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Dal rock on the stage

Metallica: verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Tra uno show e una visita al museo, i metallica raccontano a “RS” di come il loro ritorno sia partito dal basso. Anzi, di più: da sottoterra

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02 agosto 2011

Metallica

Di DAVID FRICKE

Sulla porta del backstage nell’arena SKK a San Pietroburgo, in Russia, c'è appeso un foglio di carta con la scritta Tuning and Attitude. Dall'altra parte della porta, il cantante e chitarrista James Hetfield, il chitarrista Kirk Hammett, il bassista Robert Trujillo e il batterista Lars Ulrich stanno suonando a massimo volume Harvester of Sorrow in una stanza senza finestre non molto più grande di uno sgabuzzino, ma in qualche modo riempita di amplificatori e di una batteria di dimensioni reali. Hammett e Trujillo, schiacciati negli angoli, hanno appena lo spazio sufficiente per i gomiti e le chitarre. L'asta del microfono di Hetfield è appoggiata alla doppia grancassa di Ulrich. Quando Hetfield canta, lo fa dritto nella faccia del batterista, ruggendogli contro. Ulrich in risposta ammicca, e nessuno ha voglia di andarsene. Poi, mentre i Metallica si scatenano con Whiplash (dall'album di debutto, Kill 'Em All, del 1983), la porta si spalanca, e il tour manager Rex King entra, rannicchiandosi, nella stanza.

«Tra quanto possiamo iniziare a suonare un po' di rock&roll;?», chiede Ulrich. «Sette minuti», risponde King. «Okay», continua Ulrich, «abbastanza per farne un'altra». I Metallica suonano per intero la contorta ed epica Creeping Death da Ride the Lightning del 1984, prima di correre sul palco – Ulrich si deve mettere gli abiti di scena, durante il tragitto – dove per più di due ore suonano ancora tutte e tre le canzoni più altre 15, la maggior parte provenienti dal primo decennio thrash-metal della band. «È sicuramente uno dei momenti fondamentali della giornata», gracchierà Ulrich più tardi, parlando delle prove nella saletta “Tuning and Attitude”. «Soprattutto adesso. Le cose girano in un modo un po' pazzo per via del nuovo disco e c'è un sacco di stress nelle tre ore che precedono lo show». È ancora estate, e il nono album in studio dei Metallica, Death Magnetic – il primo con Trujillo, che è arrivato nel 2003, e il loro primo in vent'anni con un nuovo produttore, Rick Rubin – deve uscire fra non molto. Ma il disco, la cui produzione è durata oltre due anni, non è ancora finito. Rubin sta supervisionando i mix a Los Angeles, mentre la band è in Europa a fare spettacoli con i Down e con una delle band preferite di Ulrich, gli Sword di Austin (Texas), e a rilasciare interviste con la stampa locale, fare conference call con il produttore e organizzare briefing sullo stage design per il tour nordamericano autunnale.

La quiete prima della tempesta
«qualche volta è la prima occasione del giorno in cui siamo presenti l'uno nelle teste degli altri», ammette Ulrich parlando della Tuning Room. «È la meditazione prima dello show». Infatti le è stata dedicata una stanza – o un intero carrozzone, se il concerto è in uno stadio all'aperto – in ogni fermata dei tour dei Metallica fin dagli anni 90. In una giornata buona, il gruppo passa lì dentro un'ora o più, provando vecchie canzoni che vengono suonate di rado, improvvisando cover dei Thin Lizzy o degli Iron Maiden. Fanno anche jam session e registrano i risultati, arrangiando ritmi e giri di chitarra sui cosiddetti riff tape, i tradizionali materiali grezzi per la composizione delle loro canzoni. La maggior parte delle sezioni che cambiano rapidamente nelle dieci lunghe canzoni di Death Magnetic (una formidabile miscela di intricate composizioni per chitarra e attacchi violenti con tracce di pezzi live) provengono dalle sessioni della stanzetta “Tuning and Attitude”. Non c'era niente di tutto questo nei primi tour con il bassista Cliff Burton. «Era così: bere prima di salire sul palco», ricorda Hetfield sghignazzando, seduto su un divano nel camerino della band a San Pietroburgo, qualche ora prima dello show. «Il coraggio in una bottiglia. “Oh, cazzo, siamo sul palco tra 10 minuti? Dov'è la vodka?” Glu, glu, glu». All'inizio degli anni 90, la band si era ricomposta dopo la morte di Burton (nel 1986), avvenuta in seguito a un incidente con il pullmino del tour, con un nuovo bassista, Jason Newsted, e aveva prodotto il pluripremiato disco di platino del 1991 Metallica, che ha venduto 14 milioni di copie solo negli Stati Uniti. Ma c'era stanchezza. «Eravamo stufi l'uno dell'altro», dice Hetfield. «Invece del brindisi, era: “Ci vediamo sul palco”».

«Ciò che mi disturba del film è che la gente pensa che noi siamo quello», dichiara Hammett. Sta parlando di Some Kind of Monster, il documentario del 2004 che ha raccontato di tutti i fatti tristi e pesanti accaduti durante la registrazione dell'album del 2003, St. Anger: l'infelice uscita di Newsted nel 2001, le liti infervorate tra Hetfield e Ulrich, che ha fondato la band nel 1981, gli ego lacerati e il dolore profondo emersi durante le sedute della band con il terapeuta Phil Towle, e i Metallica prossimi alla fine quando all'improvviso Hetfield è entrato in una casa di cura per smettere di bere e non ne è uscito per nove mesi. Quel film, Hammett protesta orgogliosamente, «non ci appartiene più». Certamente i Metallica non sono più i duri e puri dello speed-metal che hanno inciso pezzi degli anni 80 come Seek and Destroy e No Remorse. Oggi sono tutti dei padri devoti di mezza età. Hetfield, 45 anni, e Ulrich, 44, hanno tre figli ciascuno. Hammett, 45 anni, e Trujillo, 43, ne hanno due. L'ultimo arrivato, Vincenzo, il secondo figlio di Hammett, è nato lo scorso 28 giugno. La band che un tempo girava in tour unita come le dita di un pugno – quattro ragazzi in un pullmino, o attorno allo stesso tavolo di un bar – transita assieme raramente; di solito i membri viaggiano separatamente con le loro famiglie. Il danese Ulrich sta passando la maggior parte di questo tour europeo nella sua base di Copenhagen, facendo il pendolare da e per gli show con un jet affittato, assieme ai tre figli e alla sua compagna, l'attrice danese Connie Nielsen. E ci sono altri cambiamenti. Hetfield e Ulrich vivono ancora nell'area di San Francisco, la base dei Metallica dal 1983. Ma Hammett, che proprio qui è nato, nel 2006 si è trasferito alle Hawaii. E mentre Hetfield rimane sobrio, Ulrich ama ancora fare tardi in città, in buona compagnia. «Quando Lars dice: “Ehi, facciamoci l'ultimo drink prima di andare a dormire”, state attenti», mette in guardia Trujillo. «Starete in giro fino alle sei del mattino».

Il ritorno del figliol prodigo
Sul palco di san pietroburgo e nei due show a seguire in Lettonia, a Riga, e in Italia, a Bologna, i Metallica suonano proprio come la band che fece Justice e Master of Puppets, con quella furia coinvolgente che pervade anche tutti i pezzi di Death Magnetic, come The Judas Kiss, All Nightmare Long e My Apocalypse. Non stanno ancora suonando i nuovi pezzi, ma è difficile non cogliere l'ironia della sorte: nel momento in cui hanno trovato un equilibrio nella vita e una tregua tra di loro, i Metallica sono tornati a cercare l'ispirazione nei loro dischi più intensi e complicati. «È stato coraggioso da parte loro far uscire quel film», dice Rubin, che li conosce da tempo. «Li ha chiaramente mostrati al loro peggio. Ma quando sono arrivato io, erano una band molto diversa. Erano insieme». Nell'album che hanno fatto con lui, sostiene Rick, «sembrano i Metallica con cui sono cresciuto». «È molto più grande di quanto pensassi», commenta Hetfield a bassa voce, emozionato. Si trova al Museo dell'Hermitage a San Pietroburgo, quello che una volta era il Palazzo d'Inverno degli Zar e che ospita una delle più grandi collezioni artistiche del mondo, ed è di fronte a Il ritorno del figliol prodigo di Rembrandt. Dipinto dal maestro olandese tra il 1663 e il 1665 e basato sulla parabola del Vangelo, il quadro è alto più di due metri e mezzo e largo più di due. Le figure (il padre consolatore, chino sul suo errabondo figlio e il fratello maggiore livido di gelosia) sono a dimensioni reali. Il resto del gruppo (suo figlio più piccolo e le sue due figlie, la moglie Francesca e Trujillo con la moglie Chlöe) si sta spostando nella sala successiva, ma Hetfield rimane a studiare il dipinto intensamente per 10 minuti. Prima, nella caffetteria, aveva detto alla figlia Marcella, di 6 anni, di essere davvero eccitato di trovarsi nel luogo dove è custodito il suo «quadro preferito». È la prima volta che ammira l'originale. Nel backstage dell’Arena, Hetfield spiega di averne visto per la prima volta una riproduzione nel centro di riabilitazione: «Era un gruppo di lavoro: “Ecco il quadro. Vi ricordate la storia? Che cosa ci vedete? Vi identificate più con il padre, il figlio o il fratello geloso?”». «Beh, io mi identifico con tutti e tre. Se non fosse che tendevo a non perdonare me stesso. Ho scoperto questo. Ma sicuramente c'è una parte di fratello geloso in me. La si vede nella relazione tra me e Lars».

Là dove tutto ebbe inizio
Hetfield frequentava l'ultimo anno di scuola superiore a Los Angeles con uno dei suoi due fratellastri maggiori, quando ha risposto a un'inserzione sul giornale messa da Ulrich, che cercava musicisti che condividessero la sua passione per l'underground metal. La madre di Hetfield, Cynthia, una cantante d'opera dilettante, era morta di cancro quando lui aveva 17 anni. Lars Ulrich, che si era trasferito a L.A. dalla Danimarca nel 1980, era figlio unico in una famiglia di bohémienne benestanti. Suo padre Torben, che ora ha 80 anni, era un tennista professionista e scriveva di jazz per un giornale danese. «Il rapporto tra me e Lars è quanto di più vicino a una relazione fraterna ci possa essere», dice Hetfield. Ma come fratelli «litighiamo per chi deve stare al volante», e l'accordo non si raggiunge facilmente. «Il compromesso», e pronuncia la parola con disgusto, «è una parola debole». «C'è sempre stata tensione tra i due fondatori», dice Hammett, che si è unito ai Metallica nel 1983, dopo il licenziamento del primo chitarrista Dave Mustaine da parte di Hetfield e Ulrich. «C'è stata una rissa davvero brutta, una volta. James ha spinto Lars, che è volato sui piatti della batteria. E il motivo era chi aveva bevuto il drink dell'altro. E poi io che mi metto in mezzo e Cliff Burton che se ne sta lì seduto, come se stesse assistendo a un incontro di boxe».

Spoon River nostalgia
«Penso che sia un genio», dice Ulrich di Hetfield in maniera secca, sfidandoti a contraddirlo. «E devo fare i conti con il suo genio. Se si guarda indietro, il brontolone è un personaggio che James Hetfield ha messo in piedi per proteggere il ragazzino vulnerabile che ha dovuto affrontare così tante disgrazie per via della madre». Ulrich, in compenso, ha imparato a stare in disparte. All'inizio della produzione di Death Magnetic, ha parlato con Hetfield del fatto di tornare al sound della metà degli anni 80 e della possibilità di raccontare nell'album delle storie, spesso ispirate da film e libri. «James ha sempre scritto le parole», spiega Ulrich, «ma le idee arrivano da entrambi, partono da cose che condividiamo. Per ...And Justice for All abbiamo speso due ore a guardare Al Pacino in una sala di tribunale (nell'omonimo film del 1979, ndr). Per Creeping Death, è stato I dieci comandamenti. Abbiamo parlato della possibilità di dedicare nuovamente una serata ai film, una volta alla settimana». Hetfield pensa che Death Magnetic sia un album sulla paura. «Ci sono persone attratte dalla morte», dice. «E l'altro lato della calamita prevede che le persone se ne tengano lontane. Ne hanno paura. Non vogliono parlarne. Succederà a tutti noi, e tutti la affronteremo da soli. Come gestire questa cosa?». Stando a ciò che dice Hammett, uno dei possibili titoli presi in considerazione per l'album era Songs of Suicide and Forgiveness (Canzoni di suicidio e perdono).

Qualcosa di personale
«Su, ragazze, state attente!». Hetfield si rivolge alle sue figlie che gli girano attorno mentre cambia le chitarre dietro al palco, durante il concerto di Riga. «È difficile per me separarmi», ammette Hammett, la cui moglie Lani e i figli sono alle Hawaii. «Mio padre non era molto presente, era sempre in giro per il mondo. Mi ricordo di avere avuto con lui una relazione basata sulle lettere: “Oh, una lettera di papà!”». «Siamo ancora una band infaticabile, andiamo avanti», prosegue Hammett con un tono un po' più combattuto rispetto alla solita allegria, «almeno finché questo non interferisce con le nostre vite familiari, che per tutti noi sono al primo posto nelle priorità». Il che posiziona i Metallica «al secondo posto. Chiedo scusa a tutti quelli là fuori. Ma se le nostre famiglie fossero al secondo posto, la band imploderebbe». Succede qualche minuto dopo l'inizio di Creeping Death, il primo pezzo dei Metallica suonato al Parco Nord di Bologna, e poi ancora e ancora, anche sei o sette volte durante lo show. I Metallica si esibiscono su un palcoscenico molto profondo e ampio, con diversi microfoni, così che Hetfield possa cantare rivolgendosi a diverse parti del pubblico. Ma continua a inciampare nella piattaforma rialzata della batteria di Ulrich, rimanendo sospeso a mezz'aria dietro al batterista, e strimpellando la chitarra furiosamente. Hammett e Trujillo spesso si avvicendano vicino a Ulrich durante il set, come se fossero ancora nella saletta “Tuning and Attitude”. Hetfield, tuttavia, è l'unico che effettivamente raggiunge Ulrich sulla piattaforma. Ma non si tratta di una regola non scritta o di un sistema a caste, fa notare Hammett: «Io non ci vado là sopra, perché Lars sputa un sacco. È una cosa a livello inconscio. E non guarda dove lo fa, così rischi che te ne arrivi un po' addosso. Salgo sulla piattaforma solo durante canzoni lente come Nothing Else Matters». «Esce tutto in quei momenti – 27 anni di legame e tutto quello che abbiamo attraversato», dice Ulrich delle visite che Hetfield gli fa ogni sera, durante la veloce sezione strumentale di Master of Puppets e quando sbattono le teste assieme durante l'assolo di Hammett in Whiplash. «Eccoci qui. Siamo ancora vivi. Ci stiamo divertendo, facciamo quello che abbiamo voglia di fare».

Per quanto tempo ancora?
con circa tre decenni di strada sul contachilometri, oggi i Metallica si qualificano per la domanda che perseguita i Rolling Stones, gli Who e gli U2 ogni volta che partono per un tour: per quanto tempo ancora? «I Metallica andranno avanti per sempre», dichiara Ulrich. «Smetteremo quando sarà ora di dire: “Ragazzi, è stata una pazzia, adesso sta diventando un po' stupido”. So che qualcuno già pensa che siamo una barzelletta. Ma non lo siamo, per ora». Robert Trujillo vede il futuro nei cambiamenti di cui è stato testimone da quando è entrato nel gruppo, in Hetfield. «Sono rimasto piuttosto al riparo dalla follia che era calata sul gruppo», dice il bassista. «Quando sono entrato, James sembrava fragile. Era come se ci fosse un muro attorno a lui, per proteggerlo. Ora gli è tornata la bacchetta magica. È sobrio, ma conserva la sua mentalità». «Non so che cosa ci riserva il futuro», dichiara Hetfield cautamente, mentre il suo jet atterra a Riga per un altro giorno di “Tuning and Attitude” e di giri sulla piattaforma della batteria di Ulrich. «Il fatto che siamo stati assieme così a lungo... C'è un significato dietro a tutto ciò. Abbiamo voluto che questo accadesse. È stata una combinazione di cose: la motivazione, le intelligenze, le persone giuste». «Senti, ma che cos'altro potrei fare?», dice. «È un pensiero che mi fa paura. Penso che saremmo tutti a posto se prendessimo strade diverse, ognuno per proprio conto». Fa una pausa, si gira e guarda fuori dal finestrino mentre l'aereo si dirige verso il gate. «Ma non voglio perdere tutto questo».


commenti


thomasmacorig
4 novembre 2011

Happy bisthday METALLICA!!!!!!!!!!!!!!!! :D :D :D



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