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Dal rock on the stage

Imagine

John lennon

Posizione 3

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30 novembre 2010

John Lennon ha scritto imagine, il suo più prezioso regalo al mon-do, all’alba di un mattino del 1971, nella camera da letto della villa di Tittenhurst Park, ad Ascot, nel Berkshire. Ci pare quasi di vederlo: seduto davanti al grande pianoforte bianco che tutto il mondo conosce proprio grazie ai numerosi filmati e servizi fotografici delle sessioni di registrazione di quel disco. Yoko Ono lo guarda e completa virtualmente la canzone: la serena melodia; la morbida successione delle strofe; il semplice disegno composto da quattro note; e le 22 strofe di elegante, schietta fede nella capacità di un mondo unito di riparare e modificare se stesso. «John non ha mai pensato: “Adesso scrivo un inno”», racconta oggi Yoko, ricordando quella mattina di 40 anni fa. «Imagine era la fedele trascrizione di tutto ciò in cui lui credeva: che siamo un’unica nazione, un unico mondo, un unico popolo. Voleva dare forma a questa idea».

L’idea peraltro non era soltanto sua. Il lavoro artistico di Yoko Ono, prima e dopo l’incontro con Lennon nel 1966, celebrava il potere di trasformazione dei sogni. La prima strofa di Imagine – “Imagine there’s no heaven” – discende direttamente dai brani interattivi contenuti nel libro di Yoko Ono del 1964, Grapefruit (“Imagine letting a goldfish swim across the sky”). Ma l’ex Beatle Lennon era un esperto del gergo pop. Una volta ammise che Imagine – e il tema dell’uguaglianza determinata dall’eliminazione di governi, confini, religioni organizzate e classi economiche – era «in pratica, né più né meno che il Manifesto del Partito Comunista».

Poi c’erano la semplice bellezza della melodia, la calda compostezza della voce e il tocco poetico di Phil Spector alla produzione (che ha immerso la performance di Lennon in suoni gentili e in un’eco di brezze estive): elementi che enfatizzavano la profonda umanità della canzone. Lennon sapeva di avere scritto qualcosa di speciale. In una delle ultime interviste disse che Imagine era all’altezza di quello che aveva scritto con i Beatles. Noi sappiamo che era qualcosa di più: un inno di consolazione senza tempo che ci ha sostenuto nei momenti di dolore, dalla morte di Lennon nell’80 all’orrore dell’11 settembre. È impossibile un mondo senza Imagine. E ne abbiamo bisogno più di quanto John potesse immaginare.


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