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Giorgio Gaslini e Tekla Taidelli: cuore d'amianto

27 Gennaio | Rolling Stone

Cronaca (in prima persona) di un connubio no profit. Quello del pianista-compositore Giorgio Gaslini con la regista di "Fuori vena" e una manciata di rapper impegnati. In una storia di periferie e ingiustizie

Testo Tekla Taidelli
Foto di Andrea Kunkl

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Cosa ci fa Giorgio Gaslini, autore, fra le tante, delle colonne sonore di Profondo rosso e La notte, con una giacca argentata, in uno studio di registrazione con Bunna degli Africa Unite e i rapper Entics, Oscar White e Vaitea?
Facciamo un passo indietro: ho conosciuto Giorgio l'anno scorso, in occasione del film All Human Rights for All, 30 registi riuniti da Citto Maselli con lo scopo di commentare ciascuno un articolo della Dichiarazione dei Diritti Umani. Tutti collaboravamo a titolo gratuito, e per la colonna sonora del mio corto mi era stato affiancato Giorgio. Io, punk skazzata, ignorante e fedele ai miei ideali anarchici, come sempre non sapevo nemmeno chi fosse… Gaslini chi?
Come dice Marina Spada, la mia luce maestra nel cinema: "Tekla non sa un cazzo di niente e nessuno, ma proprio per questo va… e arriva… sempre ". Così, ignara di chi fosse, mi presentavo a casa di Giorgio, dopo avergli fatto recapitare giorni prima il mio corto: La legge è uguale per tutti (la tragedia di Aldo Bianzino, falegname perugino ucciso in carcere dalla polizia nel 2002, nda). Mi apre la porta un nonno con giacca sportiva e l'occhio vivace, che subito zompa come un leprotto al piano e mi improvvisa un lamento cantato dalla sua giovane allieva, Simona Severini. Sì, perché lui ogni tre anni sceglie una giovane ragazza che porterà al successo insegnandole il suo sapere a titolo gratuito.
Dice: "È ancora da sistemare", fa due note, "ho pensato al canto soffocato di una donna, quasi un pianto… tu racconti la storia dagli occhi della moglie vedova. La musica deve far parlare il suo sdegno… sono giorni che questo ritornello mi assilla la mente… quando mi sveglio", fa un altro giro di note, "fino a quando mi addormento… me lo sento in testa…", si scalda le dita, "col piano… col flauto… e senti… con lei". Parte in quarta… pochi accordi decisi in una melodia semplice… la voce rotta di Simona… pelle d'oca… una scossa dai piedi fino al cervello… Niente e nessuno avrebbe potuto esprimere la tragedia in un modo così puro e allo stesso tempo struggente…

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Altro che nonno. Un uragano di energie. I cinque minuti si trasformano in ore, e poi seguono cene, suoi concerti dove ero in prima fila e tante, tante chiacchierate e risate. "Tekla tu sei un'artista, e finché non arriverai io ti metto a disposizione la mia musica, il mio sapere e tutto il mio sostegno…".
Ecco questo è Gas Gas, o l'Eminem del jazz, come amo chiamarlo: una polveriera pronta a esplodere a ogni nota. Così, facendo tesoro della sua promessa di aiuto artistico, ho atteso il momento giusto. Quest'estate ho girato L'alveare, film a episodi ambientato nelle White House, case d'amianto del quartiere di Rogoredo a Milano, costruite nel 1982, dichiarate cancerogene nel '92 e dopo 24 morti accertate per tumore da Eternit, nel 2009, non del tutto sfollate. Oggi 50 famiglie vivono ancora in mezzo all'amianto: l'alternativa? La strada! L'idea del film era smuovere la gente verso questo problema, sganciare bombe che esplodessero nelle coscienze. Io ho voluto farlo a modo mio, dando voce alla strada. Ho stretto un rapporto fantastico di rispetto e amicizia con Oscar White, rapper dell'amianto, e grazie al suo aiuto – prima che lui ci presentasse alla comunità rischiavamo che ci rubassero le telecamere ogni giorno – ho girato i primi tre dei nove episodi previsti nel film. Così è nato L'alveare: storie di vita di quartiere, spaccio, morte d'amianto e differenza di classe, affrontati col mio solito stile: il riso amaro. E qui subentra la musica… Il rap rimane per me l'unica mosca bianca che può dire sicuramente di più del mio modo di fare cinema sempre a rischio querele. Per questo ho inserito in ogni episodio personaggi della musica: Bunna (Africa Unite), Oscar White (ODK), Entics, Vaitea, Noyz Narcos (Truce Klan), Ted Bundy (Dogo Gang), oltre a camei come Tony Sperandeo, Ugo Conti (ormai un amico sempre in prima linea nei miei film) e Mino Taveri.
L'idea era un coro finale di musica contro l'amianto. Allora sono andata a cercare Giorgio. Dopo aver visto L'alveare e ascoltato le musiche, mi ha detto: "Perché rifare un pezzo nuovo? Oscar ne ha scritto uno ad hoc sulle White House, solo lui poteva trasmettere quelle emozioni perché le ha vissute sulla sua pelle. Io propongo che ogni artista rivisiti il suo pezzo, sia per rispetto al suo dolore sia perché nessuno di noi sarebbe in grado di trasmettere quella tragedia". Ed è così che Bunna, Entics e Vaitea hanno rivisitato il pezzo Milano sud est di Oscar White.
Ognuno ha riscritto la sua strofa in base alla propria sensibilità e ispirandosi a Oscar e poi lui, Giorgio, ha fatto il top, colorando tutto col suo frenetico inenarrabile effervescente e unico piano.
Eccoci allora al perché dello studio dell'inizio: si tratta dello storico MuRec di Paolo Falascone, che ha visto passare - oltre a Giorgio - Phil Woods, Lee Konitz, Franco D'andrea.
È il 23 novembre, numero per me magico… il numero del caos.

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Tutto è fantastico, irreale, ogni rapper arriva e canta la sua strofa sulla base originale di Oscar. Bunna, dal tipico stile reggae, si adegua alla situazione e intona una fantastica poetry. Poi arriva lui, Giorgio, giacca argentata sorrisi e energia pura.
Dopo saluti presentazioni abbracci, si mette al piano, diretto da un improbabile direttore d'orchestra: Oscar White, che gli indica i punti salienti dove vorrebbe il piano sulla sua base. "Dai zio", slanga, "qui pesta di brutto, qui invece incazzato duro, qua libera tutta la tua potenza… dai, da paura!". Giorgio pesta per ben due volte la base di Oscar…
La cosa che più mi ha emozionato, a parte Giorgio che suona con Oscar che lo dirige, è la fine della giornata, quando Giorgio offre sigarette e caffè a Oscar ringraziandolo di avergli insegnato un nuovo genere musicale… un vero signore!
Il backstage si chiude con Giorgio che dice che ha imparato un nuovo termine, slangare, e che è stata una bella storia.
È stata una bella storia… davvero…

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Io personalmente non aspiro a grandi riconoscimenti a grandi cose. Semplicemente, do voce al popolo, perché è la gente comune che scrive la storia. Sono queste 50 famiglie che hanno mosso un Gaslini al piano.
E allora questa musica è per voi, e con tutto il cuore vi auguro di volare con le note di Gaslini, sopra la cattiveria, sopra l'ingiustizia, sopra il menefreghismo, sopra l'ignoranza… volate… volate via, via dall'amianto… via da un Comune che non vi da uno spazio, ma vi lascia soffrire quando avete seppellito più di un familiare o soffrite voi dello stesso male, via dai soprusi e le ingiustizie… solo questo posso offrirvi, di sognare un mondo migliore, sulle note di Gaslini in giacca argento soul… un mondo giusto, che non lascia morire un ragazzo malato terminale ancora dentro la stessa casa d'amianto… vi regalo un sogno, almeno per i 3 minuti della canzone… via dalle brutture del mondo… volate… via… via… e sognate…

Ascolta la canzone e guarda il videoclip che ritrae le famiglie che ancora sopravvivono nelle White House di Rogoredo… la musica puo' fare tanto… su www.alvearefilm.com


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