29 novembre 2010
Sam Cooke è – a detta di tutti – il più grande cantante soul americano di tutti i tempi, oltre che uno degli artisti di maggior successo nella storia della musica pop (al suo attivo, ben 18 canzoni nella Top 30 statunitense tra il 1957 e il 1964. Ciononostante, nella primavera del 1963 gli capitò di ascoltare una canzone che lo ispirò e al tempo stesso lo turbò profondamente. Questa canzone era Blowin’ in the Wind di Bob Dylan. Ciò che colpì Cooke era il senso di “sfida” che trametteva. «Cristo!», disse scherzando Cooke: «Un ragazzino bianco è davvero in grado di scrivere una canzone come questa!?». Quasi in risposta, il 30 gennaio 1964 Cooke entrò in studio per incidere (accompagnato da un sontuoso arrangiamento orchestrale) A Change Is Gonna Come. Molto più personale rispetto a Blowin’ in the Wind, il brano è ispirato a un incidente realmente accaduto a Cooke e alla sua band nell’ottobre del ’63, quando alcuni di loro furono arrestati per disturbo della quiete pubblica dopo aver tentato di farsi dare una camera in un motel per bianchi a Shreveport, in Louisiana. (La tristezza dell’ultima strofa andrebbe invece fatta risalire al profondo dolore di Cooke per la morte, pochi mesi prima, del figlio Vincent, di soli 18 mesi).
L’11 dicembre 1964, a poco meno di un anno dalla registrazione, Cooke veniva ucciso in un motel di Los Angeles. Due settimane dopo, A Change Is Gonna Come era in tutti i negozi, accolta dal mondo intero come il testamento spirituale di Cooke, oltre che come simbolo del nascente movimento per i diritti civili.


