Esclusiva: gli AC/DC raccontano Live at River Plate

'RS' ha raggiunto Angus Young e Brian Johnson a Londra per sapere se nel backstage dei concerti di vecchiazze come loro circolino soltanto tisane.

9 maggio 2011

Gli AC/DC dal vivo a Udine. Foto Arianna Carotta

A dicembre del 2009, nel corso dell’enorme tour (20 mesi on the road) a supporto dell’ultimo disco Black Ice, gli AC/DC sono tornati in Argentina per la prima volta in 13 anni, suonando per tre sere di fila nello stadio di Buenos Aires per più di 200000 fan. Il loro ultimo film/concerto AC/DC: Live at the River Plate (in uscita il 10 maggio in DVD e Blu-ray) documenta infatti questi tre epici show.

Rolling Stone ha raggiunto il cantante Brian Johnson e il chitarrista Angus Young – in giro per Londra poco prima della premiere – per parlare del film, dei pericoli dell’essere in tour negli anni sessanta, fra stripper e e the alle erbe.

Impegnate sempre le stesse energie fisiche di una volta sul palco?

BJ:”Vedrai come diamo davvero tutto in Argentina. Anche se sei stanco e arrivi di tutto sul palco, quando sali qualcosa succede sempre. La mia regola è che se non hai sudato quando scendi dal palco, significa che qualcosa non è andato a dovere. La parte peggiore è quando Angus deve fare qualcosa e io aspetto in piedi, e l’aria fredda finisce sul sudore, mi vengono i brividi… ma bisogna sempre ricordarsi che questa sarà l’ultima volta che i fan ti vedono fino al concerto dopo. Deve essere bello”.

AY: “I fan vogliono vedere se sei ancora in grado di stare sul palco. Non vogliono ammettere che “questi qua una volta erano bravi”.

Andare in tour vi emoziona ancora, dopo decenni di date?

BJ: “Se qualcuno può uscire dal palco di concerti come questi e dire che non sono stati eccitanti, io credo che menta. E’ giusto dire che è una cosa che non invecchia mai. E questo è tutto documentato nel DVD. Pensa che prima dei concerti non beviamo mai perché tutto deve essere perfetto. I fan sono sempre più pazzi, ed è lo stesso ovunque andiamo. In Finlandia erano le nove, anzi le dieci di sera e c’era ancora luce, a loro non importava. E non gliene frega una cazzo se usciamo a mezzanotte e il sole è ancora nel cielo”.

Dimmi qualcosa della dissolutazza che avete vissuto durante la vita on the road.

AY: “Beh, quando sei giovane vuoi fare nuove avventure, ma sono le persone che ti circondano che ti spingono all’estremo. In Australia all’inizio della carriera abbiamo incontrato delle ragazze che erano completamente in questo mood. Mi ricordo una di loro vestita con l’uniforme scolastica per via del mio outfit da studente [YOung veste una versione della sua uniforme scolastica da decenni]. In realtà era una spogliarellista e aveva una di quelle bambole gonfiabili con cui di solito faceva il suo show. Fece il suo spettacolo…”.

BJ: “Perverso”.

Quando le band invecchiano, si dice che nel backstage sia tutto un via vai di tisane. E’ quello che è successo a voi in Argentina?

BJ: “Cazzo di tisane! Diciamo che non ce n’erano quella volta”.

AY: “Nessuno ci crederebbe se lo dicessi”.

Quando pensate di ritirarvi e dedicarvi a spendere i vostri milioni?

AY: “Prova a pensare al giorno più lontano possibile, ecco, ci sarai abbastanza vicino. Fortunatamente ad altre persone piacciamo ancora”.

BJ: “Quando la bestia non avrà più bisogno di cibo”.

RAVI SOMAIYA

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