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Eva (Prozac +): c’è vita dopo la ‘Colla!

“Cantare dal vivo 'Acida'? Neanche per sogno: questa è tutta un'altra storia”

2 maggio 2012

Eva Poles, Foto Maurizio Camagna

Di Simone Sacco

A guardare da vicino gli occhioni chiari e lucenti di Eva Poles, l’ex cantante isterica e finta-borderline dei Prozac +, uno pensa di avere appena incontrato la sorella gemella di PJ Harvey. E non stiamo esagerando come al solito. Il taglio dei capelli neri corvini, infatti, è lo stesso della famosa copertina di Stories From The City, Story From The Sea (indimenticabile album datato 2000 della stessa Harvey) mentre il sorriso – se permettete – è ancora meglio di quello della cantautrice originaria del Somerset.
La musica di Eva, però, viaggia decisamente su tutt’altre coordinate e nessun ‘Let Italy Shake’ ci aspetta all’orizzonte. Lasciato alle spalle il bubble-punk degli autori di Testa Plastica e Acidoacida (175mila copie vendute durante la golden age della discografia tricolore…), la Poles si ripresenta a noi dopo una pausa oltremodo sostanziosa e con un album, Duramadre, smaccatamente più pop. E ricco di vocalismi più vicini a – tanto per dirne una… – Rachele dei Baustelle piuttosto che ad una Donatella Rettore sotto adrenalina.
Un CD onesto, quello della cantante di Pordenone, curato e rifinito nei minimi dettagli assieme a Max Zanotti, ex Deasonika. E un “labour of love” che ci ha dato modo di parlare una mezz’ora abbondante con la sua autrice. Tant’è che, fedeli all’ottica rollingstoniana in cui le migliori lingue restano sempre quelle depilate, non abbiamo perso l’occasione di stuzzicarla su di un passato forse troppo ingombrante e di un presente ancora da definire compiutamente. Ma pur sempre gioioso, rilassato e senza tutta la pesantezza lirica del canzoniere “prozachiano”…

Ai tempi dei Prozac + andaste in classifica e vendeste tonnellate di dischi trattando temi pesantissimi tipo l’assuefazione da droghe, il nichilismo, l’anoressia, la malattia mentale, ecc. Un caso più unico che raro in Italia…
“Già. All’epoca non mi rendevo nemmeno bene conto di cosa Gian Maria (Accusani, il chitarrista dei Prozac + ed ex fidanzato della Poles, N.d.R.) mi facesse cantare, ma poi – col tempo – mi sono accorta di quanto eravamo dannatamente espliciti. Certo, non avessimo avuto melodie così leggere, probabilmente simili messaggi non sarebbero mai passati in radio…”.

Cosa si prova a riaffrontare la stampa quattordici anni dopo il grande successo nazional-popolare di Acidoacida? All’epoca piacevate pure ai bambini di cinque anni e alle loro nonne…
“È una situazione sostanzialmente diversa: ora, ad esempio, la responsabilità è tutta nelle mie mani, ma di positivo c’è che non devo mediare con nessun altro. Certo, rimettersi in gioco è pericoloso, ci sarà sempre chi ti dirà: ‘Ma chi te l’ha fatto fare!’ (ride, N.d.R.). Ma fa parte del gioco, non mi crea problemi…”.

Cos’hai combinato dal riposo forzato dei Prozac + (il vostro ultimo album in studio risale al 2004) a questo tuo progetto solista?
“Ho ripreso in mano le coordinate della mia vita. Prima, col gruppo in auge, era tutto un provare, viaggiare per concerti e suonare sera dopo sera. Pensa che a quei tempi me ne lamentavo pure… ‘Ma come? – mi domandavo – La band va alla grande, tutti ci vogliono e io non posso nemmeno spendere i soldi che sto guadagnando?’. Quindi, una volta congelati i Prozac +, sono ripartita da dove mi ero fermata: mi sono re-iscritta all’Università, ho insegnato, ho fatto la DJ… e mi sono anche riscoperta secchiona! La mia media agli esami? 28 secco! (ride, N.d.R.)”.

La cover di Duramadre, Foto Stampa

”Congelati”, dici tu. Quindi è vero che i Prozac + non si sono mai sciolti definitivamente…
“No, dopo la pubblicazione di Gioia Nera ci siamo levati dalle scatole perché sentivamo che non era più periodo per noi… La discografia cominciava a perdere colpi e la band era un po’ scarica di idee. Dal momento che abbiamo sempre avuto molto rispetto per i Prozac +, abbiamo preferito non infangare una bella storia che durava già da un pezzo e concederci un lungo periodo di riflessione”.

È stata dura precipitare nell’anonimato dopo tante piazze piene e concerti regolarmente sold-out?
“Mmh, diciamo che io non ho mai avuto quest’atteggiamento da rockstar in cerca del consenso del pubblico. Di quella che sogna i fan fuori dal camerino in attesa dell’autografo…”.

La band, però, era formata da tre persone: te, lo stesso Accusani e Elisabetta Imelio…
“Ehm, io preferisco parlare per me… (ridacchia, N.d.R.) Allo stesso tempo, però, sarei una vera ipocrita se ti dicessi che il successo di Acidoacida non mi è piaciuto. Credo sia normale nell’essere umano cercare l’adulazione esterna, no? Solo che la cosa che mi è mancata di più in tutti questi anni non è stato l’affetto viscerale del pubblico…”.

Che cosa allora?
“Ho sofferto l’assenza del giudizio esterno, il non sapere cosa gli altri pensavano della mia musica… Tu, ad esempio, cos’hai da dirmi riguardo a un disco come Duramadre?”.

Beh, penso che riprenda un discorso interrotto dagli stessi Prozac + ai tempi di Gioia Nera, quando vi eravate sposati su sonorità meno punk e più dark-pop. E poi, obbiettivamente, questo è un album cantato meglio…

“Sì, hai ragione. La voce nei Prozac + era solamente uno strumento: c’era già la chitarra distorta e quindi io non potevo far altro che urlarci sopra con quel timbro che mi ha reso famosa. Tutto qui. In Duramadre, invece, mi sono concessa una marea di cori, contro-cori, vibrati, armonizzazioni, ecc. Insomma, me la sono proprio goduta!”.

Credi che i Prozac + torneranno mai assieme?
“Probabilmente sì. Sai, i gruppi sono un po’ come le storie d’amore: ci si vuole bene, ci si detesta, ci si tira i piatti dietro, ma poi, alla fine, si torna sempre assieme! Appena sarà il momento giusto, faremo un altro disco assieme. Tanto, ora come ora, non abbiamo un contratto e non ci corre dietro nessuno…”.

Tu stessa, tra l’altro, da vera precaria del rock non possiedi un contratto regolare. Duramadre, infatti, esce come una tua auto-produzione che hai concesso in licenza alla Halidon…

“Esatto. A dire il vero sono anche andata a girarmi le mie belle sette etichette – tra major e indipendenti – ma non è che abbia respirato una così bella aria di rinnovamento… Questi direttori artistici stanno tutti a pretendere, ma in cambio ormai cosa ti danno? Poco e nulla. E poi le grandi case discografiche hanno delle tempistiche bibliche prima di concederti una risposta definitiva. E io, onestamente, non avevo tutto questo tempo da perdere…”.

Anche perché avrai dovuto fissare le date per i tuoi nuovi concerti da solista, no? A proposito, come mai non hai ancora comunicato le date?

“Perché, assieme alla mia agenzia (la Virus Concerti, N.d.R.) abbiamo deciso, come prima cosa, di far mettere le radici a Duramadre. Radici solide, sia ben chiaro. Perciò, fino ai primi di giugno, mi dedicherò esclusivamente alla promozione del CD e poi andrò in tour direttamente quest’estate. Tanto le richieste non mi mancano, c’è parecchia curiosità attorno a questo show e non mi andava di bruciare le tappe rischiando di fare qualche solenne cazzata…”.

Suonerai un classicone come Acida durante i tuoi prossimi live?
“Assolutamente no!”.

Strano, avevo letto su un altro sito nostro concorrente che l’avresti cantata…
“Quel sito ha preso una bufala clamorosa! Alla giornalista di turno avevo detto che Acida l’avrei cantata solo in occasione delle mie partecipazioni al progetto Rezophonic del mio amico Mario Riso. Evidentemente non mi sarò spiegata bene… Per quanto riguarda i miei concerti, invece, mi concentrerò sulle canzoni di Duramadre più qualche cover particolare, tipo Rain dei miei amatissimi Cult”.

Ultima domanda, Eva: ma la vita coi Prozac + – quando cantavate roba tipo Pastiglie, Colla o Betty Tossica – era davvero così, ehm, sfacciatamente rock’n'roll?
“Parli delle droghe? No, quelle non le abbiamo (quasi) mai prese… Io al massimo mi concedevo un’aranciata e di norma andavo a letto presto”.

Qui mi crolla un mito, però…

“Cosa vuoi farci? Dopo i live ero così stanca che mi pigliava un sonno bestiale! Eh eh eh…”.

Duramadre, il disco d’esordio di Eva, è in distribuzione dallo scorso 30 aprile tramite Halidon. Per saperne di più sulle future date dell’ex (?) Prozac + consultate il suo sito ufficiale.

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