29 novembre 2010
«Il riff più ascoltato al mondo», dichiara steve van zandt, chitarrista della E Street Band. «Ed è uno dei primi esempi di come Dylan abbia influenzato gli Stones e i Beatles nell’uso del cinismo e nell’idea di portare testi più personali e intimi tipici della tradizione folk e blues nella musica pop». Quel riff era andato a trovare Keith Richards in sogno una notte del maggio 1965, in una stanza di motel a Clearwater, Florida, durante il terzo tour americano dei Rolling Stones. Si era svegliato, aveva afferrato chitarra e registratore, lo aveva suonato, ed era tornato a dormire. «Sul nastro», raccontò in seguito, «si sente il rumore del plettro che cade e il resto sono io che russo».
Quella scintilla nel buio – il riff che apre e definisce (I Can’t Get No) Satisfaction – ha rafforzato il passo malfermo e la giovanile infatuazione del primo rock&roll;. La tempra primitiva della creazione di Richards che risuona attraverso il Gibson Fuzzbox collegato alla sua chitarra; il beffardo abbandono contenuto nel testo di Mick Jagger; l’incedere trionfante della chitarra di Brian Jones, del basso di Bill Wyman e della batteria di Charlie Watts: era il suono di una generazione impaziente di ereditare il mondo.
Due decenni dopo, Jagger avrebbe ammesso che Satisfaction era «la mia visione del mondo, la mia frustrazione nei confronti di tutto». Ispirato da quel riff e dalla strofa d’apertura – anch’essa intuizione di Richards – il giorno dopo il sogno di Keith, sul bordo piscina del motel, Jagger aveva scritto il testo: una litania di disgusto nei confronti «dell’America, della sua sindrome pubblicitaria».
Le registrazioni sono iniziate il 10 maggio nei Chess Studio di Chicago, e sono terminate due giorni dopo negli studi Rca di Hollywood. Fondamentale, durante le session, il ruolo del distorsore. «Il riff era perfetto», ricorda oggi Richards, «ma andava in qualche modo sostenuto. La Gibson aveva appena prodotto quelle scatolette da collegare alla chitarra, e così...».
Satisfaction era Stones al 100% – anche se quella notte a Clearwater Richards forse sognò Chuck Berry... Non a caso, in seguito Jagger rivelò che Keith aveva inconsciamente rubato l’idea di Satisfaction da una strofa di un singolo di Berry del 1955, 30 Days (“If I don’t get no satisfaction from the judge”). «Difficile che un inglese usasse una simile espressione», fece notare Jagger. «Non sto dicendo che Keith l’abbia rubata. Certo è che quel disco lo avevamo ascoltato molte volte».



MattherCast
9 luglio 2011
E' un brano con cui levitare: è come se di colpo sentissi che i piedi non sono ancorati al terreno, ma sai che non cadrai. Ecco cioò che cerco: la levitazione.