Testo
Luca Garavini
Foto
Claudia Zalla
L'autunno scorso eri in giro per gli Stati Uniti con i MSTRKRFT ed è stato quello che ti ha reso noto al pubblico, non solo statunitense, facendoti arrivare fra i big anche qua da noi. Com'è stato andare in tournée con loro? Puoi raccontarci un aneddoto di quei pazzi, pazzi giorni?
“La notizia del tour con i MSTRKRFT e' arrivata poco dopo essere tornato da un primo giro in America in cui ero stato per conto mio a fare qualche serata e conoscere quanta piu' gente possibile. Era andato tutto molto bene, ma non mi aspettavo di tornare a casa e trovare al mio ritorno una proposta simile nella mia casella email. L'atmosfera del tour era piu' simile a quella di un contesto rock piuttosto che di dj; avevamo un tourbus per 12 persone, oltre ai MSTRKRFT c'ero io, Felix Cartal, LA Riots, piu' i vari manager. Avendo delle serate impostate a mo' di concerto live che finivano alle 2, in realta' ogni giorno cominciava un'altra festa sul bus e a dire il vero in quel momento cominciava il vero divertimento. Le serate mi hanno dato ottima esposizione, e in situazioni "grosse" tipo il Webster Hall a New York o l'House of Blues a San Diego, El Rey a Los Angeles. Aneddoti ne avrei parecchi ma uno piu' compromettente dell'altro...Ricordo che c'e' stato un momento, dopo la festa a NY, in cui sul bus c'erano solo persone sconosciute. Ero l'unico "passeggero" effettivo, tutti gli altri miei amici si erano dileguati per un motivo o per l'altro. Alla fine preso da un impeto di irresponsabilita' me ne sono andato anche io, a Brooklyn; il giorno dopo tuttavia sembrava tutto ok, a bordo. Solo dopo qualche settimana ho visto le foto di quello che era successo quella notte... molto particolare”.
Hai conosciuto di persona qualche compagno di etichetta quando eri in America? Cosa ti hanno detto quando ti hanno visto?
“Certo, appena sono arrivato la prima volta a NY ho incontrato i miei produttori Catchdini e Dust La Rock, persone che avevo sentito solo via email. A-Trak lo avevo gia' beccato in Europa...abbiamo passato la serata nel suo appartamento a Williamsbourgh, sul terrazzo, chiacchierando fino a notte fonda ispirati dalla suggestiva vista del ponte di Brooklyn. Massimi sistemi”.
Dopo anni vissuti fra Forlì e Bologna da universitario e musicista, hai deciso di trasferirti a Milano. Perchè secondo te tutto quel che riguarda la musica prima o poi passa da Milano? E' un vanto per te riuscire ad emergere in un ambiente così competitivo come questo?
“MI sono trasferito a Milano perche' lavoravo nel settore della musica, ma per conto di altre etichette. Facevo il dj per passione, e non per "lavoro". Poi la cosa ha preso una piega diversa fino a diventare un'attivita' a tempo pieno, pero' ricordo che paradossalmente percepivo questa competizione piu' all'inizio rispetto ad adesso. Emergere in un contesto simile puo' essere difficile e anche frustrante in un primo momento, ma credo che le scelte artistiche, la qualita' e il "tempismo" con cui ho proposto la cosa mi abbiano dato credibilita' e ragione a lungo termine. Con tempismo intendo il fatto che chi ha creduto in questo sound dall'inizio, ha avuto dei riscontri all'estero che successivamente hanno reso la vita piu' facile in casa”.
Perchè hai abbandonato la dimensione di musicista da band per partire con la musica elettronica?
“Ho sempre avuto passione per la musica elettronica, prima ancora di suonare in dei gruppi avevo gia' realizzato delle produzioni piuttosto lo-fi di elettronica. Ai tempi del liceo ho conosciuto Populous che mi ha anche coinvolto in due brani per il suo album su Morr Music. Ho sempre ascoltato di tutto, come faccio tuttora, il fatto di trasferirmi a Milano e non avere nessuno con cui suonare mi ha portato in maniera naturale a cercare di fare cose da solo, col computer perche' era l'unico modo di rimanere creativo dal punto di vista musicale. Mi manca la dimensione della band, infatti qualcosa bolle in pentola per la prossima primavera”.
A chi ti senti affine musicalmente?
“Gran parte della musica che ascolto non e' dance. La mia band preferita degli ultimi anni sono gli Animal Collective. Il loro approccio alla musica suonata "da band" e' davvero innovativo e credo che influenzera' il modo di intendere il gruppo musicale nei prossimi anni. Per quanto mi dispiaccia dirlo, ogni gruppo con l'impostazione chitarra basso batteria, se riesce in qualcosa di buono, in realta' sta mettendo in atto un revival di qualcosa fermo a 10, 15 anni fa. Puo' anche spaccare il mondo, ma se non sento qualcosa di nuovo a livello stilistico per me e' un gruppo morto in partenza. In generale mi interessano quegli artisti che riescono a destrutturare i generi musicali ed avere un risvolto pop, ascoltabile. Penso anche ai Fuck Buttons, il loro ultimo album e' strepitoso. In ambito di elettronica e dance, il vero king degli ultimi 5 anni e' Dave Taylor aka Switch. Ha portato la dance allo step successivo, con beat, suoni e mixaggi mai sentiti prima. Penso sia un'errore attruibuire alla dance rarefatta e microspica che ha imperato negli ultimi anni (ma anche ora) una pretesta di avanguardismo o sperimentazione. Etichette come Mille Plateaux hanno gia' detto tutto a riguardo 9 anni fa”.
Quando hai visto per la prima volta Feadz - uno dei tuoi maestri ai piatti, se non sbaglio - suonare? Cosa hai pensato?
“Feadz come A-Trak e Diplo sono i miei dj preferiti perche' riescono a creare la giusta atmosfera da club/party music senza essere eccessivamente pesanti e senza rimanere nello stesso genere. In particolare mi sono ispirato a Feadz come stile di mixaggio, basato su dei passaggi molto corti da 1 minuto o 1 minuto e mezzo, per cui se la gente conosce i pezzi si puo' creare un crescendo molto piu' intenso. Diplo lo considero in assoluto il migliore selecter..mentre A-Trak e' proprio di un altro livello tecnico, non c'e' paragone”.
Ci sono alcuni club di Milano a cui sei particolarmente legato da quando sei arrivato all'ombra della Madunina?
“Ho cominciato le prime serate al Sottomarino e al Rocket.. anche se il Magnolia d'estate e' il mio preferito. Musica all'aperto, tanta gente, tranquillita' e divertimento allo stesso tempo...perfetto".
Cosa ne pensi del pubblico italiano, tu che hai visto non pochi dancefloor in giro per il mondo? Li trovi mediamente più o meno colti?
“E' difficile conquistare gli italiani, ma una volta rotto il ghiaccio credo sia il massimo suonare in casa con la gente carica”.
Sei di Squinzano, in Salento, che quest'anno era il place to be per i vacanzieri agostani, che probabilmente erano lì anche per i tantissimi grandi producer e dj che sono passati. Cosa ne pensi di questo boom?
“Credo sia un momento in cui nel bene nel male in cui la mia terra riesce a vivere e a uscire dal letargo invernale. Facendo il confronto con altre aree del sud, credo che il turismo porti con se' tanti effetti positivi fra cui innanzitutto una diversa apertura mentale. La realta' degli illegal party e' estremamente suggestiva e acquista di fascino se accompagnata da un posto cosi' bello. Non credo tanto nella cultura del devasto e dell'autodistruzione, per cui credo che chi fa business su queste cose a scapito delle nostre spiagge e delle nostre pinete, potrebbe anche rimanere a casa”.
Qualche mese fa hai remixato il tuo passato da hc in una compilation per la tua etichetta, la Fool's Gold. Segui ancora la scena HC? I pro e i contro della vita da band classica e i pro e i contro di quelli da dj e producer solitario/solista.
“Beh, la vita di gruppo, nel momento in cui nel gruppo ci sono i tuoi migliori amici con cui sei cresciuto, magari in quel periodo post adolescenziale in cui vuoi spaccare il mondo, credo sia un'esperienza unica. Anzi, mi ritengo fortunato ad avere vissuto determinate in quel momento della mia vita anziche' viceversa. Pensare di girare il mondo da solo a 20 anni mi mette un po' di tristezza. Adesso come adesso non ho nessun tipo di problema, diciamo che so apprezzare anche i comfort che comportano le situazioni di viaggio in solitario. A livello creativo non e' cambiato molto, sono sempre stato un grande rompiballe in salaprove. Ho sempre voluto realizzare quello che avevo in mente, che e' quello che faccio tuttora. Seguo per quello che posso la scena hardcore punk, piu' a livello di ascolti. Non c'e' molta roba "nuova" che merita, ma i classici sono i classici”.
Che rapporto hai con le droghe?
“Brutto, nel senso che non ne uso”.
Qual'è il tuo cocktail preferito?
“L'orchata messicana”.
Qual è l'ultima macchina che hai comprato per produrre musica? Hai qualche strumento Old School che utilizzi per comporre?
“Ho comprato una drum machine che si chiama Maschine, molto divertente. Uso ancora un vecchio campionatore Roland per sporcare i suoni e l'altro giorno preso dalla pazzia ho comprato un effetto echo/delay a pedale per fare delle chitarre dub. Davvero, non ho nessuna strumentazione fissa, ma ad essere onesti i pezzi migliori vengono fuoric giocando a caso”.
I Bloody Beetroots si sono affiancati a Marracash. Hai mai pensato anche tu ad una collaborazione al di fuori del tuo Giro, per dirla alla Bugo?
“Proprio in questi giorni sto cercando un featuring per il mio prossimo singolo su Fool's Gold, ma ancora non posso dire nulla! E' tutto top secret. Comunque sì, mi piacciono le join venture tra rappers ed elettronica”.
Fai un bilancio del tuo 2008 in musica (direi positivo, non trovi?). Cosa ti è successo, come avresti voluto che fosse?
“4 tour in America, un bel numero di date in Europa, il mio primo EP, 10 remix... forse sono pochi. Avrei voluto fare piu' pezzi originali di Congorock!”.
Cosa hai in programma per il 2010?
“Mi trasferiro' un per un po' a Los Angeles, proprio in concomitanza dell'uscita del mio nuovo EP. Probabilmente girero' di meno in Europa ma avro' una base fissa qui in Italia”.
Sei famoso per i tuoi show imprevedibili. A volte piazzi chicche introvabili e gustose e non cedi quasi mai al pezzone di marchetta di amici di amici. Come decidi la selecta? C'è anche improvvisazione?
“C'e' molta improvvisazione, ovviamente come tutti i dj la selezione dipende dall'atmosfera della serata e del pubblico che si ha davanti. A volte so di poter sperimentare di piu'. Altre volte mi rendo conto che la serata puo' prendere una svolta diversa se comincio a tirare fuori delle croste old school. Altre volte volte la gente mi avvicina i cellulari perche' vogliono QUEL pezzo, e io alla fine lo metto. Dipende dal mio umore, ahah”.
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