Whitney Houston R.I.P.
Di Raffaella Giancristofaro
12 febbraio 2012
Whitney Houston se ne va, a 48 anni. In concomitanza con la serata di premiazione dei Grammy, come a dire "adesso festeggiate pure, tra voi famosi e premiati, io non ci sarò". Avrebbe dovuto essere ospite della festa a casa del suo discografico Clive Davis, è morta in una stanza d'albergo di Beverly Hills. Le cause del decesso non sono ancora note (e non ci interessano neanche). Sono anni che sentiamo i suoi segnali d'allarme, sperando che si rialzi dalle sue crisi e ci regali ancora un po' della sua voce elettrizzante. Il sorriso quello no, quello era dai tempi di The Bodyguard – apoteosi globale del sogno romantico – che non si vedeva più. Bella e con una voce strepitosa, un modello di successo per la comunità nera (ricordate Donne - Waiting to Exhale di Forest Whitaker?), e unica degna erede della tradizione soul e gospel di Aretha Franklin. Senza retorica, una che riusciva a rendere emozionante anche l'inno nazionale americano.
Riportiamo il comunicato della Recording Academy, organizzatrice dei Grammy: "Whitney Houston, sei volte premio Grammy, era una delle più grandi cantanti pop di tutti i tempi, e lascia dietro di sé una corposa colonna sonora che abbraccia gli ultimi trent'anni. La sua voce potente ha onorato molte canzoni indimenticabili e premiate. Oggi si è spenta una luce, nella comunità dei musicisti. Estendiamo le nostre più sentite condoglianze ai familiari, agli amici, ai fan e a tutti a quelli che sono stati toccati dalla sua bellissima voce". Cioè noi, tutti. Che tristezza. Che enorme spreco di talento.



