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	<title>RollingStoneMagazine > Blog > Paola Manzoni</title>
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	    <description>Paola Manzoni</description>
            <language>it-IT</language>
            <copyright>RollingStoneMagazine.it - Copyright 2012</copyright>
            <lastBuildDate>Thu, 17 May 2012 04:10:34 +0200</lastBuildDate>
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                  <title><![CDATA[Giochi pericolosi, ipocrisia di Stato]]></title>
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		  <description><![CDATA[<p> </p>
<p class="MsoNormal">Basta accendere la tv per un&rsquo;ora per accorgersi del martellamento. Ogni 10 spot, 3 promuovono giochi (ex) d&rsquo;azzardo e scommesse, lotterie. Da qualche settimana con tanto di colonna sonora sanremese, rivista e corretta. Quel<a href="http://www.youtube.com/watch?v=zRDVQT_MT-o" target="_blank">l&rsquo;Italiano di Toto Cutugno che nel 1983</a>, dal palco dell&rsquo;Ariston, cantava con orgoglio nazionalpopolare la sua italianità. Basta un giochino di parole, un adattamento testuale, e si canta l&rsquo;orgoglio di essere italiani giocatori, che rivendicano il diritto di sognare di vincere, e che scommettono sul loro futuro. Ma voi vi ci riconoscete? È questa la scommessa sul futuro che sognate? Non credo davvero. Che tristezza. Che vergogna, pure, E che guaio. Se è vero che in Italia ci sono un milione di soggetti a rischio di ludodipendenza. Guaio talmente grosso da far intervenire il ministro Andrea Riccardi, preoccuppato della deriva che sta prendendo il fenomeno. L&rsquo;obiettivo per Riccardi è di vietare le pubblicità che incitano a giocare, o quanto meno di regolamentarle senza esitazione, richiamando lo Stato (&ldquo;che incassa molte risorse da questo settore&rdquo;) al dovere di occuparsi &ldquo;delle categorie più a rischio e dei drammi sociali che il gioco d&rsquo;azzardo produce&rdquo;. Insomma, lo Stato prima incentiva il gioco (e anzi ci punta tantissimo per fare cassa), poi forse corre ai ripari.</p>
<p class="MsoNormal">E non mancano neppure le situazioni paradossali . In Veneto, ad esempio, dove oltretutto la malattia da compulsione da gioco è riconosciuta. Lo scorso sabato 25 febbraio, succedeva questo (testo del comunicato divulgato): <em><br /></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><img style="float: left;" src="/assets/bloggerfiles/win-for-life-win-for-love-300x225.jpg" alt="win for life" width="300" height="225" />&ldquo;</em><span><em>Un romantico e originale incentivo al matrimonio viene promosso dal Comune di Verona e da Sisal attraverso l&rsquo;iniziativa &ldquo;Win for life, win for love&rdquo;. Alle giovani coppie che durante la giornata si sposeranno nell&rsquo;incantevole cornice della Casa di Giulietta il sindaco Flavio Tosi consegnerà un gradito omaggio: 5 schedine pre-giocate del concorso Win For Life, come buon auspicio per la realizzazione dei loro sogni&rdquo;</em>. <br /></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><br /></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><br /></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><br /></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><br /></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ogni commento credo sia superfluo. Piuttosto leggetevi, se per caso ve la foste persa, <a href="/politica/notizie/lo-stato-biscazziere-forse-sta-esagerando/49230" target="_blank">l&rsquo;inchiesta che <strong>Rolling Stone</strong> ha pubblicato sul numero 97 (novembre 2011) a firma di Francesco Martini</a>. </span></p>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[Oggi Ã¨ il Safer Internet Day]]></title>
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		  <description><![CDATA[<p><img style="float: left;" alt="minori e internet" src="/assets/bloggerfiles/minori.internet_1.jpg" height="240" width="320" /></p>
<p class="MsoNormal">Bambini che, davanti alla tv, cercano di cambiare canale â€œsfogliandoneâ€ lo schermo come sono ormai abituati a fare con lâ€™iPad di mamma e papÃ . Adolescenti, se non qualcosa meno, che usano Facebook â€“ come poche decadi fa noi usavamo il citofono di casaâ€“ per dare appuntamento agli amici, radunarsi, incontrarsi o â€“ come si faceva sul diario â€“ per raccontarsi stati dâ€™animo, passioni, sogni. Normale. I tempi passano e, sarÃ  solo unâ€™impressione?, piÃ¹ rapidi che mai, alla cosiddetta velocitÃ  della luce, neurini permettendo.<span style="mso-spacerun: yes;">Â  </span>Comunque fin qui, tutto ok. Di fronte a certe evoluzioni, tornare indietro non si puÃ². Di piÃ¹: non si deve (dâ€™altra parte pure noi siam qui sulla Rete a dialogare con voi). Ma migliorare sÃ¬, sempre. Ãˆ un imperativo.</p>
<p class="MsoNormal">Torniamo a noi: i bambini â€“ dicevamo â€“ ormai frequentano le tecnologie e la Rete in scioltezza, con una disinvoltura disarmante, spiazzante. E, non nascondiamocelo, pure preoccupante. PerchÃ© il web, con le potenzialitÃ  che ha e che offre, Ã¨ tutto tranne che un posto sicuro. E allora? Allora oggi Ã¨ il <a target="_blank" href="http://www.saferinternet.it/tiki-index.php?page=SAFER INTERNET ITALIA">Safer Internet Day</a>, che ha come tema dellâ€™anno â€œConnecting generationsâ€ proprio a dimostrazione che siamo di fronte a una Rete sempre piÃ¹ intergenerazionale. Lâ€™utenza si allarga, la fascia dei navigatori si abbassa sempre piÃ¹ e i pericoli, per i piÃ¹ indifesi, aumentano: lo dimostrano i dati divulgati da <a target="_blank" href="http://www.savethechildren.it/IT/HomePage">Save the Children</a>, secondo i quali un minore su tre riceve in Internet messaggi a sfondo sessuale, il 32% dÃ  il proprio numero di cellulare a qualcuno conosciuto online, il 27% incontra persone conosciute in Internet e il 17% ha rapporti intimi con qualcuno contattato online. Vi pare poco? CosÃ¬ oggi nella giornata dedicata a rendere la Rete piÃ¹ sicura, Save The Children e Adiconsum si fanno promotori di una struttura ramificata e organizzata, il Comitato Giovani on line, che vedrÃ  collaborare tra loro associazioni, istituzioni, aziende, per proteggere in primis i minori dai pericoli del web, e arrivare a misure concrete come, si spera al piÃ¹ presto, lâ€™introduzione del reato di adescamento on line. Avanti sÃ¬, ma non a ogni costo.</p>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[Se lo stupro di gruppo non vale il carcere]]></title>
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		  <description><![CDATA[<p>Reazioni durissime dopo la sentenza della Cassazione che stabilisce che, nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non sia piÃ¹ obbligato a mantenere la custodia in carcere ma possa applicare misure cautelari alternative. Reazioni durissime, dicevo, stanno piovendo da parte di donne (al solito, come fosse un problema solo femminile!) del mondo della politica, a prescindere dagli schieramenti, della societÃ  civile e del giornalismo. Un link utile per informarvi e farvi un'opinione Ã¨ <a target="_blank" href="http://giulia.globalist.it/Detail_News_Display?ID=6890&typeb=0&Stupro-di-gruppo-non-ci-sara-galera-Lo-dice-la-legge">l'articolo di Adriana Terzo sul sito di G.I.U.L.I.A.</a> dove trovate pure la vignetta che Ellekappa ha disegnato sul tema. Amaramente vera. </p>
<p><img alt="vignetta ellekappa" src="/assets/bloggerfiles/NEWS_13251.jpg" height="518" width="640" /> Â  </p>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[Dagli operai in Cina agli operai in Fiat]]></title>
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		  <description><![CDATA[<p></p>
<p>Notizie dal mondo del lavoro. In realtÃ , da mondi lontani, almeno geograficamente. Le accomuna l\'inquietudine (che presto, credo-temo-spero, sarÃ  rabbia e ribellione) che scatenano. Una viene dalla <strong><span style="font-family: Times;">Cina</span></strong>, dove la Foxconn - la piÃ¹ grande fabbrica del mondo con oltre un milione di dipendenti solo laggiÃ¹ - ha annunciato l\'introduzione graduale e massiccia di robot. Un milione in due anni, dicono, che andranno a sostituire gli operai nei lavori piÃ¹ pesanti-pericolosi-di precisione. E che metteranno a tacere, soprattutto, ogni genere di possibile rivendicazione in una realtÃ  lavorativa che, evidentemente per sfinimento e malessere, conta un pauroso numero di suicidi proprio tra gli stessi operai. I robot, si sa, non si lamentano, nÃ© si ammazzano.</p>
<p>L\'altra notizia arriva da molto piÃ¹ vicino, e non possiamo purtroppo manco dire che ci colga impreparati. Da Torino, <strong><span style="font-family: Times;">Marchionne</span></strong> annuncia la decisione di cancellare, dal 1Â° gennaio 2012, tutti i contratti in essere all\'interno della Fiat. Per i 70mila dipendenti significa niente piÃ¹ contratto nazionale dei metalmeccanici nÃ© contratto integrativo. Si apre una nuova era di contrattazione aziendale, dalla quale la Cgil sarÃ  esclusa. Ed Ã¨ l\'era (pericolosa, altro che moderna!) della contrattazione di prossimitÃ  prevista dal decreto varato dal governo Berlusconi la scorsa estate (e poi convertito in legge a settembre). Con l\'uscita di Marchionne dalla Confindustria, era questa la mossa che ci si aspettava: beh, ora Ã¨ arrivata, puntuale come la morte.</p>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[E se tornassimo al baratto?]]></title>
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		  <description><![CDATA[<p></p>
<p class="MsoNormal">Che quella dellâ€™euro sia stata o no una scelta felice, che i soldi facciano o no la felicitÃ , che tutto abbia o no un prezzo, che Mario Monti riesca a raddrizzare un Paese troppo ammaccato, di questi tempi, per noi comuni mortali la questione sta diventando sempre piÃ¹ unâ€™altra. PiÃ¹ che quel che si ha nel portafoglio (che la crisi sta rapidamente svuotando e svalorizzando) conta quel che si sa fare, quel che si possiede in termini di capacitÃ , di skills, o di beni, e che diventa cosÃ¬ preziosa merce di scambio alternativa al denaro. Ãˆ un ritorno (confortante, perchÃ© no?) al baratto. Lo vediamo in Italia come nel resto del mondo, crescere e farsi motore di tante iniziative singole o organizzate, di siti web, di manifestazioni. Non ci credete? Pensate sia utopia riuscire a non utilizzare il denaro per accedere a servizi, entrare in possesso di beni, viaggiare persino? Ai diffidenti e scettici dico: leggete qui e, se volete, ne riparliamo.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt;"><span>1)<span style="font: 7pt 'Times New Roman';">Â Â Â  </span></span><a target="_blank" href="http://tourboarding.com/">Tourboarding.com</a> Ã¨ un sito fondato da una giovane cinoamericana, Cathy Tao, per lanciare il baratto mondiale dei viaggi. Nel caso specifico, puoi visitare la Cina quasi gratuitamente, ricevendo ospitalitÃ  o servizio di guide turistiche senza dover strisciare carte di credito nÃ© aprire il portafoglio, e ti puoi ripagare il tutto insegnando inglese a proprietario dâ€™albergo, accompagnatore ecc.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt;"><span>2)<span style="font: 7pt 'Times New Roman';">Â Â Â  </span></span>A Chicago se vai a cena da Fireside puoi pagare il conto, invece che con i soldi, con beni o servizi. Circa il 10% degli incassi del locale, infatti, avviene sotto forma di baratto, nel senso che ogni sera ci sono clienti che non pagano la cena, ma offrono in cambio quel che sanno fare, sempre che Richard Whon, il proprietario, ne abbia bisogno: che siano cure dentistiche, riparazioni elettriche, stoviglie.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt;"><span>3)<span style="font: 7pt 'Times New Roman';">Â Â Â  </span></span>Oggi parte, per il terzo anno consecutivo, <a target="_blank" href="http://www.settimanadelbaratto.it/">La settimana del baratto</a>. Dal 14 al 20 novembre, in pratica, in uno dei Bed&Breakfast italiani che partecipano allâ€™iniziativa si puÃ² barattare un soggiorno con merci o servizi. Che sia la vecchia collezione di cd, la fornitura di prodotti, la messa a disposizione di tempoâ€¦ senza limiti alla fantasia, basta trovare un punto di incontro tra domanda e offerta: io possiedo/so fare qualcosa che ti serve/ti interessa, tu possiedi/sai fare qualcosa che mi serve/mi interessa. Et voilÃ , il baratto Ã¨ fatto.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt;"><span>4)<span style="font: 7pt 'Times New Roman';">Â Â Â  </span></span>E poi la miriade di siti online di <a target="_blank" href="http://www.scambiocasa.com/">scambio casa</a>, persino <a target="_blank" href="http://www.hemmaikea.it/il-futuro-nasce-in-casa/second-hand/">arredamento</a> e i tanti swap party che abbiamo mutuato dagli americani.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt;">Allora chiamatelo come volete, permuta, swap, barattoâ€¦ la sostanza non cambia.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt;">â€œSe ti do il pelo / tu che mi dai? Hey, ti do la milza / tu che mi dai?...â€ (Renato Zero, <em>Baratto</em>, 1979)</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt;"><iframe width="620" height="400" src="http://www.youtube.com/embed/VYKr341LPWU" frameborder="0" allowfullscreen=""></iframe></p>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[Il lusso di avere una famiglia]]></title>
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		  <description><![CDATA[<p class="MsoNormal">Â«Mia moglie e io siamo precari, ma Mattia lâ€™abbiamo voluto lo stesso. Non dobbiamo rinunciare, altrimenti avranno vinto loroÂ», racconta uno degli indignados/draghi ribelli accampati davanti al Palazzo delle Esposizioni di Roma a Maria Novella De Luca, nellâ€™articolo pubblicato oggi su <em>la Repubblica</em>, a proposito della decisione di mettere al mondo un figlio (Mattia, appunto, 7 mesi) in questi tempi di certezze zero. Ci voglion coraggio, convinzione, volontÃ , incoscienza pure e magari qualcosa di piÃ¹ per non rinunciare a certi sogni (chÃ© ormai per una coppia metter su famiglia quello Ã¨ diventato: un sogno). PrecarietÃ  lavorativa che ancora di piÃ¹ tocca e condiziona le scelte dellâ€™universo femminile, impossibile negarlo.</p>
<p class="MsoNormal">Insieme ad altri quattro amici giornalisti un mese fa abbiamo deciso di radiografare, per <a target="_blank" href="http://www.nuovainformazione.it/">Nuova Informazione</a>, il mondo delle freelance in Lombardia, ovvero delle giornaliste che â€“ per scelta o piÃ¹ spesso per costrizione â€“ praticano la libera professione, quel bacino sempre piÃ¹ ricco di lavoratori precari. Unâ€™indagine sul loro welfare, intitolata <strong>â€œDonne freelance: la famiglia Ã¨ un lusso?â€</strong>, costruita attorno a un questionario al quale hanno risposto in 600 e di cui ora abbiamo i risultati.</p>
<p class="MsoNormal"><span>Il profilo emerso Ã¨ quello di una donna fra i 30 e i 50 anni, che lavora una media di 12 ore al giorno.<br /> Ma il dato piÃ¹ preoccupante Ã¨ questo: per quasi il 70% delle intervistate l'essere freelance ha influito in modo significativo sulla famiglia o sulla decisione di averne una: Ã¨ un lusso che non possono permettersi o, comunque, faticano a gestire. </span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman','serif';">Avere una famiglia Ã¨ un lusso. CosÃ¬ siam messi (tutti, non solo noi donne, eh) nel Belpaese.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman','serif';"><iframe width="620" height="400" src="http://www.youtube.com/embed/RMTw6IOXdCg" frameborder="0" allowfullscreen=""></iframe><br /></span></p>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[Anche Finardi per ricucire l'Italia]]></title>
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		  <description><![CDATA[<p> </p>
<p class="MsoNormal"><img style="float: left;" src="/assets/bloggerfiles/LKLeG8otto-300x253_2.jpg" alt="libertÃ  e giustizia" width="300" height="253" /><br />SABATO 08 OTTOBRE - Sono tornata da poche ore dal grande pomeriggio organizzato da <a href="http://www.libertaegiustizia.it/" target="_blank">Libertà e Giustizia</a> all&rsquo;Arco della Pace. Magari c&rsquo;eravate anche voi. Anzi, sicuramente qualcuno di voi c&rsquo;era tra quelle decine di migliaia di persone. Per la Questura 10mila, per gli organizzatori 25mila, fatto sta che in tantissimi hanno risposto, abbiamo risposto al richiamo di Gustavo Zagrebelsky e Sandra Bonsanti: Ricucire l&rsquo;Italia, sbrindellata come mai prima. Ricucire gli strappi creati da questo governo vergognoso e che ci fa vergognare, ma anche richiamare l&rsquo;opposizione e tutta la società italiana a reagire, ad agire, ad attivarsi ritrovando senso del dovere, della responsabilità e dell&rsquo;etica. Per questo ero lì, per ritrovare un senso&hellip; &ldquo;anche se tante cose un senso non ce l&rsquo;ha&rdquo;. Come non ha un senso morire per un lavoro pagato 4 euro all&rsquo;ora: ed è giustamente con un minuto di silenzio chiamato dalla presidente di L&G Bonsanti in memoria delle 5 donne morte pochi giorni fa a Barletta nel crollo del palazzo dove lavoravano che si è aperto questo lungo pomeriggio. Durante il quale ho provato e respirato tutto e il contrario di tutto, rabbia e speranza, stanchezza ed entusiasmo, sfiducia e voglia di crederci ancora. Lo sentivo nei commenti, lo leggevo negli sguardi di chi era lì, sotto un cielo blu come poche volte capita di vedere a Milano, spazzato da un vento carico di aria fresca (e inquinata, ché domani siamo già al primo blocco del traffico per inquinamento e c&rsquo;è da chiedersi cosa faremo quando a Milano sarà partito pure il riscaldamento di case e uffici&hellip;). Comunque. «L&rsquo;unica speranza è essere qui», mi dice il mio vicino di piazza. <strong>Eugenio Finardi</strong> &ndash; è lui il mio vicino di piazza &ndash; è qui sotto l&rsquo;Arco con figlia, moglie, cagnolino e cordoncino tricolore al collo, perché, mi dice «anche a me verrebbe voglia di smettere come fanno o annunciano tanti miei colleghi&hellip;(e il tono si fa lievemente polemico, nda)&hellip; Siamo allo sfinimento, c&rsquo;è un senso di esaurimento e di stanchezza generale, ma poi mi dico che no, dobbiamo ritrovare le forze, la borghesia italiana deve ritrovare il senso del dovere. L&rsquo;Italia si è fermata troppo. Ma questa non è una situazione solo italiana. Mentre io sono qui a manifestare, mia sorella sta manifestando pure lei, ma a New York». E mi saluta così: «I tempi stanno cambiando, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=cLPlATKEdtM&feature=related" target="_blank">The Times The Are a-Changin&rsquo;</a>, come cantava Bob Dylan, no?».</p>
<p class="MsoNormal"><img src="/assets/bloggerfiles/finardi_1_1.JPG" alt="" width="620" height="441" /><br /> </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Leggerete tanto di questo bel raduno, degli interventi intensi, intelligenti, ironici e anche spassosi dei tanti che son saliti sul palco per iniziare a Ricucire. Qui vi do una mia piccola selezione.</p>
<p class="MsoNormal">Giuliano Pisapia, sindaco di Milano: «Dobbiamo essere uniti contro chi ha distrutto la democrazia&hellip; Grandi sono le riserve di entusiasmo, energia, creatività: a noi il dovere di raccoglierle per il futuro dei nostri figli».</p>
<p class="MsoNormal">Valerio Onida, costituzionalista: «Non è più soltanto il momento delle invettive&hellip; L&rsquo;appello è in primo luogo ai gruppi e alle forze che hanno sostenuto e sostengono la maggioranza di ragionare&hellip; Perché il milione e 200mila firme raccolte in un mese per chiedere il referendum è un risultato incredibile ed è un segnale chiaro».</p>
<p class="MsoNormal">Dario Fo, attore e premio Nobel: «Non basta dire dimettiti, fai un passo indietro. Dobbiamo darci da fare, bisogna avere dei progetti, discutere, andare avanti non con i nostri interessi ma con gli interessi della collettività. Interessarsi ognuno dei problemi degli altri non per curiosità ma per amore!».</p>
<p class="MsoNormal">Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi: «Dobbiamo chiedere ai partiti dell&rsquo;opposizione uno sforzo<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>di responsabilità, non degli accordi temporanei ma un&rsquo;alternativa reale, vera, credibile. Siamo indignati da troppo tempo e questo non è bastato ad arrivare alla svolta. Non possono più aspettare i lavoratori che non hanno lavoro, le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, i giovani a cui basta parlare di futuro: dobbiamo parlar loro del presente con reali opportunità».</p>
<p class="MsoNormal">Marco Travaglio, giornalista, parlando di bavaglio all&rsquo;informazione e facendo le pulci anche alla sinistra e a certi giornalisti che hanno perso, se mai l&rsquo;hanno avuto, il gusto di farsi domande, di chieder il perché delle cose: «Gli unici che non possono decidere sulla libertà di stampa sono i politici&hellip; E l&rsquo;unico limite alla libertà di stampa è il codice penale&hellip;». E poi, parlando dell&rsquo;informazione di Rai 1, in mano ormai solo a Vespa, Minzolini e Ferrara (!!!!) e del calo drastico degli ascolti: «La situazione in Italia è tragica, ma la gente non è stupida».</p>
<!--EndFragment-->
<p> </p>]]></description>
	        </item>
                  	    	<item> 
                  <title><![CDATA[L'Italia che vive da sola]]></title>
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		  <description><![CDATA[<p class="MsoNormal">Sono sdraiata sulla spiaggia di Pampelonne, a pochi km da St.Tropez. Tranquilli: non sono così presuntuosa da pensare che la cosa in sé vi interessi o possa scaturire moti d&rsquo;invidia (che poi oggi è nuvolo quindi non c&rsquo;è bisogno che gufiate pure voi&hellip;). Il punto è che mi trovo circondata da coppie con minimo-minimo due-tre figli piccoli al seguito, quando non son quattro. E mentre questi allegri gruppetti familiari (ché i bimbetti, così carini, quando iniziano a prendere confidenza con la voce invece di ridere urlano, invece di parlare urlano, invece di piangere urlano&hellip;.), ecco mentre loro giocano io sto leggendo il <a href="http://www.lettera43.it/stili-vita/26620/censis-cresce-l-esercito-dei-single.htm" target="_blank">ritratto della società italian</a>a che emerge dai dati che il <a href="http://www.censis.it/1" target="_blank">Censis</a> ha elaborato su fonte Istat. Da cui vien fuori che in Italia, in 10 anni, i nuclei con una sola persona sono cresciuti del 39%. TRENTANOVE PER CENTO! Percentuale che sale al 66% nella fascia d&rsquo;età tra i 15 e i 45 anni (cioè quando di solito si mette su famiglia&hellip;) e che Giuseppe De Rita, presidente del Censis, definisce una «nuova forma di fragilità sociale». Insomma, nel nostro Paese si vive sempre più da soli, tanto che la singletudine è la condizione di vita che accomuna oggi ben 7 milioni di italiani. Per un 39% di single in più, c&rsquo;è solo un 20% di coppie in più e uno scarsissimo 2% di nuovi genitori che, insieme al 7% in meno di famiglie con figli, dice molto, moltissimo sul periodo di crisi e precariato che stiamo vivendo. Fermi però: liquidare tutto dando la colpa alla crisi è fin troppo facile, e soprattutto scorretto. Diciamo piuttosto che il nostro è un Paese che non pensa alle famiglie, che non ha mai fatto &ndash; nemmeno in tempi di vacche grasse (e a prescindere che a governare ci fosse la destra o la sinistra) &ndash; una seria e reale <a href="http://beta.partitodemocratico.it/doc/207582/italia-in-coda-negli-aiuti-alle-famiglie.htm" target="_blank">politica per le famiglie</a>, in termini di aiuti economici, servizi, strutture. E questo mi riporta e riporta anche voi (virtualmente&hellip;) sulla spiaggia di Pampelonne, dove ci son così tante giovani coppie con pargoli al seguito. Bene, provate a indovinare quale adesivo svetti sulle automobili che, a vacanza finita, verranno caricate di giochi gonfiabili, salvagenti, paperelle, secchielli&hellip;? La &ldquo;I&rdquo; di Italia? Ma va! Son tutte auto targate Francia, Germania, Olanda&hellip; State pensando che non ci sono italiani perché ormai siamo fuoristagione? Beh, se fosse solo questo il punto, dal Censis ci sarebbe arrivata tutta un&rsquo;altra storia. Piena di fiocchi. <br />P.s. L'altro giorno, camminando per St.Tropez mi sono imbattuta su una signora, con le stampelle, che usciva dal portoncino di un dentista e, aiutata, saliva su una Renault4 bianca, scassatissima, guidata da un tizio. Questa signora era <strong>Brigitte Bardot</strong>, riconosciuta al volo perché così la si vede, ormai sfatta, ogni tanto sulle pagine di qualche giornale.Ma a noi piace ricordarla così.<br />Guardate, ascoltate e ammirate...<a href="http://www.youtube.com/watch?v=S5dcKIMBY7Q" target="_blank">cliquez ici</a><object data="/bloggerz/<iframe width=" type="application/x-shockwave-flash" width="620" height="315"><param name="src" value="/bloggerz/<iframe width=" /></object></p>]]></description>
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                  <title><![CDATA[Bimbi in provetta: nuovi limiti per l'Italia?]]></title>
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		  <description><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img src="/assets/bloggerfiles/Cicogna3_new_1.gif" width="690" height="430" alt="cicogna" style="float: left;" /><br />Non so se ci voglia piÃ¹ coraggio a inseguire il sogno di un figlio a ogni costo o ad accettare la realtÃ  di vivere senza figli â€œpartoritiâ€. Non so se ci voglia piÃ¹ coraggio a sopportare, come donna, esami estenuanti, terapie invasive, controlli continui â€“ manco fossi una gallina che non sa fare uova â€“oppure ci voglia piÃ¹ coraggio ad accettare di essere donna pur senza diventare madre. Non so se ci voglia piÃ¹ coraggio ad affrontare con il proprio compagno estenuanti (e costosi) â€œviaggi della speranzaâ€ per andare a cercare quello che lâ€™Italia ha deciso di non permettere oppure ci voglia piÃ¹ coraggio ad imparare a vivere tra le quattro mura domestiche costruendo giorno dopo giorno un rapporto dâ€™amore-fiducia-stima-speranza a prescindere da quei figli che tu e il tuo compagno non partorirete.<br />Non lo so, o meglio so che non ci sono veritÃ  assolute.Â E so che non puÃ² essere una legge a dirti, in assoluto, che hai diritto a essere aiutata a diventare madre a 42 anni e mezzo, ma a 43 e un giorno no. Una legge come quella che Ã¨ stata proposta Â (vedi articolo di Vera Schiavazzi su <em>La Repubblica</em> di oggi) allâ€™indomani â€“ guarda caso â€“ dalle polemiche per gli ennesimi casi di mamme-nonne e che Ã¨ ora al vaglio degli assessori regionali alla SanitÃ . A cosa serve fissare a 43 anni il limite per provare ad avere un figlio, attraverso il sistema sanitario pubblico, con la <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/04040l.htm" target="_blank">fecondazione assistita</a> (che quella <a href="http://www.fecondazioneeterologa.com/" target="_blank">eterologa</a>, per lâ€™Italia, Ã¨ un crimine!)? A chi serve? A tutelare la salute della donna? O quella del nascituro? Fossero questi i motivi, ma non Ã¨ cosÃ¬. Vero Ã¨ che per le statistiche europee questa Ã¨ lâ€™etÃ  in cui non Ã¨ piÃ¹ possibile dare percentuali di successo (etÃ  che negli Usa Ã¨ fissata a 44 anni), ma come dice il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Flamigni" target="_blank">Professor Carlo Flamigni</a> Â«a volte tentare Ã¨ persino piÃ¹ importante che riuscireÂ».</p>
<p class="MsoNormal">E, allora, non lo so da che parte stia la ragione, perchÃ© in queste cose una ragione unica non câ€™Ã¨. Ha ragione probabilmente la coppia che, ostinatamente, prova ad avere un figlio. Ha ragione la coppia che, con sofferenza, si dÃ  dei limiti e si fa bastare la realtÃ  che ha. Significa fare delle scelte, insieme, anche se la natura apparentemente ha giÃ  scelto per te. Di sicuro, unâ€™eventuale legge come quella proposta, che tenga conto solo di fattori anagrafici (e non di altri, ancora piÃ¹ importanti, parametri clinici), una ragione (e un senso) non ce lâ€™ha.<o:p></o:p></p>]]></description>
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                  <title><![CDATA[Un treno (di donne) per la Costituzione (di tutti)]]></title>
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		  <description><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img style="float: left;" src="/assets/bloggerfiles/Don-Gallo.jpg" alt="don gallo" width="325" height="350" /><br />Ospite della puntata di debutto di &ldquo;In Onda&rdquo; con Luca Telese e Nicola Porro su La7, <a href="http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&view=article&id=16&Itemid=48" target="_blank">Don Gallo</a> questa sera (sabato 17 settembre) ci ha regalato uno dei suoi interventi più sentiti, indignati, intelligenti, ironici su Berlusconi, la sua non-etica, e questa nostra crisi che è ben più che economica. E alla fine ha mandato un messaggio semplice e urgente a quella fascia della società che già in passato ha mostrato di saper scuotere e risvegliare gli animi degli italiani: si è rivolto alle donne (e ai giovani), quindi, e ha detto: &ldquo;Agitatevi, attivatevi&rdquo;.</p>
<p class="MsoNormal">Di buoni motivi per agitarci ce ne vengono offerti ogni giorno a badilate dal nostro premier a tempo perso e dalla sua corte fatta di miseri individui assetati di facili successi e totalmente digiuni di valori e di donne senza alcun senso della dignità e della morale (che non va confuso col moralismo, ma queste son sottigliezze, vero?). Bene, tra pochi giorni avremo anche una buona occasione per attivarci. Ci basterà salire su un treno e andare a Roma a far sentire la nostra voce e la nostra indignazione per quanto sta accadendo all&rsquo;Italia, economicamente, politicamente, socialmente. Badate bene, non un treno qualsiasi: si chiama <a href="http://www.trenodelledonneperlacostituzione.it/" target="_blank">Treno delle donne per la Costituzione</a> perché proprio per difendere la Costituzione italiana si metterà in moto. Partenza doppia: dal Nord e dal Sud Italia per arrivare sabato 24 tutte insieme, compatte ad &ldquo;abbracciare&rdquo; il Parlamento e mandare un messaggio forte al Presidente della Repubblica quale garante per eccellenza della Costituzione. Poi, chi vuole, il giorno dopo, domenica 25, può pure proseguire il viaggio con la marcia della Pace di Assisi.<br />Per vedere il video clicca <a href="http://www.youtube.com/watch?v=-9un4BjcEgY" target="_blank">qui</a><br /><br /></p>
<p class="MsoNormal">p.s. Ieri sera (venerdì 16), ho ascoltato con triste sconcerto l&rsquo;intervista dell&rsquo;<em>Ultima Parola</em> su Rai2 a <strong>Terry De Niccolò</strong> (una delle ospiti più assidue e fedeli delle serate di Berlusconi&Tarantini); spiegava, sorridente, che son tante, non sappiamo quante, le donne pronte a qualsiasi cosa pur di andare da Berlusconi, &ldquo;di corsa andrebbero&rdquo;, diceva. Beh Terry, vi lasciamo la strada libera, così nelle residenze di Silvio ci arrivate pure prima. Ci sono donne che preferiscono prendere un treno e andare a Roma, sì, ma per fermarsi davanti al Parlamento.</p>]]></description>
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