29 novembre 2010
Volendo provare a ricostruire la storia parallela del rock&roll; e della chitarra come strumento rivoluzionario, non si può che partire da qui. Da questo dischetto di plastica sopra il quale hillbilly, country, blues urbano e hot jazz si rapprendevano nella vibrazione metallica della chitarra elettrica di Chuck Berry, definendo per gli anni a venire quel linguaggio primario a cavallo tra pop e rumore come ancora oggi lo conosciamo bene.
Maybellene si può a ragion veduta definire come una scena di inseguimento da film poliziesco compressa in 2 minuti di canzone: dentro ci sono tanto la nascente cultura dell’automobile quanto il retroterra hipster di Berry, oltre al fatto di aver tenuto a battesimo lo stile hillbilly già da quando (ben prima del 21 maggio 1955, data ufficiale di registrazione di Maybellene) aveva introdotto il repertorio country presso il suo pubblico nero. «All’inizio mi ridevano in faccia», ha sempre raccontato Berry, «ma poi quella roba hanno cominciato a chiedermela!».
Il Dna della canzone proveniva, abbastanza scopertamente, da Ida Red di Bob Wills and His Texas Playboys (registrata nel 1938, anche se l’originale cui Wills si ispirò risale al XIX secolo). Il titolo invece pare lo avesse trovato Leonard Chess (boss della Chess Records) dopo avere rinvenuto una confezione di mascara “Maybellene” abbandonata sul pavimento dello studio. E nonostante sia stato accreditato per anni come coautore del testo, il dj Alan Freed non ha in realtà nessun merito riguardo la canzone, se non l’averla incessantemente programmata in radio.


