7 febbraio 2012

I Bud Spencer con Kenny Brown, Foto Bud Spencer Blues Explosion
31 gennaio. Pensieri di Cesare. È il primo giorno di concorso. Ci presentiamo in un locale di Beale street per prendere i pass di mattina, verso le 11. C'è un'atmosfera di festa in giro: gente da tutto il mondo (anche se soprattutto americani). Bluesman elegantissimi, come vuole la tradizione, super fricchettoni, reduci del Vietnam o contadini del Mississippi. Vecchi, giovani… tutti molto gioviali e con tanta voglia di condividere la propria musica e la passione per il blues. L'unica cosa che va un po' contro le mie aspettative è la ridotta presenza di neri… mah. Il concorso ha inizio: tutti suonano davvero bene. La mia prima impressione, e cioè di un festival abbastanza classico e non aperto alle contaminazioni, viene sempre più confermata. Passando da un locale all'altro di Beale Street, però, vengo spesso rapito dai ragazzi neri che suonano nel parco con davanti il classico secchio per le mance. Più passa il tempo e più preferisco loro ai gruppi in concorso e mi chiedo: ma perché i neri che spaccano suonano nel parco e non partecipano al concorso? Tony mi spiega che da tempo la comunità afroamericana del Mississippi boicotta, o meglio non appoggia, queste manifestazioni organizzate praticamente solo da bianchi, e quindi preferiscono starsene per i fatti loro. Nella mia testa la situazione si fa sempre più confusa. Cioè, fondamentalmente hanno ragione, dopo tutto quello che gli hanno fatto passare... ma com'è possibile che in così relativamente poco tempo la situazione si sia ribaltata? Mah. Vabbè, veniamo ai Bud. Suoniamo verso le 20 e 40. Locale carinissimo, pieno di gente che impazzisce sin dalle prime note. Il live va benissimo. Alla fine un sacco di complimenti, compresi quelli di un componente della giuria che, forse per non farsi vedere, mi raggiunge fuori al locale. Torniamo a casa davvero felici e carichi.
1 febbraio. Seconda sera: intenzionati a spaccare il culo più della prima. Cambiamo leggermente la scaletta. Live sempre figo. Molti ci chiedono il cd. Un vecchio ci insegue fino alla macchina, lo vedo spuntare dietro un pick-up, mi fa pure un po' paura. Mi chiede il cd, glielo diamo e lui ci da 25 dollari. Noi glie ne avevamo chiesti 15 ma lui ha detto che meritiamo di più. Va beh, tutto lascia sperare il meglio, ma non passiamo il turno. Mmmhh… Nella mia testa la situazione si fa sempre più confusa...
2 febbraio. Pensieri di Adriano. Usciamo dall'autostrada ed entriamo nella località Potts camp, MS, tra le colline del Mississippi. Sappiamo che qui vive Kenny Brown, il "figlio bianco" di R.L. Burnside, chitarrista nei suoi dischi. È una bellissima giornata e siamo in mezzo ai boschi. Abbiamo l'indirizzo: sappiamo che abita lontano da tutto. Dopo una mezz'ora di curve arriviamo alla proprietà Brown. Sullo sfondo, una casa di legno e fuori, seduto, un uomo che non alza lo sguardo mai e i suoi cani. Ci presentiamo, e ci sediamo sulla veranda. Ci racconta del suo rapporto con il grande Burnside e l'esperienza con Jon Spencer, di Junior Kimbrough e del pic nic festival. Ci mostra il luogo dove ha registrato il suo ultimo disco una sorta di grande capanno degli attrezzi adibito a studio. Parliamo di chitarre e pick up, e ci consiglia alcuni piccoli negozi dove comprare strumenti. Ha l'aria di uno che ne ha passate tante.
Bud Spencer Blues Explosion, Hamburger live in Memphis


