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Sterephonics, gli amichetti di Rooney

02 Marzo | Rolling Stone

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Testo Luca Garavini

Notizia n.1 (di costume): Wayne Rooney, il campione del Manchester United è un fan ai limiti della malattia degli Stereophonics, tant'è che si è tatuato il titolo del loro disco di maggior successo negli UK, Just Enough Education To Perform, sulla spalla. Un affetto a quanto pare ricambiato dalla band, tant'è due anni fa che i nostri hanno suonato vestiti di tutto punto alla festa di matrimonio di Rooney. Come una qualsiasi band da matrimonio appunto, soltanto che erano gli Stereophonics. Rooney ha indubbiamente apprezzato.

Notizia n.2 (per le fan che l'hanno amato in tempi non sospetti e per chi, come me, rosicava perchè era troppo amato da tutte). L'altezza di Kelly Jones è decisamente inferiore alla media. Media italiana, non inglese.

Notizia n.3: dopo l'intervista con Kelly Jones e soci, posso dire con (quasi) certezza che la verve polemica che animò gli Sterephonics negli ultimi hanni sembra essersi placata un po'. D'altra parte, 10 anni carriera sono tanti (e le soddisfazioni altrettante, in fondo), i dischi venduti nell'ultimo periodo sono stati pochi, per tutti, e il tempo di rosicare se altre band inglesi hanno successo in America (vedi la stucchevole diatriba coi Coldplay), mentre gli Stereophonics negli States non hanno mai sfondato fino in fondo - sembra essere un ricordo polveroso. "Era una specie di scherzo quello di Last Forever, che significa dura per sempre" racconta Kelly. "Quando in realtà l'articolo scritto da quel giornalista si legge - e si dimentica - in dieci secondi" .Certo, la stampa è sempre vista come qualcosa di pericoloso, da evitare come una malattia, o semplicemente da prendere in giro con un brano dedicato ad un giornalista simpatico - a detta loro - come un riccio di mare in tasca.
Come tutte le band, gli Stereophonics hanno avuto alti e bassi più che naturali, e il paragone fra l'oggi grigio e i loro anni d'oro, a cavallo fra anni Novanta e Duemila, quando in Italia per intenderci suonavano all'Heineken Jammin' Festival prima di Vasco - beccandosi ingiustamente pietre e bottigliette dai focosi e poco rispettosi fan del Blasco - è giustamente anacronistico.

Da questo punto di vista il titolo di quest'ultimo Keep Calm and Carry On, disponibile in streaming esclusivo sul sito di Rolling Stone Italia qualche tempo fa, suona come un mantra per mantenere la rotta giusta e non perdere la bussola nel mare magnum mediatico/giornalistico/gossiparo di questi tempi.
Kelly in proposito sembra avere le idee chiare. "Keep Calm and Carry On era il titolo di un poster di propaganda del periodo di guerra, che se messo sulla copertina di un disco ha un effetto molto piacevole", racconta nel backstage del concerto milanese degli Stereophonics all'Alcatraz. Poco importano quindi le chiacchiere, i rumors, ma conta descrivere la realtà che ci circonda, senza aver paura di mettere in luce i propri punti deboli.
"Tutte le canzoni che scrivo sono la rappresentazione di un periodo della mia vita, di ciò che vivo e che mi circonda. Basti che mi emozioni, allora è giusto parlarne. Non c'è un tema comune, non è un concept album, è una specie di catalogo di racconti confezionati nella miglior maniera possibile".

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