29 novembre 2010
Quando Jerry pestava sui tasti del suo piano lanciando occhiate di fuoco alle prime file, il testo quasi religioso di Great Balls of Fire – pieno di premonizioni sulla dannazione infernale – si trasformava in un blasfemo inno alla lussuria. Lewis era un studente fallito che seguiva corsi di lettura della Bibbia, ed era cugino del controverso predicatore-insegnante-cantante (oltre che pioniere del “televangelismo” Usa, ancora oggi in attività su 78 canali nazionali) Jimmy Swaggart. Proprio per il suo retroterra, in principio Jerry non se la sentiva di mettere la sua interpretazione al servizio di un brano la cui tesi di fondo era che: “anche il diavolo può salvare delle anime”. Interminabili le discussioni a sfondo teologico con il solito Sam Phillips. Intanto le session si prolungavano, il whisky scorreva a fiumi e, con il whisky, l’umore di Lewis iniziò ad ammorbidirsi parecchio: in alcuni bootleg lo si sente ad esempio dire: “I’d like to eat some little pussy if I had some” (“Vorrei proprio leccare una bella fichetta, se solo qui ce ne fosse una”). Potenza di un inno al tempo stesso sardonico e sensuale come Great Balls of Fire...


