29 novembre 2010
Non bastasse la sua apparizione in una delle scene più memorabili del capolavoro di Benigni/Troisi Non ci resta che piangere, questa definitiva ballatona beatlesiana detiene un record mondiale: quello di canzone più “coverizzata” di tutti i tempi. Solo sette anni dopo la sua uscita, già se ne contavano 1.186 versioni (tra gli altri: Frank Sinatra, Otis Redding e Willie Nelson). Ma l’originale – registrata il 14 giugno 1965 negli studi della Emi a Abbey Road, Londra – resta la più bella e la più visionaria: un poema sul tema del rimpianto, orchestrato e cantato con tormentata eleganza. Pur essendo firmata anche da Lennon, Yesterday è in pratica opera solo di Paul McCartney e del produttore George Martin, il cui arrangiamento per quartetto d’archi incapsulò perfettamente la diffusa malinconia del brano e la voce – quasi più un sussurro – di McCartney, lasciata riverberare di nostalgia in quel grande, oscuro spazio vuoto dove avrebbero dovuto esserci la batteria e le chitarre.
McCartney la fece ascoltare per la prima volta a George Martin (con il titolo di lavorazione di Scrambled Eggs!) in una stanza d’albergo a Parigi, poco prima del famoso viaggio dei Beatles in America, ma sarebbe rimasta in un cassetto per ancora un altro anno e mezzo. «In realtà Yesterday ci imbarazzava un po’», ha confessato Paul molti anni dopo, «era troppo poco rock&roll; per ciò che il pubblico si aspettava dai Beatles». Di recente, però, lo stesso McCartney ha dovuto riconoscere che: «quella è forse la più bella canzone che io abbia mai scritto».


