29 novembre 2010
Orbison ha raccontato di aver scritto questa suadente, sognante ballata dopo l’incontro con una vecchia fiamma. «Non importa se le lacrime di cui parlavo fossero vere o solo una metafora», spiegò una volta Roy, «è il dolore, in quella canzone, a essere terribilmente reale». Di certo, un passaggio come: “Amore, cosa altro posso fare? / Tu non mi ami più / E quindi io piangerò per sempre sopra il tuo ricordo” non può lasciare indifferenti, e rimane nella storia del pop come una delle interpretazioni più strazianti di sempre – specie grazie al gemito acuto in cui Orbison si lancia subito dopo, e che lui immancabilmente riuscirà a replicare, inalterato, in tutti i suoi concerti fino al giorno della sua morte, avvenuta a Nashville il 6 dicembre 1988. «Era come se stesse cantando dalla cima del Monte Olimpo», ha scritto l’amico e fan Bob Dylan nella sua autobiografia Chronicles. «Ne ho conosciuti pochi come lui. Usava un’estensione di tre o quattro ottave per pezzo: roba da far venir voglia a qualunque altro cantante di buttarsi giù da una scogliera. Era un vero criminale delle sette note».


