Foto
Clara Tortato
Testo
Alessandro Cavallini
Archive + Brendan Perry + Badly Drawn Boy @ "10 Giorni Suonati", Castello Sforzesco di Vigevano (PV), 20 luglio 2010
Brutto scherzo per i fan del cantautore di culto
Badly Drawn Boy farlo iniziare a suonare alle otto di sera. I quarantenni usciti dalla penna del Nick Hornby che -
Alta fedeltà era - trovò la sua rappresentazione sonora nelle canzoni della splendida soundtrack del Ragazzo Maldisegnato per il film
About a Boy, a quell'ora, sono ancora da accorrere dall'ufficio - maniche di camicia così come sono.
Sono in tanti quindi a varcare la soglia del bellissimo cortile del Castello Sforzesco di Vigevano storcendo il naso nel trovare il loro amato già suonante, statuario ed urside a centro palco.
Poco male per chi il concerto riesce a goderselo. Repertorio dei migliori (essendo il suo uno dei migliori repertori di
canzoni in circolazione, da ormai più di diec'anni), voce impeccabile e sicura quando riesce a prendere le note (un pezzo lo interrompe perché non c'arriva. Ma lo fa con naturalezza, accettato da tutti, e via col seguente), cuffiona calata sul capo. Spazia tra i cinque album e tira fuori l'anima in fil di ferro di canzoni dagli ultimi due dischi che solo stasera risuonano più nitide e messe a fuoco all'interno di un canzoniere senza macchie.
In più, regala un paio di anteprime dall'imminente
In Cold Hands (in uscita ad ottobre): splendido è il pezzo che, ci racconta, ha composto dopo un soundcheck anconetano di tre anni fa. Un altro brano inedito, poi, con l'accompagnamento di una spartanissima base Casiotone via iPhone microfonato "alla vecchia".
Da bordo stage la famigliola lo segue con affetto. E lui fa emergere la piccola figlia per un duetto.
La chiusura avviene - ottimamente - con
Pissing in the Wind, ma un ritardo nel cambio palco per il successivo set ce lo riporta in scena, stavolta alle tastiere, per un medley tra la cicconiana
Like a Virgin e la sua
Silent Sigh. E son brividi. Silenti, sì.
Cambia la luce, il giorno si prepara al manifestarsi del decano
Brendan Perry. Il comandante guida con cipiglio l'imbarcazione di un gruppo di possibili figli nella navigazione del suo repertorio solista con puntate Dead Can Dance. E figli sono in tanti anche sotto palco. Figli del mondo (d)arkano della sua storia all'interno della leggendaria etichetta 4AD. Figli e coetanei - via - si dividono tra il pubblico. La voce è semplicemente una delle migliori voci maschili sulla Terra. I suoni, come da ultimo
Ark, risentono spesso di una sinteticità (e barocchismo, mica sintesi) - guardando oltre la coltre d'atmosfera - cheap. Ma stasera prevale il coinvolgimento (e
Wintersun e
Utopia sono semplicemente due pezzi magnifici). Gli si vorrebbe consegnare uno scettro mai pienamente accordato (lui sempre cavallerescamente in retrovia rispetto all'ex collega Lisa Gerrard) quando raccoglie una
Song to the Siren che, col suo tuffo, riporta a un'esecuzione buckleyana il brano che per tutti era rimasto appiccicato alla 4AD, ribadendo senza timore di smentita la grandezza di un immaginario - sempre quello 4AD, che ha appunto fatto di quel pezzo il proprio "inno nazionale" - con un reperorio oscuramente melmoso e limpido al tempo stesso.
Headliner della serata gli
Archive. Headliner per scena, mole di formazione, dispiego di pathos e coinvolgimento di pubblico. Meno come reale qualità di un proposta troppo altalenante - più che negli anni, proprio all'interno dei singoli dischi. I momenti con voce femminile e/o lo spoken rap decisamente datati, anche se il tiro e l'immedesimazione in quel tipo di suono sono impeccabili. Meglio le melodie che talvolta emergono scarne da sotto le armature un po' troppo
Matrix. E la delusione di "niente
Again", quella proprio non ce la meritavamo,
malditi.
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