6 settembre 2011

Foto © Chris Hyde/Getty Images
Di MICHELE BORONI
LOS ANGELES - Il primo atteso live di Kanye West dopo l'uscita e il successo di Watch The Throne (#1 su Billboard da almeno quattro settimane) avviene in realtà da solista.Il live tour con il compare milionario Jay-Z partirà a fine ottobre, in ritardo rispetto alle attese, a causa di una serie di animate discussioni tra i due sulle date. Del resto non è - e non sarà – affatto facile far convivere lo spropositato ego di entrambi in un solo progetto. Anzi, aspettiamoci ancora dei numeri “da colonnino” da parte dei due megalomani in questione. Per questo motivo Kanye West prima di quel tour aveva bisogno di una degna celebrazione di se stesso, un'iniezione di auto-ego-stima, una sincera rappresentazione del suo mondo spaccone ma sofisticato, fastoso ma con un coté artistico.
L'occasione gliel'ha offerta Activision, azienda leader dei videogame, che a Los Angeles ha organizzato un megaevento di due giorni per la presentazione del nuovo capitolo di Call of Duty, la serie (franchise per gli addetti ai lavori) più venduta del mondo videoludico, dal titolo Modern Warfare 3. Il concerto di Kanye West era l'evento di chiusura. Associazione ardita, anche perché Kanye West è uno dei pochi rapper in circolazione che non ha mai trattato temi di armi o di guerra (Call of Duty, per chi non lo sapesse, è un videogame bellico da ascrivere alla categoria degli “spara-spara”).
Oltre ai seimila ragazzotti partecipanti all'evento videoludico, al concerto c'era tutto il bel mondo losangelino fashionista e presenzialista adorante di fronte a “Dio Kanye”.
Come già anticipato, questo concerto altro non è che la rappresentazione della complessa a fragile mitomania del rapper di Chicago, che queste volta ha visto bene di scegliere la forma narrativa della tragedia greca per raccontarsi meglio: il fondale riprende la riproduzione di un rilievo votivo e il concerto è diviso in tre atti.
Il prologo la dice lunga: “Dark Fantasy” viene eseguita da Kanye bianco vestito su una piattaforma alta cinque piani, mentre sotto il corpo di ballo di 20 ballerine che funge da coro danza il tormento del rapper sotto le rigide coreografie di Vanessa Beecroft. Il primo atto si consuma con buona parte delle canzoni del plurilodato “My Beautiful Dark Twisted Fantasy” tra cui “Power” e “Monster” senza però i featuring di Jay Z e Nicki Minaj. Il palco è bianco candido e Kanye lo attraversa in lungo e largo con movenze e una gestualità più da popstar che da rapper. Dietro di lui tre tastiere, una chitarrista (mai presentati) e un dj. L'impressione è quello di trovarsi di fronte ad uno strano ibrido tra alt-Broadway e party che, se non fosse stato usato un migliaio di volte, chiameremo hip(ster)-pop.
La conferma ce la dà il secondo atto che inizia con una serie di paranoiche canzoni d'amore (Love Lockdown, Say You Will) tratte dal controverso 808 & heartbreak, il disco di synthpop malinconico e minimale tutto auto-tune e ritmi tribali e a cui dedica l'unico (lungo) discorso di tutto il concerto, mentre i tastieristi dietro ricreano un tappeto sonoro à la Jean Michelle Jarre. Per fortuna poi torna l'hiphop e, come ogni artista mainstrem che si rispetti, anche Kanye fa il suo bel medley dei suoi più grandi successi sia come artista principale (tra le altre “Touch the Sky”, “Gold Digger” bellissima) sia come ospite (American Boys, E.T., All of the Lights), con inserti qua e là di Queen e Michael Jackson. Con Stronger, il pezzo ricavato dal sample di Harder, Better, Faster, Stronger dei Daft Punk, si chiude il momento migliore dell'intero concerto.
Il terzo atto è quello del Kanye West più tormentato e decisamente arty. L'inizio è agghiacciante: un lungo lenzuolo bianco à la Christo copre tutto il palco sotto il quale il corpo di ballo crea varie figure. On air l'intero (intero!) tema di Vangelis di “Momenti di Gloria”, che in confronto le inaugurazioni delle Olimpiadi sono una spettacolo sobrio e di buongusto. Segue poi una dilatatissima esecuzione di Runaway con corpo di ballo in tutù nero (come nel video) e Kanye auto-tunizzato che armeggia una tastiera e una jingle machine. In coda la morte del cigno con lunga agonia da parte dell'etoile del corpo di ballo e del pubblico che occupava l'hangar dove Howard Hughes costruì la Spruce Goose, location del concerto. A chiudere il concerto, in una sorta di esodo greco, quel Lost in the World realizzato con Bon Iver, il nuovo singolo tratto da My Beautiful Dark Twisted Fantasy che termina con lo speech Who will survived in America? di Gil Scott Heron.
L'impressione è che Kanye West, in vista del prossimo tour con Jay-Z in cui prevarrà l'anima hip-hop più classica, abbia voluto qui privilegiare il suo aspetto più narcisistico e complesso, citazionista e contraddittorio. Se su disco tutto questo funziona, dal vivo il senso di ridicolo rischia seriamente di prendere il sopravvento. Siamo curiosi di vedere cosa accadrà con il Throne Tour.


