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Dal rock on the stage

My Generation

The who

Posizione 11

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29 novembre 2010

Il chitarrista degli Who Pete Townshend ha scritto My Generation, immortale vaffanculo al mondo adulto, nel giorno del suo 20esimo compleanno, il 19 maggio 1965, su un treno che lo portava da Londra a Southampton. La canzone non voleva essere un inno alla ribellione giovanile: era un blues in stile Jimmy Reed che rifletteva le paure di Townshend sui condizionamenti della vita adulta, catturate in particolare nella strofa: “Hope I die before I get old”. «My Generation parlava di come trovare un posto nella società», ha spiegato Townshend a Rolling Stone nel 1987. «Ero davvero perso. La band era giovane. Credevamo che avremmo avuto una carriera molto breve». My Generation è invece diventata per gli Who la chiave di accesso alla leggenda – la loro prima top five hit, e un urlo di battaglia per i giovani ribelli mod – e ha fatto di Townshend un autore tra i più innovativi. La versione registrata il 13 ottobre ’65 è potente come le versioni live dell’epoca: Townshend che apre la canzone con due semplici accordi che quasi anticipavano, di un decennio buono, il punk rock; il bassista John Entwistle che entra con una aggressività tale da costringerlo a cambiare ben tre bassi Danelectro (optando infine per una Fender); Roger Daltrey che urla e mette in scena quel celebre passaggio balbuziente, mentre i cori d’ispirazione r&b di Townshend ed Ent-wistle, e i cambi di chiave verso l’alto, creano un pathos intenso e crescente che culmina con la versione da studio dei famosi, indimenticabili finali live degli Who: ovvero la distruzione degli strumenti e il feedback della chitarra di Townshend che cresce fino a coprire


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