Balla, non fermarti
E lui no, che non si ferma. L'abbiamo capito quando lo abbiamo chiesto a tre grandi artisti di raccontarlo (Enrico Palandri, Lorenzo Jovanotti Filippo Timi)...
Lucio Dalla, Foto Luigi Ghirri
Filippo Timi:
Mia sorella, quella gran stronza,
s’era fissata con Lucio Dalla
Basso, peloso e con la parrucca.
Lucio Dalla è il Socrate della musica italiana.
Me lo immagino ora, circondato da ragazzi bellissimi, nell’olimpo degli immortali, a cantare l’amore e le sue ombre, nella chiara luce dorata di quel pomeriggio d’inverno chiamato eternità.
Mia sorella, una gran stronza, ha però un pregio, a parte essersi tolta dai coglioni presto, s’è sposata a 22 anni, verso i 17 s’era fissata con Lucio Dalla, lo ascoltava dalla mattina alla sera.
Ma chi è ’sto mostro? Le avevo chiesto un giorno guardando la copertina di una musicassetta dove la faccia di un tipo assurdo, pelosissimo col basco in testa e gli occhiali ti guardava con espressione interdetta.
Scemo, m’aveva grugnito lei, perché lei non rispondeva, essendo più cicciona di un pallone aerostatico grugniva.
Questo è Lucio Dalla, uno dei più grandi cantanti del mondo, dopo Miguel Bosè.
Dire che Miguel Bosè fosse un cantante era già un azzardo, ma almeno era bellissimo, cazzo, stavo ore a guardare il poster di Cioè e Miguel con quei suoi denti bianchissimi e le fossette sulle guance e un sorrisetto da puttanella… ma paragonarlo a quella scimmia pelosa di Dalla era davvero assurdo.
Io avevo 12 anni e davvero non capivo un cazzo.
Dopo cinque anni finalmente quella stronza si era sposata, il che voleva dire: levata dalle palle.
La sera del matrimonio, ecco che mi piglia una strana malinconia. La camera svuotata di mia sorella se ne stava lì, a far niente, mi faceva brutto.
Ero contento che se ne fosse andata, finalmente avrei avuto tutta la casa per me, eppure, anche se mi costava ammetterlo, mia sorella, quella cicciona, stronza, che mi diceva cento volte al giorno, c’hai i piedi che puzzano, ed è inutile che ti lavi, la puzza ce l’hai incancrenita addosso, mi mancava.
Di nascosto, non so da chi, i miei dormivano, entro in camera sua e sopra al comodino vedo la cassetta di Lucio Dalla.
Se l’è dimenticata, penso, ma prendendola in mano ne scivola fuori un bigliettino di carta.
Ciao merda, così mi chiamava affettuosamente lei, anche se ti odio, mi mancherai. Volevo lasciarti il poster di Miguel Bosè, l’ho capito che ti piace, ma dammi retta Lucio è molto meglio.
PS. È inutile che ti lavi i piedi, la puzza ce l’hai nel sangue. Ti voglio bene, Chicca.
Che stronza Cicciona.
Ho messo la cassetta nel mangianastri, mi sono steso sul suo letto, pigiato play e chiuso gli occhi…
“Balla balla ballerino… Tutta la notte e al mattino, non fermarti, balla sulla tavola tra due montagne e se balli sulle onde del mare io ti vengo a guardare…”.
Cazzo mia sorella aveva ragione…
Il racconto intero di Filippo Timi e le altre storie su Lucio Dalla, li trovate sul numero in edicola.