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‘Alice Cooper goes to Hell’, l’intervista di RS
“Ora mi piacerebbe realizzare un vecchio sogno: preparare uno spettacolo per Broadway, qualcosa di innovativo, che possa coinvolgere tutti e cinque i sensi.”
Alice Coope – foto web
di Luca Garrò
Difficile parlare di artisti di un certo calibro senza scadere nelle solite banalità e la carriera di Alice Cooper, iniziata sotto l’ala protettrice di Frank Zappa alla fine degli anni sessanta, è una di quelle che nel tempo si è prestata maggiormente a speculazioni da giornali scandalistici di bassissima caratura. D’altra parte il buon Vincent Furnier ci ha messo del suo, provocando sempre e comunque e mantenendo per decenni uno stile di vita tutt’altro che morigerato. Tuttavia, nonostante il pubblico sia ormai abituato ad ogni tipo di esagerazione, vederlo truccato cantare di uccisioni, follia, necrofilia ed altre allegre nefandezze lascia ancora senza fiato e, se gruppi come New York Dolls, Kiss, Slipknot o Marylin Manson sono ancora tra noi, molto lo devono a questo gracile ometto che, nonostante tutto gli orpelli di cui ama circondarsi, rimane uno degli autori più originali del secolo scorso.
Il tuo è ormai diventato una sorta di Neverending Tour. Hai intenzione di imitare Bob Dylan?
Non scherziamo con i paragoni! La cosa è molto semplice: questo è ciò che vuole la gente e a me piace assecondare i miei fan. Da questo punto di vista sono molto simile ad altri gruppi che hanno superato i trent’anni di attività: Stones, Kiss, Aerosmith. In effetti anche lo stesso Dylan (ride ndr). D’altra parte, non riuscirei a stare a casa a guardare la TV…
Comunque sembra che il tour stia andando alla grande…
E’ fantastico, sold out quasi ovunque, mi sembra incredibile. Lo show è qualcosa che i miei fan non hanno mai visto, curato in ogni dettaglio in modo maniacale oserei dire. D’altra parte che io sia un maniaco è cosa nota.
Abbiamo ancora nelle orecchie le melodie di Welcome 2 My Nightmare, ma già ci chiediamo se stai lavorando a qualcosa di nuovo…
Welcome 2 My Nightmare è stato il naturale epilogo dell’ultima parte della mia carriera, quella in cui ho finito per riscoprire le mie origini. Ora mi piacerebbe realizzare un vecchio sogno: preparare uno spettacolo per Broadway, qualcosa di innovativo, che possa coinvolgere tutti e cinque i sensi.
Sei un grande fan di film horror. Anni fa all’aeroporto di Londra smarristi gran parte della tua collezione. L’hai poi ritrovata?
Sì, fortunatamente! E’ stato un momento terribile, non sai quanto sono legato a quei film! Dario Argento è una delle persone che mi ha più terrorizzato in vita mia. Se penso a Suspiria mi vengono ancora i brividi. So che ha appena girato una nuova versione di Dracula, sono molto curioso.
Anche tu recentemente hai ricoperto il ruolo di un vampiro!
Esatto, nella commedia horror intitolata Suck. Io sono un vampiro e la storia parla di una rock band i cui componenti finiscono, per così dire, per passare tutti dalla mia parte. Mi fanno compagnia anche Iggy Pop e Henry Rollins ed è stato davvero divertentissimo girarlo, soprattutto perché era da un po’ di tempo che non mi trovavo sul set.
Se avessi a disposizione una sola parola per descrivere il tuo mentore Frank Zappa, quale useresti?
Chiedilo a Paul McCartney, Jimmy Page, Mick Jagger, l’unica parola che ti diranno è “genio”. Puro e semplice genio. Uno degli artisti più stimati dai suoi colleghi che abbia mai conosciuto. A livello musicale ho sentito la sua influenza soprattutto nei primi anni della mia carriera, ma ancora oggi il suo anticonformismo rimane una fonte d’ispirazione continua.