Il ritorno di Chuck Berry (1986), la più grande jam session della storia (1988), l'abbraccio
di McCartney con Yoko Ono (1994) e i grandi duetti, come quello del Boss e Bono (2005).
25 anni di Hall Of Fame raccontati in 16 episodi indimenticabili
Testo
Brian Hiatt
Introduzione
Paul Shafter
Foto
Mark Seliger

L'idea che sta alla base di una Hall of Fame del Rock and Roll è talmente romantica che sembra uscita da una canzone – qualcosa tipo
Rock & Roll Heaven dei Righteous Brothers. E anche il rocker più irriverente ne resta affascinato: perché la Hall of Fame è ambita da tutti. † La prima cerimonia di investitura alla Hall, che in origine era una cena nella sala da ballo del Waldorf Astoria, è del 1986. Sul palco c'era la mia band. Non volevamo che gli invitati pensassero di doversi guadagnare il cibo suonando, ma per ogni evenienza avevamo detto che gli strumenti erano a disposizione. E alla fine della serata ci si sono avventati sopra. Non vedevano l'ora di suonare. Ricordo che sul palco c'erano due pianoforti: a uno si mise Jerry Lee Lewis, all'altro Fats Domino. Chuck Berry suonava
Johnny B. Goode. La gente era estasiata. Ed è meravigliosa la passione che, nel corso degli anni, musicisti come Springsteen e Bono hanno messo nell'onorare i propri eroi con i loro discorsi di investitura. Puoi capire molto di un artista guardando quanta importanza attribuisce a coloro che l'hanno preceduto. Momenti come quello in cui Axl Rose dice a Elton John di avergli cambiato la vita sono stati illuminanti: non capita tutti i giorni di avere la possibilità di dire ai propri eroi cose simili. Nel corso degli anni ci sono stati tante grandi reunion – dai Four Seasons ai Led Zeppelin, dai Cream ai Talking Heads. In queste occasioni le band dimenticano le tensioni passate, e si ricordano dei tempi in cui la musica era più importante dei litigi in nome dell'ego o delle discussioni sui diritti d'autore. † Il tempo passa, e negli ultimi anni la Hall of Fame ha iniziato a includere talenti appartenenti alle scene emergenti, quella hip hop ad esempio. Ma è importante non dimenticare il passato e i pionieri. Ogni investitura è importante. Perfino i Sex Pistols, con il loro rifiuto a presentarsi, hanno dimostrato quanta importanza abbia questa cerimonia.
Paul Shaffer
1.
1986 - The Return of Chuck Berry
"È difficile per me introdurre Chuck Berry", ha detto Keith Richards nel primo discorso d'investitura alla Hall of Fame. "Conosco la sua musica nota per nota". In quella serata – terminata con una jam session di
Johnny B. Goode – è nata l'idea di un concerto che celebrasse il sessantesimo compleanno di Chuck al Fox Theater di St. Louis, inserito nel documentario
Hail! Hail! Rock'n'Roll. Dopo decenni trascorri nei piccoli teatri, Chuck era tornato sotto le luci dei riflettori.
2.
1987 - Springsteen Launches Roy Orbison Comeback
"La sua voce era soprannaturale", dice Bruce Springsteen del suo idolo Roy Orbison. "Eppure sapeva arrivarti al cuore parlando della vita di tutti i giorni". Orbison mancava dalla fine degli anni ‘60, dai tempi in cui le sue hit si erano esaurite, ed era agitato mentre si avviava sul podio. "Ho impiegato trent'anni per imparare a restare calmo", ha detto. "E adesso sono nervoso come un ragazzino". La paura è scomparsa quando ha iniziato a suonare
Pretty Woman con Springsteen, Bo Diddley, Smokey Robinson, Brian Wilson, B.B. King, Carl Perkins e John Fogerty.
Era l'inizio di un indimenticabile ritorno per Orbison: Avrebbe formato i Traveller Wilburys con Bob Dylan, Tom Petty, George Harrison e Jeff Lynne e sarebbe stato omaggiato nel film-concerto
A Black and White Night, affiancato da Springsteen, Elvis Costello, Jackson Browne, Bonnie Riatt e molti altri. Il singolo di Orbison,
You Got It, dopo la sua morte, avvenuta nel dicembre 1988, è entrato nella top ten. Era tutto cominciato quella notte, con il discorso di Springsteen su come Orbison "avesse fatto sentire una piccola città del New Jersey grande come il suono dei suoi dischi".
3.
1988 - Mick, Ringo, Dylan, Elton! The Starriest Night of All
Al termine della cerimonia del 1988 si è avuta la più grande jam session della storia: Mick Jagger, George Harrison, Ringo Starr, Bruce Springsteen, Bob Dylan, Jeff Beck, Elton John, Billy Joel, John Fogerty, Neil Young, The Beach Boys, Les Paul e i Drifter hanno suonato dieci canzoni, tra cui
Like a Rolling Stone,
Hound Dog e
Barbara Ann. La serata si è conclusa con
I Can't Get No Satisfaction con Springsteen e Jagger al microfono e Beck alla chitarra. Ricorda Beck: "È stato orribile. Una delle peggiori cacofonie mai ascoltate". Eppure si è trattato di un evento entusiasmante per molti protagonisti. Dice Little Richard: "Non credo ci sarà mai più qualcosa di altrettanto grande".
4.
1988 - "Elvis nutriva il nostro corpo, Dylan nutriva la nostra mente"
(Dal discorso di investitura di Springsteen per Dylan)
"La prima volta che ho ascoltato Bob Dylan ero in macchina con mia madre. Eravamo sintonizzati su la WMCA ed è arrivato quel pezzo.
Like a Rolling Stone. È stato come se qualcuno mi spalancasse la porta del cervello. Mia madre, che non ci capiva molto di rock, ha detto: "Questo tizio non sa cantare". Ma sapevo che si sbagliava. Restavo seduto, non dicevo niente, ma mi rendevo conto che quella era la voce più intensa che avessi mai ascoltato. Era scarna e suonava misteriosamente giovane e adulta al contempo. Sono andato di corsa a comprarmi il singolo. Mi sono messo a suonarlo e poi mi sono comprato
Highway 61 e non ho fatto altro che suonarlo per settimane. La voce di Bob mi entusiasmava e mi spaventava allo stesso tempo. Mi faceva sentire irresponsabilmente innocente. Andava in profondità e toccava le corde di un ragazzo di 15 anni del New Jersey.
Dylan era un rivoluzionario. Elvis nutriva il nostro corpo, Dylan nutriva la nostra mente. Dimostrava che nonostante la musica fosse naturalmente fisica non significava non si rivolgesse all'intelletto. Superava il limite a cui era costretto un musicista in sala di registrazione. Senza Bob, i Beatles non avrebbero potuto scrivere
Sgt. Pepper, probabilmente i Beach Boys non avrebbero fatto
Pet Sounds, i Sex Pistols
God Save the Queen, gli U2
Pride, Marvin Gaye
What's Going On, Grandmaster Flash
The Message e i Count Five
Psychotic Reaction. E sicuramente non sarebbe mai esistito un gruppo chiamato Electric Prunes".
5.
1989 - "Gli Stones mi hanno cambiato la vita"
(Dal discorso di investitura di Pete Townshend per i Rolling Stones)
"Non sono in grado di analizzare quel che provo per gli Stones perché sono un loro fan e lo sono sempre stato. I loro primi concerti erano scioccanti, assolutamente affascinanti, sbalorditivi, commoventi e mi hanno completamente cambiato la vita. Ai concerti dei Beatles le ragazzine urlavano, ma i concerti degli Stones sono stati i primi a fare urlare i ragazzi. La forza allo stato puro degli Stones sul palco e quel pubblico perfettamente equilibrato − io e migliaia di ragazze – li rendeva unici. Sono stati l'unico gruppo che non mi sono mai vergognato di idolatrare. Gli Stones hanno fatto grandi dischi e tutti sanno quanto sia difficile fare grandi dischi. Non sarà facile ripetersi e se non fosse per le grandi quantità di soldi che possono ancora fare, Mick probabilmente avrebbe già mollato. Per fortuna ha gusti costosi!
Ma a parte gli scherzi, i Rolling Stones per me saranno sempre i più grandi. Incarnano il rock inglese e nonostante siano ormai miei amici, sono ancora un loro fan. Ragazzi, qualunque cosa facciate, non cercate di invecchiare in modo aggraziato, non vi si adatterebbe".
6.
1991 - The Byrds: Eight Miles High Again
L'investitura dei Byrds ha coinvolto tutti e cinque i membri originali del gruppo – Roger McGuinn, David Crosby, Chris Hillman, Gene Clark e Michael Clarke. Al termine di un discorso di Don Henley, i Byrds hanno fatto rivivere il loro suono armonioso con
Mr. Tambourine Man,
Turn! Turn! Turn! Turn! e
I Feel A Lot Whole Better, accompagnati da Henley e Jackson Browne. "È stato uno dei momenti più belli della mia vita", ha dichiarato Hillman. Tuttavia non è mancata la tensione. Crosby e McGuinn si sono ignorati per tutta la serata; Clarke era talmente ubriaco che ha avuto difficoltà a raggiungere il podio. Crosby, in sedia a rotelle a causa di un incidente in motocicletta, era talmente esigente che Hillman, ha finto di scaraventarlo giù dalle scale. Eppure, ha detto Hillman: "Quella notte abbiamo fatto pace". Clark è morto quattro mesi dopo per un attacco cardiaco; Clarke è morto nel 1993.
7.
1993 – Clapton Gets Cream Back Togheter
"Se siamo riusciti a ritrovarci noi tre, allora può accadere a chiunque", ha dichiarato il bassista dei Cream Jack Bruce, in occasione della investitura alla Hall of Fame assieme agli altri componenti della band, Eric Clapton e Ginger Baker. Il leggendario trio non suonava assieme dal loro ultimo concerto, nel 1968. Clapton, evidentemente commosso, durante il discorso ha detto: "Ho ritrovato due persone che amo profondamente. Ieri abbiamo suonato assieme per la prima volta dopo 25 anni. È stato meraviglioso".
Il trio ha presentato un atteso set quella sera –
Crossroads,
Sunshine of Your Love e
Born Under a Bad Sign, mai suonata dal vivo in precedenza.
Clapton era inizialmente riluttante all'idea di tornare a suonare con Bruce e Baker e soltanto l'intervento di Robbier Robertson gli ha fatto cambiare idea. "Secondo lui l'incontro avrebbe rinverdito i ricordi. Pensava fosse troppo complicato", dice Robertson. "Ma ha deciso che ne sarebbe valsa la pena ed è stato così. Hanno suonato bene e si sono divertiti".
Nel suo discorso Clapton ha raccontato che Robertson gli aveva detto: "In quel luogo accadono piccoli e grandi miracoli". Quella serata ha aperto la strada alla serie di concerti di dodici anni più tardi, dopo il trapianto di fegato di Jack Bruce, alla Royal Albert Hall di Londra e al Madison Square Garden di New York.
8.
1994 – McCartney's Final Message to Lennon
Paul McCartney non era presente in occasione della investitura dei Beatles nel 1988 a causa di dispute legali con la vedova di John Lennon, Yoko Ono, e gli altri due Beatles. Ma sei anni dopo, in occasione del discorso di investitura per Lennon, ha ricordato la madre di John ("Aveva lunghi capelli rossi. Era una donna molto bella") e primi tempi della band nel retro di un freddissimo pulmino, pigiati uno sull'altro per cercare di riscaldarsi ("Eravamo panini di Beatles").
"Ricordo che avevo difficoltà a cantare
Kansas City. Non è facile urlando a quel modo. John mi ha preso da parte e mi ha detto: "Ce la puoi fare". Grazie John. Ce l'ho fatta" . E ha concluso: "Con amore, dal tuo amico Paul. John Lennon, ce l'hai fatta, sei nella Hall of Fame del rock'n'roll". Linda e il pubblico non hanno potuto evitare di commuoversi mentre Paul e Yoko si abbracciavano.
9.
1994 – "Profeta, showman, sciamano, giamaicano"
(Dal discorso di investitura di Bono per Bob Marley)
"Mi rendo conto che pretendere che Bob Marley sia irlandese potrebbe sembrare improprio questa sera. Ma Giamaica e l'Irlanda hanno molto in comune: Naomi Campbell, Chris Blackwell, la Guinness, una predilezione per le piccole foglioline verdi. La religione. La filosofia della procrastinazione: non fare oggi quello che puoi fare domani. A meno che, naturalmente, non si tratti della libertà.
Le radici, l'alzarsi, il sollevarsi, e la cosa più difficile: il restare dritto. In una lotta simile la voce di Bob Marley era la voce della ragione. Erano canzoni d'amore le sue, canzoni d'amore dure ma curative; canzoni di libertà, dove quel termine tornava ad avere valore; canzoni di redenzione. Una rivoluzione sessuale in cui Jah è Jeovah a livello della strada. Non dall'alto del suo popolo, ma con il suo popolo. Non soltanto stylin', ma jammin'. Il leone di Judah, dall'Etiopia, dove tutto è cominciato per i rastaman.
Sono stato in Etiopia con mia moglie Ali e ovunque siamo andati abbiamo visto il volto di Bob Marley. Eccolo nei panni della divinità. Lasciate andare il mio popolo. Un appello antico. Preghiere che prendevano fuoco in Mozambico, Nigeria, Libano, Alabama, Detroit, New York, Notting Hill, Belfast. Un Martin Luther King Jr in dreadlock. Una superstar del terzo e del primo mondo. La schiavitù mentale finisce dove inizia l'immaginazione. Ed era questo la nuova musica che usciva ondeggiando dalle baraccopoli, cullando, dicendo le cose come stavano, come sono, come sempre dovrebbero essere.
Il Rock'n'roll ama le opere giovanili, le sue caricature, le sue rappresentazioni. Il cantante di protesta, la pop star, il dio del sesso, il vostro maturo messia, il vostro tipo (
ride). Amiamo gli estremi e dobbiamo scegliere: il fango del blues o l'ossigeno del gospel, il diavolo o gli angeli.
Ebbene, Marley non ha scelto, non ha cercato il compromesso. Ha percorso il limite, abbracciando gli estremi, creando un'unicità. La sua unicità. Un amore. Voleva tutto nello stesso momento. Profeta. Ribelle dell'anima. Uomo rasta. Uno dell'erba. Uomo rivoluzionario. Un uomo naturale, mistico. Un uomo che ama le donne. Un uomo dell'isola. Un uomo di famiglia. L'uomo di Rita. L'uomo del calcio. Showman. Sciamano. Umano. Giamaicano!
10.
1994 - One More Last Waltz for the Band
Eric Clapton ha confessato durante il discorso di investitura per la Band nella Hall of Fame di essere andato a trovarli a Woodstock nel 1969 con l'intenzione di chiedere di entrare a fare parte del gruppo ma di essere stato troppo timido per farlo. "Ricordo quando è venuto ma non sapevo delle sue intenzioni", dice Robbie Robertson, chitarrista e voce della Band. "È stato molto commovente scoprirlo. E poi ho pensato, "aspetta un minuto, eri venuto a fregarmi il lavoro, o pensavi avessimo bisogno di due chitarristi?"".
Clapton ha avuto il coraggio di fare questa confessione sul palco, assieme a Roberston, il pianista Garth Hudson e il bassista Rick Danko, in occasione dell'esecuzione di
The Weight durante la cerimonia di investitura. L'esibizione era stata la positiva conclusione di una serata amara: il pianista e cantante Richard Manuel si era suicidato nel 1986, e il batterista e cantante Levon Helm aveva deciso all'ultimo momento di rinunciare alla cerimonia a causa di un vecchio dissidio con Robertson.
Helm, Hudson e Danko hanno continuato a esibirsi assieme come Band ma quella è stata l'ultima volta che Robertson ha suonato con i vecchi compagni. Rick Danko è morto d'infarto nel dicembre del 1999, mettendo per sempre fine al gruppo.
"Suonare assieme mi scaldava il cuore", dice Robertson. "Ricordo spesso quella serata speciale".
11.
1995 – Led Zeppelin Bring It All Back Home
L'investitura della band non avrebbe potuto arrivare in un momento più delicato. Alcuni mesi prima Jimmy Page e Robert Plant si erano riuniti per un album e avevano progettato di andare in tour con il bassista John Paul Jones. John aveva sentito parlare per la prima volta del tour dai giornali. Nel discorso di accettazione del premio, Jones non ha resistito e ha lanciato una stilettata ai compagni: "Grazie amici per esservi infine ricordati il mio numero di telefono".
L'investitura dei Led Zeppelin è stata fatta da Steven Tyler e Joe Perry degli Aerosmith. Tyler ha raccontato i tempi in cui apriva i concerti degli Yardbirds a fine anni ‘60 e di come Page gli aveva sottratto la ragazza. "Jimmy suonava come un Dio, non potevo certo rimproverarlo". Plant ha minimizzato la dissolutezza della band affermando: "Non ricordo una sola televisione lanciata dalla finestra".
I discorsi impallidiscono davanti all'epica riunione. Tyler, Perry e Jason Bonham, il figlio di John, si sono uniti ai Lez Zeppelin in una torrida
Bring It on Home. Neil Young, che quella sera riceveva a sua volta l'investitura, è salito sul palco per una versione sentimentale di
When the Leeve Breaks di otto minuti con un assolo in distorsione alla Crazy Horse e con Plant che aggiungeva strofe da una delle sue canzoni preferite dei Bufffalo Springfield,
For What It's Worth.
12.
2002 - Ramone's Punk-Rock Farewell
A Joey Ramone, morto nel 2001, sarebbe piaciuto vedere la sua band nella Hall of Fame, "Joey amava i premi e il glamour che li circondava", dice Tommy. "Per quanto possa sembrare contraddittorio per un gruppo punk, quel premio aveva un grande significato per noi. La fama che avevamo raggiunto quasi ci confondeva".
Al termine di un appassionato discorso di un Eddie Vedder con acconciatura moicana, Dee Dee ha ringraziato se stesso mentre Johnny, dichiarato sostenitore repubblicano, ha reso omaggio a George W. Bush. ("Lui e Dee Dee erano punk-rock", ha detto Tommy, ridendo). Nel giro di pochi mesi Dee Dee sarebbe morto di overdose, e Johnny di cancro nel 2004.
13.
2002 – Talking Heads Make Peace for a Night
Nel 2002 i Talking Heads non erano in buoni rapporti. Sei anni prima, David Byrne aveva intentato causa ai tre compagni – Chris Frantz, Tina Weymouthh e Jerry Harrison – per andarsene in tour e registrare con il nome di The Heads. Ma quando la band ha ricevuto l'investitura alla Hall of Fame si è trovata a New York per provare l'esibizione live. "Non ci rivolgevamo la parola da tempo", dice Frantz. "Avevamo visto David in casa di Lou Reed, mi sembra di ricordare. Ma quella era la prima volta che ci sedevamo a parlare". Secondo Frantz, non ci è voluto molto per ritrovare il loro groove: "Funzionava già la sera del primo giorno".
Al termine della investitura – tenuta da Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers – il quartetto, sostenuto da Steve Scales e Bernie Worrell, ha suonato
Life During Wartime,
Psycho Killer e
Burning Down the House. Frantz ammette che la tensione e il nervosismo si sono riversati nel Waldorf. "Con l'eccezione di Tina, avevamo tutti l'aria di sfigati", dice ridendo. "Ma, insomma, non suonavamo insieme da diciotto anni. Credo sia andata abbastanza bene".
14.
2004 – Prince Tears the Roof off the Waldorf
L'assolo mozzafiato di chitarra di Prince alla fine di
While My Guitar Gently Weeps può essere considerato il più grande singolo momento musicale delle cerimonie di investitura della Hall of Fame. Eppure aveva rischiato di non esserci dal momento che la vedova di George Harrison, Olivia, aveva ragionevolmente chiesto che
While My Guitar Gently Weeps fosse eseguita esclusivamente da persone che conoscevano George – a differenza di Prince che ammetterà in seguito di non avere mai ascoltato la canzone prima di prepararla per l'esibizione.
Gli organizzatori hanno convinto Olivia a lasciar suonare Prince. La cosa che più intrigava Prince era la possibilità di condividere il palco con Tom Petty. "Era un onore suonare con lui", ha detto in seguito. "
Free Fallin' è una delle mie canzoni preferite".
Lo sguardo deliziato di Dhani Harrison, figlio di George, quando Prince, al centro del palco, si esibisce in un assolo di due minuti di palpitanti note alte e squillanti spiega più di mille parole il valore di quella esibizione. Prince, completamente piegato all'indietro e sostenuto da un assistente per non cadere, al termine lancia la chitarra in aria. ("Voglio diventare suo amico", ha detto Dahni nel backstage. "Abbiamo la stessa altezza").
"L'hanno provata un mare di volte e ogni volta era incredibile", dice Paul Shaffer che guidava la band quella sera. "Ma Prince aveva tenuto qualcosa di riserva per la serata. Ha davvero dimostrato di essere un grande chitarrista. Quella notte ha spaccato".
15.
2005 – Springsteen Salutes U2's Mighty Sound
(Dal discorso di investitura di Springsteen per gli U2)
"Erano i primi anni '80 quando sono andato con Pete Townshend, sempre attento a cogliere i primi vagiti di chi poteva spodestarci, in un club di Londra. Davanti a me avevo Bono, pioniere dell'
irish mullet, The Edge – che razza di nome è? – Adam e Larry.
Stavo ascoltando l'ultima band di cui sarei stato in grado di ricordare i nomi di tutti i suoi membri. È stato un concerto emozionante, un suono potente, bello. Il pubblico era entusiasta. Al termine ci siamo incontrati. Ragazzi simpatici. E irlandesi. Irlandesi! Il loro successo negli Stati Uniti deve molto a questo elemento. Gli inglesi a volte devono vincere le loro raffinate sensibilità, ma noi irlandesi e italiani non abbiamo di questi problemi. Noi ci facciamo strada con i pugni e con il cuore. Gli U2, con il suono oscuro e squillante del paradiso al loro comando – che è naturalmente il suono dell'amore non corrisposto e nostalgico, il loro tema principale – con la loro ricerca di Dio intatta, erano una band che non pretendeva soltanto questo mondo, ma anche il prossimo".
16.
2007 - Hip Hop Crashes Hall
Anche in base agli standard delle notti della Hall of Fame, la marcia al podio di Grandmaster Flash and the Furious Five nel marzo 2007 è stata storica: i pionieri del rap erano i primi artisti hip-hop a ricevere l'investitura. "Non credevo ci facessero entrare. Pensavamo riguardasse soltanto il rock'n'roll", ricorda Melle Mel che ha ricevuto la notizia vedendo i titoli della Cnn scorrere sul video. Il discorso di investitura dei Furious Five è stato tenuto da Jay-Z che li ha definiti "Il primo supergruppo hip-hop". ("Non conosciamo Jay-Z", dice Mel. "Credo lo abbia letto su Wikipedia o da qualche altra parte").
Per l'occasione i membri sopravvissuti della band hanno eseguito
The Message. In seguito, le icone del rap hanno festeggiato con Kid Rock, che ha raccontato storie di quando scorrazzava loro in giro all'inizio della carriera. "Per fortuna siamo stati carini con lui allora", scherza Mel.
"Questa investitura è una grossa spinta per l'hip-hop", dice Mel. "Ho vinto un Grammy e altre cose. Ma la Hall of Fame del rock'n'roll non si può dimenticare".
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