29 novembre 2010
Fu Otis Redding a scrivere respect e a registrarla per la casa disco- grafica Volt nel 1965. Ma fu Aretha Franklin a impossessarsene per sempre grazie alla cover registrata negli studi della Atlantic di New York il 14 febbraio 1967. Respect è stata la sua prima hit e il singolo che l’ha eletta Regina del soul. Nella sua versione, Redding chiedeva rispetto e considerazione. Aretha Franklin invece non chiedeva: il suo era il grido di una donna che vuole porre fine a una vita di sacrifici e soprusi, anche sessuali. Il messaggio, molto chiaro, era: se vuoi rispetto, lo avrai.
«Per Otis, la parola significava soprattutto “stima”», scrive Jerry Wexler, produttore della Franklin, nella sua autobiografia Rhythm and the Blues: A Life in American Music. «Il fervore nella voce di Aretha era invece una rivendicazione anche sessuale. Che cos’altro poteva significare “dammelo”?». Il riferimento è al passaggio che dice “Sock it to me” – salmodiato dalle coriste di Aretha, le sue sorelle Carolyn ed Erna – che letteralmente sta per “dammelo”, con evidente allusione sessuale, ma che può anche significare: “dammi il meglio di te”.
«Quando lo sentii, caddi quasi dalla sedia!», disse Tom Dowd, mitico ingegnere del suono. Mentre per Wexler, la passione che Aretha Franklin riversava nel brano aveva radice nel suo tumultuoso matrimonio dell’epoca. Ma aggiunge: «Aretha non si sarebbe mai identificata nella parte della donna vilipesa... È questo a rendere Respect così vera!».


