03 febbraio 2012

Le ragazze del Rollerball, Foto Sam Christmas
Tre giorni dopo l'evento, mi sono svegliato all'improvviso. Era come se avessi bevuto tre caffè. A buttarmi giù dal letto è stato un grande “e se...?", che mi perseguitava nelle orecchie. Mi sono seduto sul pavimento, chiedendomi: cosa sarebbe successo se quel comico in smoking con i capelli da pazzo scatenato avesse investito, a 80 km/h, la bella pattinatrice che stava planando gambe all'aria sul pavimento di fronte a lui? Avrebbe sbattuto la testa sul cemento scivoloso e la moto che stava guidando sarebbe schizzata sul pubblico. Sarebbe stata una strage. Non sono uno che si preoccupa troppo, solitamente. Ma questa ipotesi mi ha turbato: ho scherzato col fuoco, senza scottarmi. Si trattava di Rollerburn, uno spettacolo che ho ideato e organizzato insieme a un gruppo di amici. L'evento voleva essere una scossa per la rigida scena motociclistica britannica. Un mix di custom show, concerti, corse con lo skateboard e incontri di roller derby: tutto concentrato in un giorno d'inverno, nel bel mezzo dell'Inghilterra.
Nessuno di noi aveva mai organizzato qualcosa del genere, ma – 12 mesi e 10mila email dopo – era fatta. Abbiamo avuto tre band, una arrivata addirittura da Parigi, e skater giunti da tutto il Paese. Nel vuoto del grande capannone sono state spinte ed esposte vecchie moto custom, tra cui Harley degli anni ’40 e Ducati Desmosedici. C'erano 30 stand, i muri erano coperti da opere d'arte provenienti da Londra e Madrid. L’artista Conrad Leach ha dipinto due grandi pannelli per la rampa di legno che ha fatto sbavare gli skater e franare le ragazze sui pattini. Il palco era invece fatto di bancali coperti di compensato. Dove possibile, abbiamo risparmiato soldi, chiedendo favori ad amici e recuperando qualche sponsor. Ma non abbiamo trascurato nulla. È stato come se non avessi lavorato ad altro per un mese intero.
I biglietti dell'evento erano stati venduti in anticipo. E non abbiamo perso soldi, anche se non ci è mai interessato guadagnare: la cosa fondamentale era infatti attirare abbastanza persone per creare l'atmosfera giusta nello spazio di 250 metri che avevamo affittato. Quando abbiamo aperto le porte, alle due di pomeriggio, fuori c'era la coda. Forse ce l'avevamo fatta davvero.
Due ore più tardi, è arrivato Guy Martin, pilota del Tourist Trophy sull'isola di Man, il motociclista più famoso di tutta l'Inghilterra. Ha subito iniziato a bere birra, un bicchiere di plastica per ogni mano zozza. E, dopo di lui, è arrivato anche un gruppo di rider da Parigi: hanno parcheggiato all'esterno le loro BMW e le loro Yamaha e sono entrati nel capannone, intirizziti dal freddo. Alex Turner, il cantante degli Arctic Monkeys, vagava invece tra le moto, tentando di comprare caschi vintage che non erano in vendita.
Poi è iniziata la partita di roller derby. Hot pant e tatuaggi stravaganti. Ginocchiere e calze a rete. Rossetto e pugni pronti a colpire. La gente continuava a dirmi che lo spettacolo era straordinario. C'era davvero un'atmosfera incredibile. All'inizio, gli spettatori non capivano le regole del gioco, ma si sono comunque goduti l'azione: riot grrrrls su pattini a rotelle che spaccano il culo. Una delle squadre era vestita di nero e arancione: sul petto avevano il logo di Sideburn, la rivista indipendente che pubblica proprio il sottoscritto. Alle sei di pomeriggio ero stordito.
Il contest di slalom con lo skate è iniziato puntualissimo. Vecchi contro giovani. Grassi contro magri. I tizi più pesanti scendevano dalla rampa come bombe dalla pancia di un B52, ma i più agili e leggeri recuperavano sgusciando come anguille tra i mini coni. Alla fine, ha vinto Bruno, un ragazzo brasiliano con la scritta “Skate and Destroy” tatuata sulla schiena.
Intorno alle 10 di sera, mi sono messo dietro un armadio, ho tolto i pantaloni e indossato la tuta di pelle. Poi sono stato raggiunto da Guy Martin e da tre ragazze pesantemente tatuate, tutte vestite di nero. Era arrivato il momento clou dell'evento. Ci era stato proibito di guidare le moto all'interno del posto affittato: e noi infatti non le abbiamo guidate, le abbiamo fatte correre.
Mentre i Les Terribles, un gruppo beat francese, facevano la loro oretta di concerto, erano state preparate tre ultraleggere da cross 600cc, con motori elaborati e niente freni davanti. Ispirati dal film Rollerball, abbiamo improvvisato una gara di accelerazione, tirando dietro di noi tre temerarie pattinatrici. Guy Martin a destra, io a sinistra, e il comico Charlie Chuck in mezzo. Guy aveva bevuto per cinque ore di fila.
Il pubblico era accalcato dietro le transenne. Le moto facevano un casino spettacolare. Appena lo starter ha abbassato il braccio, mi sono lanciato. Ero primo, con Minx, la mia rollergirl, accucciata dietro di me. Ma Guy, a metà strada, è riuscito a sorpassarmi. Dietro di noi, Kelly Kaos ha toccato la ruota posteriore della moto di Charlie, schiantandosi al suolo. Poi, le tre moto sono uscite dalla saracinesca del capannone, fuori al gelo. Non avevo mai guidato quella moto prima di allora, dunque non trovavo il freno posteriore con il piede. Scalcio, scalcio, scalcio e alla fine ce la faccio: schiaccio e blocco il motore.
La corsa doveva essere un evento unico, ma – considerata l'adrenalina e l'atmosfera – andava rifatta una seconda volta. Così, ci siamo rimessi in linea. Sono partito anche meglio, ma Guy mi ha raggiunto comunque, andando però troppo veloce per Candy: le sue lunghe gambe si sono spalancate e le cosce tatuate, protette solo dalle calze a rete, hanno strisciato a terra. Candy è scivolata sul cemento, proprio sulla strada di Charlie, che ha dovuto sterzare per evitarla. Poteva essere una vera strage. Ma ce la siamo cavata, ed è stato bellissimo.
Guardatevi la Gallery.

