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Interviste


Fight Club Monotonix

02 Dicembre | Rolling Stone

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IO POGO/ - I Monotonix sono Ami Shalev, il chitarrista Yonatan Gat e il batterista Ran Shimoni. Fra le loro influenze citano Led Zeppelin, Sonics e Thin Lizzy.

Intervista via mail a Yonatan Gat di Luca Garavini

A Tel Aviv, loro città natale, li hanno bannati da tutti i locali cittadini. Loro però non hanno mollato il colpo e hanno deciso di farsi cacciare dai club di tutto il mondo. I Monotonix, trio power-garage-punk famoso ormai in tutto il mondo per le performance hard core a colpi di chiappe al vento, stage diving e tutto il resto sanno come incendiare una platea (letteralmente, intendo). A forza di coup de scene, ma anche grazie al rock & roll, che con loro sembra rivivere su disco certi fasti garage à la Stooges/MC5. In attesa del nuovo album, che verrà registrato - parola di Jonata, il chitarrista - già il prossimo anno.
Scenderanno in Italia per 4 date - letteralmente - infuocate l'11 dicembre a Roma, al Big Bang, il 12 saranno al Centro Stabile di Cultura di San Vito di Leguzzano (VI), il 13 al Locomotiv di Bologna e il 14 al Connie Douglas di Milano.


Come avete conosciuto e come siete entrati nel fantastico mondo del Rock & Roll?
"Hmmmm.... l'ho scoperto attraverso i media, come la tv o la radio. Persone come loro, in Israele, se ne vedono poche, e comunque meno di quel che si vedno negli altri paesi. Il rock non è parte integrante della nostra cultura. Penso che le pesone qua siano più orientate verso unoo stile mediterraneo/israeliano/arabico. Il che non è male, intendiamoci, semplicemente il rock non è molto considerato".

Comunque ci sguazzate abbastanza bene con quel tipo di sonorità... come nasce la vostra musica?
"Dipende: qualche volta Ami arriva con le melodie e io ci scrivo su il pezzo, oppure sono io che ho i riff pronti e Ami fa il resto. Addirittura a volte suoniamo assieme e la canzone vien fuori. Non abbiamo un metodo, si cambia di volta in volta. In generale, cerchiamo di crear canzoni abbastanza semplici e di non metterci più di tante parole. Ci piacciono le cose primitive, credo si senta da quel che facciamo".

L' energia che trasmettere arriva forte anche al pubblico dei vostri concerti. Mi chiedevo, con un tipo di esibizione come la vostra, si è mai fatto male nessuno durante i concerti?
"La figata è che, di solito, i primi a farci male siamo proprio noi. Proprio venerdì scorso, durante in concerto a Dublino, un tom della batteria mi è finito sul ginocchio. Mi faceva un male cane, mi sono lamentato tutto il tempo sul volo per Glasgow, ma ora va decisamente meglio. Ami si fa male molto spesso, comunque è ok , fa parte dello show. Ci fa sentire vivi. La prima regola degli show dei Monotonix è non parlare degli show dei Monotonix. Ovviamente sto scherzando, il pubblico non si fa mai davvero male, di solito siamo noi, il che va bene finchè il fisico regge".

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LIGHT MY FIRE/ - Sul palco dei Monotonix succede di tutto. Anche che prenda fuoco la batteria.
Per questa vostra - chiamiamola così - attitudine, ho letto da qualche parte che non potete più entrare in molti locali di Tel Aviv. Mi spiegate un po' meglio cosa è successo?
"La voce si è sparsa abbastanza in fretta eh... Comunque sì, è vero, quando volevamo suonare sempre e comunque nei locali di Tel Aviv, molti gestori non apprezzavano il nostro stile musicale così come le nostre performance. Così spesso capitava che salissero durante il concerto per interromperci, o peggio ancora, mandavano i poliziotti. Tutti i promoter erano molto arrabbiati e non ci pagavano. E' successo praticamente ovunque e per questo motivo abbiamo dovuto lasciare Israele e cercare di esportare i nostri show. Ad un certo punto non potevamo più suonare da nessuna parte".

Pensi che sia diventata una cosa normale per voi accedere fuochi sul palco e tirarsi giù i pantaloni?
"Ami è diventato dipendente da queste cose. Credo di avergli visto il culo almeno 200 volte quest'anno".

Cambiamo discorso: cosa state ascoltando ultimamente?
"Personalmente sto ascoltando Prince Buster, Helene Smith (solo una canzone però, si chiama I'm Controlled by YOur Love e Help, il nuovo album dei Thee Oh Sees".

Com'è stato essere compagni di tour dei Silver Jews? Come vi siete trovati quando eravate in giro assieme?
"David Berman è stato molto importante per noi, di fatto è stato il primo a credere nei Monotonix come band infatti ci portarono con loro, inaugurando così i nostri primi tour negli US e in Europa. Il mix fra Monotonix e Silver Jews suona piuttosto strano perchè quel che facciamo musicalmente è differente, ma alla fine penso che l'alchimia che si era creata tra di noi abbia funzionato bene dal vivo sia per noi che per loro".

Raccontateci uno degli show più folli che vi sono capitati ultimamente.
"Onestamente è difficile focalizzarne uno in particolare, sono stati tanti gli show fantastici. Uno recente, durante l'ultimo tour americano, è stato in un grande spazio DIY a Brooklyn, il Market Hotel, organizzato da Todd P un promoter che amiamo particolarmente. L'impianto di illuminazione era davvero minimale ed era così caldo che molti fra il pubblico erano nudi, praticamente era un delirio di corpi sudati: una situazione ideale di interazione con il pubblico. Abbiamo cantato tutti assieme l'inno d'Israele, lo show è stato davvero folle ed energetico. Ti dico soltanto che non potevo praticamente muovermi, la gente ci saltava letteralmente addosso".

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THE END/ - Quando Ami si cala le braghe il pubblico va in visibilio. E' accaduto più di 200 volte quest'anno.

Cosa significa far musica in Israele in questo periodo?
"Non so quasi più nulla di Israele oggi, non ci torno da quasi quattro anni. Ti posso dire che stiamo iniziando a lavorare su un altro disco e che lo registreremo a casa appena il tour finirà. L'album precedente lo abbiamo registrato a New Orleans, quindi per il nuovo album ci teniamo a tornare a Tel Aviv. In realtà penso che per altre band sia un paese difficile per chi fa musica, l'industria e la scena sono così piccoli. E' colpa anche delle band che sono piuttosto pigre e del pubblico che non si aspetta mai più di tanto. Spero che questa situazione un giorno possa cambiare".

E' vero che ci sono un sacco di problemi con la polizia quando si suona dal vivo?
"Pensa che siamo tornati soltanto una volta, nel 2009, per aprire al concerto dei Faith No More davanti a 6000 ragazzi urlanti, in una venue per la verità piuttosto convenzionale rispetto ai posti dove ci esibiamo di solito. Li abbiamo preparati al nostro show, spiegando per filo e per segno cosa stava per succedere. Abbiamo presentato al promoter - piuttosto old school - una lista di cose che sarebbero potute succedere. Ha detto ad Ami: 'Va bene, tu ti spogli, ma fallo in maniera discreta'. Veramente divertente".

Come vi rapportate a tutto questo successo? Ve lo aspettavate?
"La musica e le peformance dei Monotonix sono diverse da quelle di un sacco di altre band. In parte perchè siamo israeliani e veniamo da una cultura completamente differente, in parte anche perchè è uno show unico. Ogni volta succede qualcosa di speciale fra il pubblico e noi in alcuni dei nostri show, significa molto essere fra di loro e fare quel che facciamo, e non è qualcosa che si spiega a parole, devi esserci per capirlo".

Ci sarò di sicur, voglio capire cosa significa assistere ad un vostro live.
"Grandissimo! E mi raccomando fai una bella recensione!".

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