Edda, l’insostenibile pesantezza dell’essere

'Mollando i Ritmo Tribale ho buttato la mia carriera nel cesso. Ultimamente ci risentiamo. Forse faremo qualcosa insieme...'

29 marzo 2012

Stefano “Edda” Rampoldi, Foto di Elettra Mallaby

Di Simone Sacco

“Sono preoccupato. Sono molto preoccupato…”. Le prime parole che mi rivolge Stefano “Edda” Rampoldi sono esattamente queste. Inquadriamo la scena: è circa mezzogiorno, c’è un sole accecante e ci troviamo in un cantiere edile sperduto nel quartiere di Lorenteggio. Vale a dire piena Milano-sud invasa da smog, ambulanze e cartelloni stradali reclamizzanti il prossimo Gods of Metal (dove suoneranno – wow! – pure i Manowar…). L’ex voce magnetica dei Ritmo Tribale (ah Kriminale! Ah, Tutti vs. Tutti! Ah, Mantra! Quanta maledetta nostalgia…) è appena sceso da una trentina di metri d’altezza.

Abbondonando temporaneamente il suo lavoro di pontista (o “magut” che dir si voglia, visto che ci troviamo pur sempre nella città di Jannacci e Nanni Svampa…) e sacrificando la sua pausa-pranzo (berrà avidamente giusto un cartone di latte di soia) per dedicarsi all’intervista concordata con Rolling Stone. Ed ecco che, dopo i saluti di rito, la preoccupazione – quella vera – comincia a dipingersi sul suo volto da forty-something, stranamente somigliante a quello dell’ex calciatore Oscar Damiani (l’erre moscia, poi, complica ancora di più le cose).

Il tour di supporto a Odio i Vivi (secondo straziante album del Nostro, recensito su RS da Davide Brace) è partito da qualche giorno e già si avvicina, a grandi falcate, l’ansiogena data milanese. “Il 30 marzo suonerò al circolo Arci Bellezza”, mi spiega lui, “e lì non posso assolutamente fallire. Però questi nuovi pezzi sono così difficili da eseguire…”. Fatti aiutare dalla band, no? “Eh, quelli sì che sono dei turnisti bravissimi. Solo che se vengono dietro a me, fisso che sbagliano pure loro! Dovremmo provare molto di più, ma con questa vita che mi strozza (punta le impalcature alle mie spalle, N.d.R.), mi spieghi come cazzo faccio?”.

Beh, che ci crediate o no, in vent’anni di frequentazione del music-business (e di artisti o presunti tali ne ho intervistati parecchi…), non mi ero mai trovato di fronte a tanta disarmante e sincera mestizia. La stessa che uno come Christian Zingales ha saputo cogliere così bene in un suo bellissimo articolo dedicato allo stesso Edda e uscito recentemente sul mensile Blow Up. Probabilmente, per chi scrive, la summa del Rampoldi-pensiero. Ora però è il mio turno e vi assicuro che dati i trascorsi del personaggio in questione (rocker punk-psichedelico all’epoca dei Ritmo Tribale, neo-Tim Buckley novarese durante la sua fase solista, impacciato ballerino nel clip di Odio i Vivi con special-guest l’ex pornostar Manuela Falorni, meglio conosciuta come la Venere Bianca…) troppi misteri esistenziali si annidano dietro quest’uomo. Misteri dissolti in poche battute da un’umanità genuina e semplicemente disarmante. E figlia di un’esistenza dai contenuti terribilmente hardcore…

Cosa mi rispondi se ti dico che l’ultima volta che ci siamo incontrati era l’estate del 1994 e tu stavi per salire sul palco assieme ai Ritmo Tribale…?

“Beh, ti rispondo che questa è l’ennesima conferma di quanto io abbia miseramente fallito nel corso della vita! (detto così, senza neppure l’ombra di una risatina… N.d.R.) D’altronde, guardami bene: ho quasi cinquant’anni e mi stai intervistando su di una panchina della periferia di Milano! Fossi stato come certi miei colleghi, avrei dovuto accoglierti nella hall di un hotel del centro, magari pure uno di quelli a sei stelle. E invece…”.

Esagerato! Con Semper Biot (2009) e l’ultimo Odio i Vivi sei diventato uno degli artisti più amati del terzo millennio. Per non dire, poi, di tutto il rispetto che ancora si portano dietro i Ritmo Tribale…

“Hai visto? Ho fatto bene a darmi del fallito prima! Voglio dire: se in quel ’95 (l’anno in cui uscì Psycorsonica, ultimo lavoro dei Ritmo Tribale con Edda alla voce, N.d.R.) avessi compreso meglio l’importanza del gruppo, probabilmente non l’avrei mollato gettando così tredici anni di carriera nel cesso… Ma cosa potevo fare? All’epoca mi sentivo un incapace. E tale mi sento pure ora”.

Fallito di qui, incapace di là: sbaglio o soffri di un complesso d’inferiorità?

“Diciamo che da, quando sono nato, combatto quotidianamente con la mia bassissima autostima… Mi fanno ridere quei giornalisti che hanno del timore reverenziale nei miei confronti. Ma mi vedi?! Al massimo sono io che dovrei ringraziare voi! Voi che, dopo tutti questi anni bui, ancora mi venite a cercare…”.

Beh, finché continuerai a incidere dischi violentemente emotivi, avrai sempre dei curiosi di fronte al tuo uscio…

“Pensa invece che io, un album come Semper Biot, neppure volevo farlo. Mi domandavo in continuazione: ci sarà mai qualcuno là fuori interessato a queste canzoni? E se poi stono? Sai, è così difficile lavorare in studio: intendo, cantare con le cuffie in testa e farsi trovare ispirati quando si accende la lucina rossa… Dal vivo è diverso: puoi sempre raccontare le barzellette tra un brano e l’altro! Con Odio i Vivi, invece, è andata decisamente meglio. Non ti sto dicendo che ho riacquistato fiducia in me stesso, ma perlomeno questo è stato un disco che volevo fare fin dal principio. Magari scopiazzando qua e là…”

Scopiazzando?

“Sì. Topazio, ad esempio, l’ho copiata dagli AC/DC, però non mi stare a chiedere quale sia il pezzo originale: non me lo ricordo! E poi, cantandola in italiano, è diventata un’altra cosa… Inoltre c’è un altro brano del CD che è vistosamente ispirato agli Psychedelic Furs. All’inizio volevo anche cantarlo in inglese e farne una cover, ma la cosa non funzionava. Allora l’ho tramutato in un pezzo in italiano trovandoci la quadra. Non parlerei di plagio vero e proprio visto che, durante questo processo, è diventata una cosa mia senza nessun punto di contatto con Richard Butler (il frontman dei Furs, N.d.R.).”

Odio i Vivi ha una copertina, per così dire, carnale ed “esplosiva”…

“Quell’immagine mi è stata ispirata da una rivista a luci rosse. Sai, avevo comprato questo giornaletto porno e in copertina c’erano queste due tettone enormi, fantastiche, struggenti… In pratica, volevo che gli acquirenti maschi si portassero a casa questo mix di bellezza, desiderio e fisicità. E per ottenere tutto ciò mica ci potevo mettere la mia brutta faccia! No, meglio un bel seno dato che la mia fisicità non mi dà granché sicurezza”.

Mettiamo che sia proprio questa insicurezza cronica a fare di Edda un autore vero. E non uno sfigato sanremese qualsiasi…

“Dici? Beh, attorno a me però continuo a vedere della gente che ce l’ha fatta: chi ha sfondato nella musica, chi ha un bel lavoro, chi guadagna bene, chi magari ha fatto pure un figlio… Io, invece, sono sempre alla ricerca di una parola amica per tirare avanti”.

La più bella che hai ricevuto finora?

“Dopo che è uscito Semper Biot, ho risposto a questa telefonata di Alioscia (il leader dei Casino Royale, N.d.R.) che non la smetteva più di farmi i complimenti per il disco… Non potevo crederci! Il suo è stato un gesto spiazzante e bellissimo anche perché, ai tempi dei Ritmo Tribale, non mi aveva mai cagato”.

I Casino Royale ti piacevano negli anni ‘90? Non c’era un po’ di sana rivalità “milanese” tra voi e loro?

“Beh, i Casino Royale il successo l’hanno acchiappato, eccome. I Ritmo Tribale, al contrario, miravano a riempire i palasport come i Litfiba solo che, a fine mese, erano sempre in bolletta! Aspetta, non eravamo avidi: i soldi ci servivano giusto per campare e per far bene il nostro mestiere di musicisti. Solo che non sono mai arrivati e io, a 33 anni compiuti, decisi che ne avevo avuto abbastanza di quella vita…”.

E passasti rapidamente alle droghe pesanti. Quanta solidarietà umana hai ricevuto dagli altri Ritmo Tribale durante quegli anni tremendi?

“Mmh, loro non potevamo darmi solidarietà perché io nel frattempo mi ero come eclissato. Sai, a quei tempi facevo di tutto per non farmi trovare perché mi vergognavo come un ladro della mia condizione di tossicodipendente. Insomma, chi mi ha cercato, non mi ha mai trovato. E chi non mi ha cercato, ha fatto ancora meglio! Comunque il mio matrimonio con i Ritmo Tribale resta tuttora valido”.

Cosa intendi dire?

“Che negli ultimi anni abbiamo ripreso a sentirci. E magari, prima o poi, combineremo di nuovo qualcosa assieme: un disco, dei concerti, non lo so…”.

Non hai paura di passare per patetico tornando a fare quello che combinavi due decadi fa?

“Fino a qualche tempo fa sarei stato d’accordo con te. Ora, però, sono pronto a rivedere la mia posizione”.

Quindi, fammi capire: arriverà prima il terzo album solista di Edda o l’eventuale reunion coi Ritmo Tribale?

“Quanto corri! Al momento la mia testa è così ricolma d’incertezza, però ti posso assicurare che la voglia è tornata. Guarda quel che è successo agli Afterhours: se non molli mai, come hanno fatto Manuel e soci, questo mestiere alla lunga saprà come ripagarti. Diciamo che con Odio i Vivi sto ricominciando a recuperare il tempo perduto”.

E nel frattempo, alla luce del giorno, continui a fare un lavoro duro e sfiancante come quello del pontista…

“Sì, ma poi la sera torno a casa e mi attacco subito al mio amplificatore strimpellando la chitarra. Sai, non riuscirei mai a campare facendo solo il muratore. D’altronde cosa dovrei farci con i soldi che guadagno stando otto-nove ore in cima ai palazzi e rischiando pure la vita? Mi compro del cibo calorico? Vado a trans nel cuore della notte? No, meglio pensare alla musica”.

Alla soglia dei cinquant’anni potresti sempre farti una famiglia…

“Per la carità! A me certi progetti traumatizzano solo a pensarci! Come si sarà intuito, non sono granché bravo a gestire i miei sentimenti. È come con gli amici, no? Io, per esempio, ne ho pochissimi e pure loro, dopo un po’, mi rompono i coglioni”.

Odio i Vivi, il secondo (strepitoso) solo-album di Edda, è uscito lo scorso 28 febbraio su etichetta Niegazowana Records. Con lui, dal vivo, suonano Alessandro “Asso” Stefana (chitarra), Filippo Pedol (basso) e Sebastiano De Gennaro (percussioni). Di seguito le prossime date del tour:

30-03 Arci Bellezza, Milano

05-04 Blah Blah, Torino

06-04 Caracol, Pisa

07-04 Centro Stabile di Cultura, Schio (VI)

27-04 Etnoblog, Trieste

28-04 Bloom, Mezzago (MB)

04-05 Covo Bologna

09-05 Locanda Atlantide, Roma

01-06 Darsena, Castiglione del Lago (PG)

02-06 Oasi San Martino, Acquaviva delle Fonti (BA)

Commenta la notizia

Notizie pi lette

Gallery foto

Gallery video