3 febbraio 2012

Nico Valsesia e Marco Gazzola in tappa di avvicinamento a Pititinga, Foto M. Nanetti
18.45, ora locale: Nico e Marco hanno fatto il loro ingresso pedalando a Pititinga, dove il resto dell’organizzazione della maratona si sta affaccendando a suon di grigliate, massaggi e lezioni di samba. Un po’ in ritardo sulla tabella di marcia e piuttosto provati, per dirla tutta; anche se per gente come loro 200 km al giorno in bicicletta avrebbero dovuto essere poco più di una sgambata.
Sì, perché nel curriculum di Nico Valsesia, tra molte altre imprese-limite, ci sono anche sei partecipazioni alla Race Across America (la gara ciclistica non stop coast-to-coast considerata la competizione più dura del mondo), così come in quello di Marco Gazzola c’è la vittoria morale all’ultimo Tor de Géants (un anello di 330 km di corsa intorno alla Valle d’Aosta, attraverso tutte le principali cime; arrivato primo con 5 ore di vantaggio, Marco è stato squalificato per aver sbagliato percorso – senza peraltro abbreviarlo - nell’ultima manciata di chilometri).
Il problema è che Nico e Marco, oltre a essere atleti straordinari, sono anche piuttosto approssimativi in quelle che considerano “uscite poco impegnative”; così si sono messi in marcia senza mappe, cartine o gps e senza domandarsi perché TUTTI, incluse le dune buggy che trasportano i turisti, quello stesso itinerario lo fanno in... direzione opposta.
Lo hanno capito quando si sono trovati a pedalare nove ore al giorno contro un vento teso e costante che rendeva il percorso una specie di gran prix della montagna. In più, la viabilità di questa zona del Brasile non è esattamente tra le più semplici. Così i due eroi si sono persi almeno 15 volte al giorno. Tanto che, alla fine, per avere una vaga idea di dove stessero andando, hanno fotografato con il cellulare la sommaria cartina disegnata sul menu del ristorante dove stavano pranzando.
Alla faccia dell’attrezzatura. Insomma, è stata una pedalata tutta di bolina: a zig zag e controvento. Accompagnata, a quanto pare, da una litania di imprecazioni che si è spenta solo all’arrivo. Ma questo non è altro che il prologo. Dalla prossima settimana si corre sul serio.


