body bags di cellophane, i titoli dei film fissavano senza pudori i propri oscuri oggetti del desiderio: Confessioni intime di tre giovani spose, La casa degli amori particolari, La scuola delle vergini, Love Birds, L’uomo dal pennello d’oro. Qualsiasi cosa sexy poteva essere venduta, tale era la fame di carne e la voglia di sesso: basti pensare ai cinefotoromanzi (Cinesex, Il pelo nel cinema, Sexyscope), ai fumetti (Hessa, Jacula, Lucifera, Lucrezia, Messalina, etc.), ai pocket pecorecci da sfogliare con una mano sola (EP risate o la Mezzora).

Un clima tanto wannabe: vorrei, forse potrei, ma non so come. Così, per visualizzare pratiche eterodosse, in Italia si svaligiarono goffamente immaginari forestieri, con comici, talora patetici, tentativi di addomesticamento.

Purtroppo non esisteva una produzione autoctona, dato che le autorità avevano difeso strenuamente il fidanzamento in casa e l’illibatezza prematrimoniale, le fuitine e il delitto d’onore. Sicché, gli editori e i cinematografari nostrani riambientarono ingegnosamente nell’hinterland milanese o nei suburbi romani materiali danesi, svedesi, tedeschi e californiani, in un surreale cut&paste; di fricchettoni infoiati e camporelle boreali, orge teutoniche e happening lisergici, black panthers e spanish flies. Una sarabanda dove non esistevano perversioni ma soltanto curiosità – tutte legittime – in cui i ruoli e i generi venivano sovvertiti quanto le posizioni e i gusti. Grovigli sudaticci di uomini e donne, giovani e vecchi, bianchi e neri, animali e vegetali (carotoni e cetrioli su tutti), venivano rivestiti di significati politici, riproponendo in salsa tricolore quegli scatti osceni comprati a peso negli angiporti di Amburgo, Cristiania, Stoccolma e San Francisco.

Idraulici e sciurette, segretarie e capiufficio, studentesse e professori, minorenni e matusa, nobildonne e maggiordomi, ziette e nipoti, vedove e generi, capelloni e cerbiatte, con inchieste scandalose, corrispondenze improbabili, lettere struggenti e annunci di coppie moderne, il tutto suffragato da polaroid funeree, che riprendevano talami, testiere e quadretti di raro squallore. Perché le massime aspirazioni del proletariato – al termine della lotta di classe – non erano che il letto a baldacchino, i comò stile Luigi XVIII e i lampadari alla maniera di Murano. Il tutto senza il minimo rispetto dei più elementari principi di verosimiglianza. L’importante era crederci, perché se da qualche parte nel mondo quelle beate cose succedevano davvero, prima o poi sarebbero capitate anche a noi!

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