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Dal rock on the stage

Good Vibrations

The Beach Boys

Posizione 6

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29 novembre 2010

La parola “vibrations” mi spaventava», disse una volta brian Wilson, ricordando quando, da bambino, sua madre gli spiegava perché i cani mordessero alcune persone e non altre: «Un cane avverte delle vibrazioni. E la stessa cosa accade agli esseri umani». Good Vibrations raccoglieva quell’energia e la trasformava in eterno splendore. «È una canzone estremamente spirituale», dichiarò Wilson subito dopo averla registrata. «E voglio che restituisca un po’ di buone vibrazioni».

Wilson, all’epoca 24enne, aveva anche un altro obiettivo: «Superare You’ve Lost That Lovin’ Fellin’ di Phil Spector». Quando iniziò a comporre Good Vibrations, la sera del 17 febbraio 1966, Wilson stava ancora lavorando alla sua grande opera Pet Sounds. Dopo 7 mesi, 4 studi di registrazione e oltre 50mila dollari (ai tempi, la più grande somma spesa per un singolo) Wilson costruì Good Vibrations a sezioni, sovrapponendo strati e strati di violoncelli, pianoforti e lo spettrale gemito di un theremin, antesignano degli strumenti musicali elettronici. «All’inizio non volevamo registrarla a pezzi», racconta Wilson, «ma fin dalle prime battute ci siamo resi conto che questo era un disco senza precedenti». Good Vibrations è stata la terza hit dei Beach Boys a raggiungere la vetta della classifica. Ma è stata una gloria passeggera (dal punto di vista commerciale per il gruppo, creativo ed emotivo per Wilson). La canzone doveva apparire sull’album Smile, ma Wilson – depresso e in guerra con gli altri della band – abbandonò il progetto nel ’67.


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