1 dicembre 2010
E' uno dei più indimenticabili riff di apertura di tutta la storia del rock, ormai famoso tra i chitarristi come “l’accordo Hendrix”: una feroce marcia sincopata, segnata dal fuzz della chitarra e costruita attorno un dissonante intervallo di quarta aumentata. Purple Haze – traccia d’apertura nella versione americana del primo album degli Experience, Are You Experienced? – lanciava non una, ma due rivoluzioni: la psichedelia di fine anni ’60 (di cui catturava l’eccitazione emancipatrice, appena in tempo per la Summer of Love) e il genio di Jimi Hendrix. E per la prima volta il bassista degli Experience, Noel Redding, e il batterista Mitch Mitchell potevano dimostrare anche su disco la loro acrobatica chimica da palco, condensandola in una vampata lunga neanche 3 minuti di magia e chitarre stratificate (ad esempio: nell’assolo finale Hendrix faceva echeggiare l’urlo della sua Stratocaster unendolo a un ulteriore riff suonato a velocità doppia e passato attraverso un nuovo effetto armonico, l’Octavia). Composta il 26 dicembre 1966 nel camerino di un club londinese, Purple Haze era anche la perfetta rappresentazione delle brillanti – e spesso contraddittorie – intuizioni lessicali e poetiche di Hendrix. Lui stesso dichiarò, in seguito, di aver scritto il testo (e in particolare il passaggio: “Actin’ funny, but I don’t know why / ‘Scuse me while I kiss the sky”) dopo aver sognato di camminare sott’acqua, e che – a proposito di derive mistiche – la versione finita su disco era in realtà il riassunto di una stesura iniziale assai più lunga, intitolata Purple Haze, Jesus Saves.
Una curiosità: registrato a Londra nel corso di un ciclo di sessioni tra l’11 gennaio e il 7 febbraio 1967, il master di Purple Haze fu spedito alla casa discografica americana insieme a una nota scritta che sottolineava diligentemente come il suono distorto che si sentiva lungo tutta la canzone fosse «deliberatamente voluto”.


