<?xml version="1.0" encoding="iso-8859-1" ?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">
	<channel>
        <atom:link href="http://www.rollingstonemagazine.it/feed/blogger/linkiesta" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<title>RollingStoneMagazine > Blog > Linkiesta Blog</title>
            <link>http://www.rollingstonemagazine.it/feed/blogger/linkiesta</link>
	    <description>Linkiesta Blog</description>
            <language>it-IT</language>
            <copyright>RollingStoneMagazine.it - Copyright 2012</copyright>
            <lastBuildDate>Thu, 17 May 2012 04:07:23 +0200</lastBuildDate>
            <generator>RollingStoneMagazine</generator>
			    	<item> 
                  <title><![CDATA[La vera guerra all’Iran la fanno gli hacker]]></title>
		  <guid>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/la-vera-guerra-alliran-la-fanno-gli-hacker/47179</guid>
		  <link>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/la-vera-guerra-alliran-la-fanno-gli-hacker/47179</link>
		  <description><![CDATA[<p><span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, Palatino, 'Times New Roman', serif; font-size: 18px; line-height: 22px;">Nella centrale di Natanz, nel 2010, un virus molto complesso e distruttivo ha attaccato i computer della centrale, danneggiando il programma iraniano di arricchimento nucleare con il fine di impedirne la capacità di produrre armi nucleari. Una volta identificato il bersaglio, Stuxnet avrebbe eseguito delle azioni di ricognizione per le prime due settimane, per poi dar via all’attacco vero e proprio. Insomma, la cyber-guerra fra stati è già iniziata. <strong>Estratto di un articolo pubblicato su Technology Review Cina, </strong>tradotto e pubblicato sull’edizione italiana della rivista Mit dell’innovazione diretta da Alessandro Ovi.</span><span class="Apple-style-span" style="font-family: Helvetica, Tahoma, Arial, 'DejaVu Sans', sans-serif; font-size: 16px;"></span></p>
<div class="region region-content-top clearfix" style="padding-top: 0px;">
<div id="block-lk_b_helpers-lk_share_node" class="block block-lk_b_helpers region-even odd region-count-2 count-11" style="margin-bottom: 1em;">
<div class="content"></div>
</div>
<div id="block-views-node_element-img_articolo" class="block block-views region-odd even region-count-3 count-12" style="margin-bottom: 2em;">
<div class="content">
<div class="view view view-node-element view-id-node_element view-display-id-img_articolo view-dom-id-node-element-img-articolo-1 view-node-element view-id-node_element view-display-id-img_articolo view-dom-id-node-element-img-articolo-1">
<div class="view-content">
<div class="views-row views-row-1 views-row-odd views-row-first views-row-last" style="border-bottom-width: 0px; border-bottom-style: initial; border-bottom-color: initial;">
<div class="views-field views-field-field-immagine-singola-fid" style="line-height: 0.1em;"><span class="field-content"><img src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/uploads/articolo/immagine-singola/cyberwar.jpg" alt="" title="" class="imagecache imagecache-immagine_620_fixed imagecache-default imagecache-immagine_620_fixed_default" width="620" height="463" style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px;" /></span></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div id="content-area">
<div id="node-12135" class="node node-type-articolo node-promoted node-articolo-lettura clearfix">
<div class="content" style="font-size: 1.1em;">
<div class="taxonomy-filter-link" style="float: right; background-color: #455773; margin-top: -13px; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 10px;"><a href="http://www.linkiesta.it/esteri" style="color: white; display: block; text-transform: uppercase; text-align: center; text-decoration: none; line-height: 2.4em; font-size: 0.9em; width: 80px;">ESTERI</a></div>
<span class="submitted" style="font-size: 1em; color: #666666;">26 febbraio 2012 - 18:00</span>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;">Natanz, un paese nella provincia di Isfahan, in Iran: qui, l’attenzione della International Atomic Agency è rivolta verso la centrale di arricchimento dell’uranio. Nel corso di una ispezione condotta nel gennaio del 2010, un gruppo di investigatori della International Atomic Agency aveva scoperto che gli iraniani avevano installato migliaia di centrifughe all’interno della camera di arricchimento della centrale.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Questi macchinari erano in seguito stati rimossi per verifiche,</strong> oltre che prevenire il contrabbando di materiali radioattivi. Si è scoperto che e a distanza di pochi mesi l’Iran ne aveva già rimpiazzate 2mila. In circostanze normali, nel caso di difetti nei materiali o altri problemi, la centrale di Natanz avrebbe dovuto sostituire intorno al 10% delle sue 8mila 700 centrifughe, ovvero pressappoco 800 di queste. Le autorità Iraniane si erano poi rifiutate di spiegare la sostituzione di 2mila centrifughe.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>La International Atomic Agency</strong> ha esclusivamente autorità sul controllo dell’uso di materiali radioattivi e non sul monitoraggio degli equipaggiamenti rimpiazzati. Era però chiaro che qualcosa aveva distrutto queste centrifughe. Fu appreso in seguito tramite un rapporto privato che un virus molto complesso e distruttivo aveva attaccato i computer della centrale, danneggiando il programma Iraniano di arricchimento nucleare con il fine di impedirne la capacità di produrre armi nucleari.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Esistono migliaia di virus informatici,</strong> ma tra tutti, questo è stato il primo a essere definito un’arma da guerra informatica. Il 17 giugno 2010, Sergey Ulasen, direttore del dipartimento software antivirus della società di sicurezza VirusBlokAda, con sede a Minks, in Bielorussia, ha dichiarato che apparentemente, infetti dal virus informatico, i computer del proprio cliente Iraniano erano stati riavviati ripetutamente. Il suo team aveva analizzato campioni del virus e scoperto che questo ricorreva ad un sistema di infezione e contagio definito “0-day” (giorno zero).</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Il sistema “0-day vulnerabilities”, </strong>l’arma più efficace degli hacker, è una minaccia che sfrutta punti deboli dei computer che possono essere ignoti ad altri e persino ai loro programmatori. Laddove un 0-day riesce a penetrare un sistema di sicurezza, le informazioni vengono condivise tra gli hackers prima ancora che gli sviluppatori del sistema sotto attacco riescano a intervenire e proteggere gli utenti.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Lo “0-day vulnerabilities’” è un virus molto raro. </strong>Le aziende di software antivirus scoprono ogni anno migliaia di nuovi virus, ma appena una manciata di questi è di quel genere. In questo caso, il virus usa un flash drive infetto per trasferire i dati da un computer ad un altro. Il punto debole sta nei file Lnk di Windows Explorer di Microsoft. Una volta connessa la Usb al computer, Explorer scansiona automaticamente il suo contenuto In questo processo il codice malevolo si scarica silenziosamente in un file criptato. Microsoft si sta ora adoperando per rilasciare delle patch.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>In occasione di una comunicazione ufficiale sul Security Forum, </strong>VirusBlokAda ha rivelato che il virus era stato rilasciato la prima volta nel 2009, e da li in avanti era stato migliorato e modificato per un totale di tre versioni, la terza delle quali era stata rilasciata nell’aprile del 2010. Una versione di questo virus presentava certificati digitali originali della Realtek Semiconductor Corp. di Taiwan e di un’altra azienda di chip, la JMicron Technology. I quartier generali di queste due aziende si trovano nello Hsinchu Science Park.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Nessuno sa come degli hacker possano aver rubato i certificati originali delle due aziende. </strong>Gli unici indizi rivelano che dev’essersi trattato di un hacker estremamente abile e munito di grandi risorse. Un gruppo di esperti ha inoltre determinato che l’obiettivo dell’attacco da parte di un virus Struxnet era il sistema di controllo “Step7” dell’azienda Tedesca Siemens, un sistema con molteplici applicazioni, dall’industria alimentare a quella automobilistica, e dalle stazioni petrolifere a quelle per il trattamento dell’acqua. Questo genere di PLC (Programmable Logic Controller) viene ampiamente utilizzato per controllare una varietà di motori, valvole e interruttori.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Lo “Step7” è un software industriale di controllo</strong> che si basa su un modello di Windows. Generalmente, questi sistemi non sono soggetti ad attacchi perché non comportano particolari ritorni economici per gli hackers. Lo Struxnet viene utilizzato per operazioni di spionaggio industriale, furto di configurazioni e parametri di sistemi al fine di appropriarsi dei processi produttivi di aziende competitrici.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Symantec, una delle più grandi società di sicurezza informatica al mondo</strong>, ha analizzato Stuxnet con lo scopo di identificare una impronta digitale da aggiungere al database del software antivirus per incrementare la sicurezza nei computer dei propri clienti. Nel collaudo delle misure di sicurezze, i programmi contenenti 0-day necessitano di particolari attenzioni perché rappresentano l’ignoto per i ricercatori. Presto, il numero di programmi affetti da 0-day dovrebbe superare quota 100mila. L’impronta di Stuxnet nel database virus sta ancora accelerando la propria diffusione. L’analisi della distribuzione nazionale su computer infetti ha mostrato inaspettatamente che la maggior parte di questi si trova in Iraq ed Iran (tra 22mila e 38mila macchine infette), seguiti da Indonesia (6mila 700), India (3mila 700) e Stati Uniti (meno di 400). Sorge spontaneo associare la sua particolare propagazione a origini militari.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Esistono ora tre nuovi modelli di 0-day vulnerability. </strong>Oltre al Lnk vulnerability, Stuxnet è stato trovato nei file delle stampanti Windows, nei file di configurazione delle tastiere e nei programmi di controllo delle priorità d’accesso ai sistemi dei computer.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Stuxnet, oltretutto, ricorre alla codifica hardware del software Step7 </strong>per accedere ai database infetti e propagarsi a quelli di altri computer connessi ai server. Stuxnet non ricorre ad internet, bensì si diffonde attraverso la Lan locale. Lo strumento principale di infezione è la connessione Usb. I ricercatori della Symantec hanno identificato i nomi di dominio e il tabulato dei tempi nei campioni di virus, e questo ha permesso loro di rintracciare il punto di partenza del primo attacco al sistema. Hanno scoperto che in questo genere di casi l’hacker aveva attaccato i computer di cinque istituzioni in Iran. Gli attacchi erano stati lanciati nei mesi di marzo, aprile, maggio, giugno e luglio 2010. Da allora Microsoft ha rilasciato delle “patch” per porvi rimedio.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>I ricercatori hanno scoperto che il 24 luglio di quest’anno</strong> potrebbe essere il giorno in cui Stuxnet verrà terminato. Quando Stuxnet infetta una macchina, ne controlla l’orologio interno, ed una volta superato un tempo prestabilito dall’hacker smette di operare. Si ritiene che Stuxnet concluderà i propri attacchi entro questo periodo.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Il manager del dipartimento Symantec Security Emergency Response Operations,</strong> Liam Moore, ha rilasciato una analisi approfondita di Stuxnet. Stando a Moore, Stuxnet si sarebbe rivelato molto più complesso del previsto. Gli ‘0-day’ vengono nascosti da molteplici strati di camuffamento. La capacità del software stesso è alquanto grande, con 500kb rispetto ai 10-15k del programma malevolo vero e proprio.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>I ricercatori della Symantec hanno scoperto che laddove il virus infetta </strong>una macchina, acquisisce due nomi di dominio, mypremierfutbol.com e todaysfutbol.com. Symantec ha condiviso queste informazioni con altre aziende di sicurezza informatica e in appena una settimana sono stati controllati 38,000 computer. Ralph Langner, un esperto in sicurezza dei sistemi di controllo industriali, ha scoperto come Stuxnet fosse stato concepito per compiere attacchi mirati alle centrali nucleari Iraniane. L’interesse verso Stuxnet nacque quando notò che nei sistemi della Siemens, uno dei suoi clienti, presentavano delle anomalie. Dopo tre settimane di ricerca meticolosa, Langner ed il suo team giunsero alla conclusione che Stuxnet non era stato sviluppato per modelli specifici dei software Siemens. All’interno del suo codice si trovavano infatti le specifiche dettagliate della centrale che aveva subito l’attacco. Il virus è quindi innocuo verso quei sistemi che non rispondono a queste specifiche. Secondo Langner, Stuxnet sarebbe stato sviluppato con l’ausilio di dettagliate informazioni interne all’obiettivo prescelto che sarebbero state fornite da individui ricchi di informazioni riservate dall’interno del governo.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Secondo Langner, gli attacchi alla centrale di arricchimento dell’uranio di Natanz</strong> e alle turbine della centrale nucleare di Buschehr, sono stati perpetrati dalle stesse persone. Nel frattempo, i ricercatori della Symantec hanno scoperto che Stuxnet attacca il software che regola la velocità di rotazione di motori e rotori nei macchinari adoperati per operazioni di perforazione, tagli di metalli o macinazione, che richiedono un preciso controllo della velocità delle varie parti in movimento. Una ulteriore scoperta ha lasciato i ricercatori alquanto perplessi. Secondo i dati relativi ai comandi di controllo ricavati da Stuxnet, la frequenza delle centrifughe che erano state attaccate nella centrale andava dagli 807 ai 1210 Hz (nonostante il limite imposto a 600 Hz per limitare l’esportazione di macchinari che potrebbero essere utilizzati per arricchire l’uranio oltre valori destinati ad applicazioni industriali).</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Una volta identificato il bersaglio,</strong> Stuxnet avrebbe eseguito delle azioni di ricognizione per le prime due settimane, per poi dar via all’attacco vero e proprio. Nell’arco di 15 minuti, il sistema avrebbe portato la frequenza delle centrifughe a 1410 Hz, per poi tornare ad una frequenza di 1064 Hz. Dopo 27 giorni, una nuova direttiva avrebbe imposto la decelerazione delle centrifughe fino a 2 Hz. Dopo altri 27 giorni, il sistema sarebbe ripartito con la prima tipologia di attacco. Gli sbalzi estremi nella frequenza degli invertitori hanno cosi compromesso l’integrità delle centrifughe</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>L’organizzazione di Xisalixi per l’energia atomica dell’Iran </strong>(AliAkbar Salehi), ha riconosciuto l’attacco informatico alle proprie centrali nucleari, asserendo però che l’intervento tempestivo dello staff tecnico avrebbe limitato i danni. L’ex ispettore armi delle nazioni Unite, David Albright, ha confermato che, nonostante l’attacco condotto da Stuxnet, gli impianti della centrale di arricchimento di Natanz non sarebbero state danneggiate a sufficienza da rallentare il programma di arricchimento dell’Iran, e la “National Interpersonal Intelligence Agency”(*) sostiene che l’Iran potrebbe a breve essere in grado di produrre armi nucleari.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><strong>Nuovi dati confermerebbero la teoria di Langner </strong>secondo cui Stuxnet farebbe parte di una operazione di politica globale. Sebbene preoccupato, il ricercatore ha deciso di esporre le proprie scoperte al pubblico per garantire la sicurezza internazionale.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px;"><em>(*) Così come tradotta dal Cinese , non si riesce a definire quale sia questa agenzia.</em></p>
</div>
</div>
</div>
<p><span class="Apple-style-span" style="font-family: Helvetica, Tahoma, Arial, 'DejaVu Sans', sans-serif; font-size: 16px;"><span><br /><br />Leggi il resto: <a href="http://www.linkiesta.it/stuxnet-iran-nucleare#ixzz1nZglJoe7" style="color: #003399;">http://www.linkiesta.it/stuxnet-iran-nucleare#ixzz1nZglJoe7</a></span></span></p>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[I mille volti della Lega in piazza a Milano – Fotogallery]]></title>
		  <guid>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/i-mille-volti-della-lega-in-piazza-a-milano-fotogallery/45707</guid>
		  <link>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/i-mille-volti-della-lega-in-piazza-a-milano-fotogallery/45707</link>
		  <description><![CDATA[<h1 class="title"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 10px; font-weight: normal;">Di Federica Verona</span></h1>
<div class="region region-content-top clearfix">
<div id="block-views-node_element-cat_articolo" class="block block-views region-odd even region-count-1 count-10">
<div class="content">
<div class="view view view-node-element view-id-node_element view-display-id-cat_articolo view-dom-id-node-element-cat-articolo-1 view-node-element view-id-node_element view-display-id-cat_articolo view-dom-id-node-element-cat-articolo-1">
<div class="view-content">
<div class="views-row views-row-1 views-row-odd views-row-first views-row-last">
<div class="views-field views-field-field-catenaccio-value">
<div class="field-content"><!--paging_filter-->
<p>Sono arrivati a Milano da tutta la Padania per protestare contro il governo Monti e anche per regolare i conti interni al Carroccio. Hanno sfilato, gridato, fischiato, sventolato bandiere e innalzato cartelli spesso dai toni coloriti. </p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<!-- /.block -->
<div id="block-views-node_element-img_articolo" class="block block-views region-odd even region-count-3 count-12">
<div class="content">
<div class="view view view-node-element view-id-node_element view-display-id-img_articolo view-dom-id-node-element-img-articolo-1 view-node-element view-id-node_element view-display-id-img_articolo view-dom-id-node-element-img-articolo-1">
<div class="view-content">
<div class="views-row views-row-1 views-row-odd views-row-first views-row-last">
<div class="views-field views-field-field-immagine-singola-fid"><span class="field-content"><img src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/uploads/articolo/immagine-singola/deretano.jpg" alt="Signora di Gallarate con cartello di protesta, a Milano" title="Signora di Gallarate con cartello di protesta, a Milano" class="imagecache imagecache-immagine_620_fixed imagecache-default imagecache-immagine_620_fixed_default" height="465" width="620" /></span></div>
<div class="views-field views-field-field-immagine-singola-data"></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div id="content-area">
<div id="node-10649" class="node node-type-articolo node-promoted node-articolo-lettura clearfix">
<div class="content">
<p><img alt="" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/uploads/articolo/Iega26.jpg" /></p>
<p><img alt="" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/uploads/articolo/lega 1.jpg" /></p>
<p><img alt="" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/uploads/articolo/lega2.jpg" /></p>
<p><img alt="" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/uploads/articolo/lega3.jpg" /></p>
<p><img alt="" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/uploads/articolo/lega4.jpg" /></p>
<p><img alt="" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/uploads/articolo/lega5.jpg" /></p>
</div>
</div>
</div>
<div style="overflow: hidden; color: #000000; background-color: #ffffff; text-align: left; text-decoration: none;"><br />Leggi il resto: <a style="color: #003399;" href="http://www.linkiesta.it/facce-lega#ixzz1kGwMSTFe">http://www.linkiesta.it/facce-lega#ixzz1kGwMSTFe</a></div>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[Veltroni Vs. Renzi: trova le differenze]]></title>
		  <guid>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/veltroni-vs.-renzi-trova-le-differenze/43445</guid>
		  <link>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/veltroni-vs.-renzi-trova-le-differenze/43445</link>
		  <description><![CDATA[<h1 style="line-height: 1.3em; margin: 0px; font-family: Georgia, Palatino, 'Times New Roman', serif; font-size: 1.8em; font-weight: normal;" class="title">Il wiki-programma di Renzi? Ricorda un po’ Veltroni</h1>
<div style="padding-top: 0px;" class="region region-content-top clearfix">
<div style="margin-bottom: 0px;" id="block-views-node_element-cat_articolo" class="block block-views region-odd even region-count-1 count-4">
<div class="content">
<div class="view view view-node-element view-id-node_element view-display-id-cat_articolo view-dom-id-node-element-cat-articolo-1 view-node-element view-id-node_element view-display-id-cat_articolo view-dom-id-node-element-cat-articolo-1">
<div class="view-content">
<div style="border-bottom-width: 0px;" class="views-row views-row-1 views-row-odd views-row-first views-row-last">
<div class="views-field views-field-field-firma-value">
<div style="text-align: left; font-variant: small-caps; color: #666666; clear: both; font-size: 0.9em;" class="field-content article-signature">
<p style="margin: 0px; padding: 0px;">A cura di Dario Ronzoni e Paolo Stefanini</p>
</div>
</div>
<div style="line-height: 1.3em; margin-top: 0.6em; font-family: Georgia, Palatino, 'Times New Roman', serif; font-size: 1.1em;" class="views-field views-field-field-catenaccio-value">
<div class="field-content">
<p style="margin: 0px 0px 1em;">Renzi il gran rottamatore, Renzi che fa estinguere i dinosauri… Eppure, a leggere i suoi cento punti e a confrontarli con il programma con cui Walter Veltroni perse le elezioni del 2008, sono tantissime le somiglianze. I due vanno a braccetto sui principali temi economici, politici e sociali. Anche in politica, nulla si crea e nulla si distrugge. Le uniche differenze sono sull’allarme sicurezza e immigrazione. Tre anni fa erano temi centrali. Adesso, con la crisi economica quelle paure sono scomparse. E in un Paese che rischia il default viene quasi nostalgia.<span class="Apple-converted-space"> </span><strong>Leggi tutte le (tante) somiglianze e trova le differenze tra Veltroni e Renzi nella nostra infografica.</strong></p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div style="margin-bottom: 1em;" id="block-lk_b_helpers-lk_share_node" class="block block-lk_b_helpers region-even odd region-count-2 count-5">
<div class="content"><span class="field-content"><img style="cursor: auto; border-width: 0px;" class="imagecache imagecache-scala_940 imagecache-default imagecache-scala_940_default" title="Il confronto dei programmi di Veltroni e Renzi" alt="Il confronto dei programmi di Veltroni e Renzi" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/scala_940/uploads/articolo/gallery/veltroni renzi.png" width="940" height="1799" /></span></div>
</div>
<div class="views-row views-row-2 views-row-even">
<div style="line-height: 0.1em;" class="views-field views-field-field-gallery-fid"><span class="field-content"><img style="cursor: auto; border-width: 0px;" class="imagecache imagecache-scala_940 imagecache-default imagecache-scala_940_default" title="Il confronto dei programmi di Veltroni e Renzi" alt="Il confronto dei programmi di Veltroni e Renzi" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/scala_940/uploads/articolo/gallery/veltroni renzi 2.png" width="940" height="1179" /></span></div>
</div>
<div style="border-bottom-width: 0px;" class="views-row views-row-3 views-row-odd views-row-last">
<div style="line-height: 0.1em;" class="views-field views-field-field-gallery-fid"><span class="field-content"><img style="cursor: auto; border-width: 0px;" class="imagecache imagecache-scala_940 imagecache-default imagecache-scala_940_default" title="Il confronto dei programmi di Veltroni e Renzi" alt="Il confronto dei programmi di Veltroni e Renzi" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/scala_940/uploads/articolo/gallery/veltroni renzi 3.png" width="940" height="842" /></span></div>
</div>
<div style="margin-bottom: 0px;" id="block-views-node_element-testo_articolo" class="block block-views region-even odd region-count-4 count-7">
<div class="content">
<div style="font-size: 1.1em;" class="view view view-node-element view-id-node_element view-display-id-testo_articolo view-dom-id-node-element-testo-articolo-1 view-node-element view-id-node_element view-display-id-testo_articolo view-dom-id-node-element-testo-articolo-1">
<div class="view-content">
<div style="border-bottom-width: 0px;" class="views-row views-row-1 views-row-odd views-row-first views-row-last">
<div style="color: #666666; font-size: 1em;" class="views-field views-field-created"><span class="field-content">4 novembre 2011 - 13:00</span></div>
<div class="views-field views-field-body">
<div class="field-content">
<p style="margin: 1em 0px;"><strong>Messi a confronto, i due programmi sono simili come un padre e un figlio.<span class="Apple-converted-space"> </span></strong>Da una parte c’è Matteo Renzi, il contestatore del Pd dai toni perentori. Dall’altra ci sono gli slogan anodini di Veltroni, che sembrano promettere tutto e il contrario di tutto. È il famoso “ma anche”, che ha segnato lo stile di una campagna finita, per lui, molto male, alle elezioni del 2008. Molti temi che Veltroni anticipa quasi con timidezza vengono ripresi nei 100 punti renziani. A volte, ampliati. Come, ad esempio, l’abolizione del bicameralismo perfetto: per entrambi è meglio lasciare in piedi una Camera sola e dimezzare i candidati (quelli di Renzi, in realtà sono un filo di più). Oppure l’apertura del voto per i sedicenni. Per Veltroni era meglio limitarsi alle amministrative, ma Renzi fa di più e li porta anche alle politiche. Così, dice, si svecchia non solo la classe dei politici, ma anche quella degli elettori.</p>
<p style="margin: 1em 0px;"><strong>Vanno a braccetto su Tav e grandi infrastrutture.</strong><span class="Apple-converted-space"> </span>Sulla riforma del sistema universitario, considerato troppo dispersivo di risorse, vogliono (più o meno) le stesse cose (anche se Renzi, di scuola, non dice niente). Sono d’accordo sui diritti delle unioni civili, e chiedono detrazioni per le famiglie (Renzi vuole un quoziente famigliare). E, allo stesso modo, si battono per l’ambiente, sostenendo l’energia pulita e a basso impatto. Non solo: vogliono entrambi cambiare la Rai (anche se, su questo, Renzi è più duro contro i partiti).</p>
<p style="margin: 1em 0px;"><strong>A parte questo, però, alla base dei due programmi ci sono differenze profonde.</strong><span class="Apple-converted-space"> </span>Veltroni, nei suoi dodici punti aveva dato, ad esempio, ampio spazio alla sicurezza. «Il progetto del Pd per l’Italia si baserà su 10 pilastri», recita il documento. E, in cima alla lista, la «Sicurezza, prima di tutto». Un tema cui dedica più pagine: il «Pacchetto sicurezza», l’introduzione di tecnologie come la banda larga «per chiedere e ottenere aiuto in tempi rapidissimi», l’aumento degli «agenti per le strade», e l’estensione a livello nazionale del «Patto per la sicurezza». Renzi, di tutto questo, non ne parla neppure. Nemmeno una parola. L’allarme sicurezza non va più di moda.</p>
<p style="margin: 1em 0px;"><strong>Infatti il tasto su cui preme Renzi è l’economia: ma intesa come lotta agli sprechi,</strong><span class="Apple-converted-space"> </span>riorganizzazione del sistema, incentivi alle imprese (non a caso privilegia l’abolizione dell’Irap e vorrebbe creare un sistema di sussidi per i giovani imprenditori). E poi: lotta contro il vitalizio dei parlamentari, amnistia per allontanare i corrotti dalla politica, liberalizzazioni, regole dure e severe per la giustizia e i magistrati, per i manager e gli amministratori pubblici. Sugli immigrati, poche parole, comunque efficentiste.</p>
<p style="margin: 1em 0px;"><strong>Sorge allora il sospetto che, più che di Veltroni (come detto sopra), Renzi sia figlio della crisi economica,</strong><span class="Apple-converted-space"> </span>del sentimento anti-casta che è scoppiato negli ultimi anni (il volume di Rizzo e Stella è uscito nel dicembre 2007, poco prima delle elezioni), del clima di emergenza che si respira negli ultimi mesi. E allora, come è giusto per lui, preferisce cavalcare l’onda degli sprechi e della disorganizzazione dello Stato, sventagliando progetti e proposte di riforma di difficile realizzazione (per abolire una Camera ci vuole una legge di riforma costituzionale, ben difficile da fare approvare a chi, proprio con quel voto, si taglia il ramo su cui siede) che piacciono a sinistra “ma anche” a destra. E allora, rileggendo le pagine mai realizzate di Veltroni, viene quasi nostalgia. Per come eravamo, pochi anni fa. Sì, quando era un problema la sicurezza, non la paura del fallimento del nostro Paese. Quando ancora, un poco, si poteva sognare. E quando Veltroni poteva proporre, passando quasi per coraggioso, un rapporto debito/Pil del 90% in tre anni. E non, come fa Renzi, un necessario rapporto del 100%.</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p><span><br /><br />Leggi il resto:<span class="Apple-converted-space"> </span><a style="color: #003399; cursor: pointer;" href="http://www.linkiesta.it/renzi-veltroni#ixzz1ckltj2Rp">http://www.linkiesta.it/renzi-veltroni#ixzz1ckltj2Rp</a></span></p>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[Così muore la finta rivoluzione liberale di Berlusconi]]></title>
		  <guid>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/cos-muore-la-finta-rivoluzione-liberale-di-berlusconi/43043</guid>
		  <link>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/cos-muore-la-finta-rivoluzione-liberale-di-berlusconi/43043</link>
		  <description><![CDATA[<p><strong><br /></strong></p>
<p><strong>A furia di prevedere, da quattro anni almeno</strong>, la prossima caduta di Berlusconi, prima o poi l'azzeccheremo. Questa volta potrebbe essere quella buona perché si stanno concentrando tutte le condizioni della crisi finale del berlusconismo e della sua lunga egemonia sulla politica italiana. Sono possibili sorprese. Berlusconi non ha alcuna intenzione di fare il passo indietro. Scommette sulle divisioni dell'avversario per condurre una campagna elettorale vincente, ma soprattutto non vuole dare l'idea della ritirata che potrebbe esporre il suo mondo, e i suoi interessi, alla vendetta dei vincitori. L'uomo è combattivo, probabilmente non ha la percezione esatta del discredito che lo circonda, non si lascia altra strada se non la resa con le armi, metaforicamente parlando, in mano. In questo è gheddafiano come l'amico che ha clamorosamente tradito e che a lui si era rivolto nel suo ultimo messaggio. Tuttavia il D-day sembra sempre più vicino e molti pensano che questa sia la settimana cruciale in cui si deciderà il suo destino.</p>
<p><strong>Vediamo da vicino tutti gli elementi </strong>che portano a pensare all'avvicinarsi della svolta. Il primo dato che salta agli occhi è l'isolamento internazionale. Qui agiscono diversi fattori. Da un lato c'è un mondo di centro-destra europeo, da Sarkozy alla Merkel, che vuole distinguere le sorti dei conservatori da quelle del populista diventato, a forza di voti, socio decisivo nel Ppe. È in atto un ripensamento profondo nella destra democratica europea che vive una stagione di crisi elettorale sia in Francia sia in Germania anche se si appresta a vincere in Spagna. Il conservatorismo europeo in pratica vuole rompere il cordone ombelicale che lo ha legato alla sua opzione populista e vuole tornare a ragionare in termini classici. Berlusconi è stato parte di questo mondo senza essere mai accettato fino in fondo. Colpa della singolarità della sua figura politica, ma anche frutto di scelte internazionali, dalla Libia alla Russia putiniana, che i conservatori hanno vissuto come invasione di campo. Per la stessa ragione anche gli Usa non sopportano più Berlusconi.</p>
<p><strong>Il secondo punto di crisi che sta maturando </strong>riguarda l'inaffidabilità italiana in materia di politica economica. Il tremontismo è stata una breve parentesi nella gestione del bilancio, ma in Europa si sta facendo strada l'idea che i paesi in crisi abbiano non solo la necessità di dimagrire a riguardo delle spese dello stato ma abbiano bisogno di indirizzarsi verso la crescita. Berlusconi ha fallito sui due campi e paesi che si sono impegnati nel comprare il debito italiano stanno mostrando di non aver fiducia nella solvibilità del debitore.</p>
<p><strong>Il commissariamento dell'Italia da parte della Ue</strong>, della sua burocrazia e dei paesi più forti è quindi la sintesi di diverse spinte: la normalizzazione politica nel mondo conservatore, la voglia di metter fine alle incursioni italiane negli affari Nord-Sud e Est-Ovest, l'inaffidabilità del governo sia nella gestione dei conti sia nella definizione di politiche di crescita. Da qui gli ultimatum, i sorrisi di scherno, le indicazioni precettive.</p>
<p><strong>Berlusconi può scegliere per qualche ora</strong> e per qualche giorno di mostrarsi indignato cercando di ricompattare l'orgoglio nazionale. Ma non ci riuscirà e soprattutto, se non farà le cose che l'Europa gli chiede, si troverà esposto al voto di sfiducia dei mercati un minuto dopo che la stessa Europa si mostrerà reticente nel comprare il debito italiano. Internazionalmente parlando, Berlusconi non ha scampo, è finito. Può sopravvivere, può prendere tempo ma la campanella dell'ultimo giro è suonata e soprattutto gli investitori finanziari e i maggiori paesi europei gli hanno detto con chiarezza che lo considerano inaffidabile. L'Europa ci penserà due volte prima di colpire al cuore l'Italia, ma la rivolta dei mercati è dietro l'angolo.</p>
<p><strong>Il D-day è cominciato anche sul fronte interno. </strong>La Lega per la prima volta sta, tutta intera, prendendo in considerazione l'idea della rottura della maggioranza. La Lega è in grave crisi, al proprio interno e nel rapporto con il proprio elettorato. Bossi e il “cerchio magico” hanno paura del dopo e cercano la sopravvivenza, ma poco alla volta si rendono conto che il capitale di consenso concentrato sul vecchio leader si sta consumando. La Lega sa anche che nel dopo Berlusconi si apre la prospettiva del proprio isolamento politico e di una resa dei conti interna molto feroce. E tutto ciò la induce alla prudenza, tuttavia sia i bossiani sia i maroniani capiscono che il tirare a campare allontana lo scontro ma avvicina la rovina del movimento. Se la rottura della coalizione sul tema del federalismo oppure sulla secessione rischia di enfatizzare il fallimento della esperienza di governo, la rottura sulle pensioni riapre un dialogo con la base popolare leghista. Un passo indietro su questo tema sarebbe per la Lega micidiale. Una rottura avrebbe invece la forza di riannodare fili spezzati con il proprio popolo. È facile immaginare che in queste ore Berlusconi e Bossi si ingegneranno a trovare una via d'uscita, ma siamo di fronte alla classica situazione in cui al cammello è impossibile passare per la cruna dell'ago.</p>
<p><strong>Il terzo fronte da esaminare è quello interno al Pdl. </strong>Qui il malessere è drammatico. Molti hanno capito che siamo arrivati alla fine della magnifica avventura. Pochi hanno il coraggio di fare gesti clamorosi, ma altrettanti scrutano l'orizzonte per vedere che cosa si prepara. Uno di questi è Tremonti. Il ministro è improvvisamente scomparso dalla prima scena. È, o ha, non so scegliere il verbo, capottato in parcheggio. L'idea che si faccia rosolare a fuoco lentissimo mentre si sta erodendo definitivamente la sua fama di novello Quintino Sella sui conti dello stato, appare improbabile. Così come è improbabile che non avvertano l'urgenza degli eventi le aree ex democristiane, mentre quelle ex socialiste si sono condannate al secondo fallimento di una leadership carismatica. È facile immaginare che nei prossimi voti parlamentari il governo andrà sotto numerose volte accentuando quella sensazione di sbando che tanto preoccupa il capo dello Stato. Finora i sondaggi dicono che il Pdl, pur in caduta libera, mantiene molti consensi, ma anche i berlusconiani più accesi non possono non vedere che sta crescendo la corrente di opinione pubblica che spera nella estromissione del premier. C'è stato un momento in cui il “tradimento” sarebbe stato sanzionato dal discredito del popolo di destra. Ora siamo di fronte alla necessità del “tradimento”.</p>
<p><strong>Ormai sono lontani da Berlusconi sia la Cei sia la Confindustria</strong>, sia i suoi antichi alleati europei sia i suoi amati mercati. E tutto si sta concentrando in questo fine mese. Non sarà una rivoluzione e di ottobre quella che si sta preparando, ma certo siamo alla fine di una finta rivoluzione liberale.</p>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[Se Berlusconi fa un passo indietro subito nel 2013 vinciamo noi]]></title>
		  <guid>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/se-berlusconi-fa-un-passo-indietro-subito-nel-2013-vinciamo-noi/39667</guid>
		  <link>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/se-berlusconi-fa-un-passo-indietro-subito-nel-2013-vinciamo-noi/39667</link>
		  <description><![CDATA[<div id="site-top-wrapper" class="clearfix"><!-- /.region --></div>
<div id="content" class="column clearfix">
<div class="section">
<div class="before-title field-tipologia-articolo"> </div>
<div class="region region-content-top clearfix">
<div id="block-views-node_element-cat_articolo" class="block block-views region-odd odd region-count-1 count-9">
<div class="content">
<div class="view view view-node-element view-id-node_element view-display-id-cat_articolo view-dom-id-node-element-cat-articolo-1 view-node-element view-id-node_element view-display-id-cat_articolo view-dom-id-node-element-cat-articolo-1">
<div class="view-content">
<div class="views-row views-row-1 views-row-odd views-row-first views-row-last">
<div class="views-field views-field-field-catenaccio-value">
<div class="field-content">
<p>La Minetti? «Molto peggio di Ruby ma per quanto ne sapevo io aveva patecipato solo a Colorado caffè». Un Formigoni a ruota libera sul lungomare di Rimini parla di politica «Napolitano? Da noi ha fatto un bel discorso ma poteva farlo ovunque». E su Berlusconi dice che «o annuncia un passo indietro entro Natale, o nel 2013 perdiamo»</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<!-- /.view --></div>
</div>
<!-- /.block -->
<div id="block-lk_b_helpers-lk_share_node" class="block block-lk_b_helpers region-even even region-count-2 count-10">
<p class="service-links-twitter first"> </p>
</div>
<!-- /.block -->
<div id="block-views-node_element-img_articolo" class="block block-views region-odd odd region-count-3 count-11">
<div class="content">
<div class="view view view-node-element view-id-node_element view-display-id-img_articolo view-dom-id-node-element-img-articolo-1 view-node-element view-id-node_element view-display-id-img_articolo view-dom-id-node-element-img-articolo-1">
<div class="view-content">
<div class="views-row views-row-1 views-row-odd views-row-first views-row-last">
<div class="views-field views-field-field-immagine-singola-fid"><span class="field-content"><img class="imagecache imagecache-immagine_620_fixed imagecache-default imagecache-immagine_620_fixed_default" title="" alt="" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/uploads/articolo/immagine-singola/berlusconi-formigoni.jpg" width="620" height="413" /></span> <br /><br />RIMINI - È mezzanotte e mezza quando Roberto Formigoni si avvicina ad una tavolata di giornalisti al ristorante Basilico, sul lungomare, vicino al bagno numero 47. Ed è un fiume in piena: «Se Berlusconi annuncia un passo indietro entro Natale nel 2013 vinciamo noi». Deve fare un passo indietro perché io non posso pensare di “farlo fuori”: per me pugnalare Silvio «sarebbe come pugnalare un padre anche se Berlusconi non è un padre per me». Ma lo scandalo Ruby è pesato sul vostro elettorato, gli chiede qualcuno? Formigoni spiazza tutti: «È stato peggio con la Minetti, in fondo gli italiani pensano che ognuno a casa possa fare quello che vuole ma se c’è di mezzo una funzione pubblica allora si arrabbiano».</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div id="content-area">
<div id="node-5591" class="node node-type-articolo node-articolo-news clearfix">
<div class="content">
<p><strong>Già, ma la Minetti è stata eletta </strong>proprio nel listino del presidente della Regione Lombardia? «Per me e per tutti voi aveva partecipato solo a Colorado Cafè».</p>
<p><strong>In questo vuoto Napolitano</strong> si è presentato a Rimini con un discorso forte, attaccando il governo con l'accusa di avere occultato la gravità della crisi. Quasi un discorso da leader dell’opposizione: «No, da noi ha fatto un bel discorso ma poteva farlo ovunque, anche alla festa dei Carabinieri». Cioè? «Voglio dire che a noi piace che chi viene qui accetti di confrontarsi con noi perchè siamo noi con la nostra storia e la nostra identità. Fu una condizione che imponemmo ad esempio a Spadolini, in occasione del secondo meeting, quando al primo presidente del Consiglio laico della storia della Repubblica chiedemmo di confrontarsi seriamente con noi, sui nostri temi, oppure di non venire».  Formigoni ha una bella camicia blu e alla tavolata racconta molte altre cose.</p>
<p><strong>Ad esempio, a proposito di dissapori</strong> col Presidente del Consiglio e col suo entourage, contesta l'acquisto di Aquilani: «Era meglio se ci tenevamo Pirlo». Sempre per stare a Milano, qualcuno gli chiede come va con Pisapia. «Benissimo!». Una malizia arriva dalla tavolata: “Finalmente abbiamo un sindaco, vero Presidente?”. Risata sornionona: sperare in una conferma, in un “sì, proprio così!”, sarebbe stato davvero troppo per una nottata già davvero generosa, giornalisticamente parlando. </p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[E per la Polverini “berlusconiano” è già un insulto]]></title>
		  <guid>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/e-per-la-polverini-berlusconiano-gi-un-insulto/39191</guid>
		  <link>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/e-per-la-polverini-berlusconiano-gi-un-insulto/39191</link>
		  <description><![CDATA[<p>Duro scontro all’assemblea della regione Lazio. Si parla di piano casa, ministri che interferiscono e di assemblee sovrane. A un certo punto, l’affondo finale: «Berlusconiani!». Peccato che a parlare sia <span style="border: 0pt none; padding: 0pt; margin: 0pt; border-collapse: collapse; clear: none; float: none; outline: medium none; position: relative; display: inline; width: auto; height: auto; text-decoration: none; cursor: url('http://cdn.apture.com/media/imgs/crsr/socialLink.png'), default;" id="apture_prvw1"><a href="http://www.linkiesta.it/e-la-polverini-berlusconiano-e-gia-un-insulto" style="border-width: 0pt 0pt 1px; border-style: none none dotted; border-color: -moz-use-text-color -moz-use-text-color #0066cc; padding: 1px 3px 1px 1px; margin: 0pt; border-collapse: collapse; clear: none; float: none; outline: medium none; position: relative; display: inline; width: auto; height: auto; text-decoration: none; cursor: url('http://cdn.apture.com/media/imgs/crsr/socialLink.png'), default; color: inherit; top: -1px; -moz-border-radius: 2px 2px 2px 2px;" class=" snap_noshots"><span style="border-width: 0pt 0pt 1px; border-style: none none solid; border-color: -moz-use-text-color -moz-use-text-color #0066cc; padding: 0pt; margin: 0pt; border-collapse: collapse; clear: none; float: none; outline: medium none; position: absolute; display: inline-block; width: 0%; height: 100%; text-decoration: none; -moz-border-radius: 2px 2px 2px 2px; cursor: url('http://cdn.apture.com/media/imgs/crsr/socialLink.png'), default; background-color: #e0e6ec; left: 0pt; top: 0pt;"></span><span style="border: 0pt none; padding: 0pt; margin: 0pt; border-collapse: collapse; clear: none; float: none; outline: medium none; position: relative; display: inline; width: auto; height: auto; text-decoration: none; cursor: url('http://cdn.apture.com/media/imgs/crsr/socialLink.png'), default; left: 1px; top: 1px;">Renata Polverini</span></a><span style="border: 0pt none; padding: 0pt; margin: 0pt; border-collapse: collapse; clear: none; float: none; outline: medium none; position: static; display: inline; width: auto; height: auto; text-decoration: none; line-height: 1px;">​</span></span>, che ce l’ha con l’opposizione di centrosinistra e non viceversa. E con il ministro Galan, targato Pdl. E dire che sembra ieri che, senza nemmeno la lista Pdl schierata in campo, fu proprio Silvio Berlusconi a farle vincere la Regione...</p>
<p>«Ho parlato alle sedie vuote, considera». Un politico prende la parola, durante una seduta dell’assemblea regionale del Lazio. «È successo un fatto spiacevole rispetto all’intrusione, come è stato detto, di un ministro della Repubblica in quello che è il processo legislativo dell’assemblea regionale del Lazio». E fin qui pare tutto chiaro. «Ho trovato assolutamente sconveniente, e dal punto di vista istituzionale lo considero un errore gravissimo, che una parte di questa assemblea invece di far notare al ministro che l’assemblea è sovrana, eletta dal popolo, gli ha dato ragione. Questa assemblea si è messa al servizio del governo Berlusconi!». Chiarissimo.</p>
<p><iframe width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/hSnijEADBvQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Peccato che a parlare sia Renata Polverini, il presidente della Regione Lazio.</strong> Al governo, in regione, sostenuta dal Pdl, il partito di Galan. «Avete detto che un ministro della Repubblica può interferire con un’assemblea legislativa» dice il governatore. Questo perchè il ministro dei Beni Culturali aveva detto di aver trovato «evidenti tracce di incostituzionalità» nel piano casa della Regione. L’intervento della Polverini, un minuto e mezzo in tutto si chiude così: «Siete berlusconiani!», dice alzando la voce. Sbatte il microfono e si siede. «Berlusconiani!».</p>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[test yt]]></title>
		  <guid>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/test-yt/39190</guid>
		  <link>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/test-yt/39190</link>
		  <description><![CDATA[<p><iframe width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/hSnijEADBvQ" frameborder="0" allowfullscreen=""></iframe></p>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[Analisi I dolori di Mediaset, nel semestre previsti utili e margini in calo]]></title>
		  <guid>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/analisi-i-dolori-di-mediaset-nel-semestre-previsti-utili-e-margini-in-calo/38976</guid>
		  <link>http://www.rollingstonemagazine.it/blogs/linkiesta/analisi-i-dolori-di-mediaset-nel-semestre-previsti-utili-e-margini-in-calo/38976</link>
		  <description><![CDATA[<p>Un primo semestre difficile per Mediaset che annuncerà i conti domani. Pesa il calo della raccolta pubblicitaria, soprattutto in Spagna, e la pesante ristrutturazione di Endemol, la produttrice del Grande Fratello. Mentre il Lodo Mondadori avrà un impatto soltanto sulla holding Fininvest.</p>
<p>Raccolta pubblicitaria, reti di trasmissione e futuro di Endemol. In estrema sintesi, sono queste le incognite dove si concentrerà l’attenzione degli investitori, quando domani Mediaset presenterà i conti relativi al primo semestre, a mercati chiusi. Oggi, invece, si alzerà il velo sui risultati di Telecinco e Quatro, i due canali del Biscione nell’etere spagnolo.</p>
<p><strong>Gli analisti sono concordi nel ritenere </strong>che ci sarà un netto calo di utili e margini rispetto al 2010. <a class="external" href="http://it.reuters.com/article/italianNews/idITLDE76P0SW20110726" rel="nofollow">Secondo un sondaggio Reuters</a> condotto con 10 broker italiani ed esteri, l’utile netto consolidato scenderà di circa il 30% a 168 milioni (media) a fronte di un calo di pari entità dell’Ebit a 337 milioni di euro, e di ricavi totali in lieve contrazione (-1%) a 2,2 miliardi di euro (2,254 la mediana). «Ci aspettiamo un altro trimestre debole, con limitate speranze di ripresa», commenta Banca Akros in una nota diffusa dall’agenzia Reuters. «I costi stanno crescendo e i ricavi scendendo, questo significa che l'utile diminuirà a fine anno se non si riprende la pubblicità», affermava il 30 giugno scorso Marco Giordani, direttore finanziario di Cologno Monzese. Il calo semestrale, per Giordani, dovrebbe aggirarsi intorno al 2-2,5% (-3/3,5% i soli canali sulla tv analogica e digitale terrestre free), mentre in Spagna il mercato è «molto peggio» di quello italiano, e la contrazione della raccolta è stimata intorno al -4/5% rispetto al 31 dicembre 2010. <a class="external" href="http://www.mediaset.it/investor/documenti/2010/bilanci_it.shtml" rel="nofollow">L’anno scorso, la raccolta pubblicitaria lorda</a> delle reti Mediaset è ammontata a 2,76 miliardi di euro, registrando un incremento pari al 4,8% rispetto al 2009. Tradotto in cifre, un calo del 2,5% significa 69 milioni di euro in meno.</p>
<p><strong>Sempre a fine giugno, era arrivata</strong> l’ammissione – da parte del vicepresidente Mediaset, Pier Silvio Berlusconi – dei problemi di <em>due diligence</em> (valutazione gestionale, patrimoniale e finanziaria) sull’acquisizione delle torri di trasmissione di Dmt. La quale, forte di un’ottima performance in Piazza Affari (+35% a/a) <a class="external" href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-07-06/rischio-fusione-torri-dmtmediaset-064622.shtml?uuid=AafnkdlD" rel="nofollow">tramite i suoi soci di minoranza</a>, tra cui il fondo Permian, avrebbe deciso di muovere battaglia contro quello che giudica un accordo poco premiante, considerando che la proprietà dell’infrastruttura di trasmissione del segnale digitale terrestre sarà sempre più remunerativa con l’arrivo del gigante Sky, previsto l’anno prossimo.</p>
<p><strong>La terza questione concerne Endemol,</strong> la casa di produzione di <em>reality show</em> – dal Grande Fratello ad Affari Tuoi – <a class="external" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza e Mercati/2007/05/mediaset-endemol.shtml?uuid=393e73c2-01e6-11dc-bd94-00000e25108c&DocRulesView=Libero" rel="nofollow">acquisita nel 2007 per 2,7 miliardi di euro</a> da un consorzio composto da Mediaset, la controllata Telecinco, dal Cyrte Fund di John de Mol, e Gs Capital Partners VI Fund, fondo di Goldman Sachs (che ha ammesso di aver perso il 60% del suo investimento iniziale). Una mossa sfortunata, ricorrere alla leva a ridosso della peggiore crisi finanziaria dal ’29. «Il problema è il debito», aveva specificato Pier Silvio Berlusconi un mese fa, riferendosi ai 2,8 miliardi di euro, più del doppio della sua valutazione, pari a 1,2 miliardi di euro, in deciso calo rispetto ai 3,1 miliardi di tre anni fa. Una difficile ristrutturazione, soprattutto alla luce della crisi dei debiti sovrani europei. </p>
<p><strong>Infine, pesa sulla holding Fininvest, ma non sui</strong> <strong>conti Mediaset </strong>nello specifico, il risarcimento da 560 milioni di euro pagato oggi alla Cir del rivale Carlo De Benedetti Un impatto pari al 20% circa del patrimonio netto consolidato al 31 dicembre 2010, a quota 2,525 miliardi di euro. Ovvero, oltre il 25% del margine operativo lordo (utile al lordo di tasse e ammortamenti) 2010, cresciuto dell’8,4% sul 2009, a quota 2,1 miliardi di euro, a fronte di un debito pari a 1,35 miliardi di euro, rispetto agli 1,17 milioni del 2009. </p>
<p><strong>Spulciando i conti approvati il 29 giugno 2010</strong>, salta all’occhio la nota finale, che recita: «In riferimento alla vicenda Lodo Mondadori, Fininvest Spa conferma la propria convinzione che non sussista un danno risarcibile di cui debba rispondere e quindi, sotto il profilo delle appostazioni di bilancio, ritiene che non ci siano i presupposti per dar luogo ad alcun accantonamento». Tradotto: l’anno scorso non sono state prese misure per bilanciare un eventuale esito negativo della vicenda. Forse perché, come sostiene Giovanni Pons su Repubblica: «A fine 2009 nel portafoglio di Mediaset c’erano contanti per 701 milioni di euro. Quanto resta dei 2 miliardi incassati nel 2005 con il collocamento a Piazza Affari del 16,6% di Mediaset, a valle degli investimenti degli ultimi anni». </p>]]></description>
	        </item>
                     </channel>
</rss>

