18 febbraio 2012

Gli Andead con Marky Ramone, Foto Internet
Sono passati due giorni dal concerto al Velvet di Rimini, e ho solo una cosa in testa: "facciamolo ancora"! Rieccomi quindi di nuovo in auto con Andrea Rock e Stefano Russo, questa volta in direzione Papozze, provincia di Rovigo. La nostra esibizione si terrà al Teatro Caruso, che al nostro arrivo si rivela essere sold-out: fatichiamo non poco per raggiungere il back-stage, mentre la band di apertura ci accoglie con una apprezzatissima cover dei The Hives.
Passano pochi minuti e finalmente anche Marky è dei nostri. Il camerino è quello delle grandi occasioni: una cucina. Già, perché il locale di stasera è nientemeno che una enorme pizzeria. Ma questo non è assolutamente un problema, anzi: dopo aver ordinato una pizza con aggiunta extra di aglio, il batterista dei Ramones è davvero di ottimo umore e dice che gli sembra di essere tornato indietro di trent'anni. Forse, proprio per via dell'insolito privè.
Pochi minuti dopo, nello scrivere la scaletta, arrivati a Judy Is A Punk arriva la domanda: "Marky, ma chi era Judy?". E lui, come già accaduto diverse volte durante questo tour, è ben felice di risponderci, raccontandoci la storia di questa ragazza con i toni emozionanti di un padre che racconta i suoi ricordi di gioventù ai propri figli.
Judy era una ragazza che frequentava la scena punk della grande Mela, ed era fidanzata con questo Jackie. Erano una coppia di fan sfegatati dei Ramones, e per qualche anno hanno seguito la band newyorchese in tutte le loro date. Nessuno sapeva bene come, ma indipendentemente dai chilometri che il bus percorresse, loro c’erano sempre. Marky li descrive come una sorta di Sid & Nancy: Judy aveva un carattere forte, dominante, mentre Jackie era più timido e introverso. In buona sostanza erano due punk, e la differenza tra di loro stava nel fatto che la personalità e il carattere di Judy erano tutta farina del suo sacco, mentre Jackie aveva bisogno di un "aiutino". Lo stesso, a base di droga e alcol, che Nancy dava a Sid Vicious "to let him shine".
Dopo questo vero e proprio viaggio nel tempo (che, credetemi, è davvero difficile descrivere a parole), è il momento di salire sul palco: ancora una volta lo show è una vera e propria "fiammata", tanto che confesso di essermi trovato a corto di fiato intorno a metà scaletta. Ma guardare negli occhi del batterista della band che ha dato vita al punk rock, attaccando a suonare il riff iniziale di Cretin Hop, mi ha fatto subito dimenticare ogni tipo di stanchezza e allo stesso tempo mi ha riempito il petto di orgoglio.
Dopo il consueto delirio scatenato dalle note di Blitzkrieg Bop, eccoci di nuovo nel back-stage: ho vissuto il live come un lampo, sono sudato fradicio e su di giri. Chissà per quale motivo, proprio in quel momento, realizzo di aver diviso ancora una volta palco e "spogliatoio" con lo stesso uomo che qualche anno fa è entrato nella Rock and Roll Hall of Fame… incredibile.
Per Marky, giusto il tempo di spiegarci il problema che ha avuto con un piatto durante il concerto (lo fa mimando un hula hoop, tra le risate generali) ed è già tempo di tornare sul palco per il dj-set. Quasi tutto il pubblico si ferma e si mette in coda per portarsi a casa una foto o un autografo. Vedo sfilare davanti a me l'intera discografia dei Ramones disco per disco, rigorosamente in vinile. Una ragazza mi chiede persino di autografarle la sua copia Brain Drain, ma ovviamente ho dovuto dire no: per rispetto verso la leggenda proprio non me la sono sentita, ed è giusto così.La serata volge al termine in questo modo, con una splendida atmosfera e un senso di gratificazione incontenibile che leggo anche negli occhi dei miei compagni di avventura. Mr. Ramone si congratula con noi per lo spettacolo e, come al solito, ci ringrazia e dice: "Next stop Turin, see you there guys!".


